Recensione . Il peso della farfalla

Sinossi ufficiale

Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. E novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine. Dalla valle sale l’odore dell’uomo, dell’assassino di sua madre. Anche l’uomo, quell’uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell’uomo porta, impropriamente, il nome di “re dei camosci” – per quanti ne aveva uccisi. Ha una Trecento magnum e una pallottola da undici grammi: non lasciava mai la bestia ferita, l’abbatteva con un solo colpo. Erri De Luca spia l’imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l’immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l’attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini. “In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove,” dice De Luca. E qui si racconta, per l’appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale.

Recensione

Questo libro è di una poeticità e di una forza straordinarie.

In pochissime pagine l’autore è riuscito a farci provare le paure del re dei camosci che si sta avviando alla fine della sua vita, le vicissitudini che l’hanno portato a crescere da solo, con la sorella, senza la madre, poi ad affrontare il branco e a diventarne il capo, facendo sentire la sua presenza in modo chiaro ma discreto, come fosse un occhio che dall’alto vigila, non visto, sui camosci .

In parallelo vediamo svolgersi anche gli ultimi giorni dei bracconiere, anche lui arrivato alla fine della sua vita, trascorsa in solitaria sui monti a caccia di prede sempre più ambite, tra cui il re dei camosci, l’ultima sfida, la più eccitante . Con un linguaggio netto, evocativo e rapido, lo scrittore elabora delle frasi brevi fatte di poche parole, quelle strettamente necessarie a descrivere il protagonista buon rare le sue azioni.

Con pochi tratti De Luca ritrae un camoscio diverso degli altri, cresciuto orfano, senza regole, audace, un re assoluto, che regna a lungo finché sente avvicinarsi piano piano la fine, il declino, il momento in cui un suo figlio lo sfiderà e lo batterà. Contemporaneamente la vita del cacciatore segue lo stesso percorso di declino e ciò che incuriosisce è il fatto che sia l’animale sia il cacciatore sono chiamati re dei camosci. Ma questo non è l’unico legame tra i due esseri viventi, ad esempio la farfalla che si è posata sul corno dell’animale dopo il duello che lo ha reso re del branco, si è posata anche sul fucile del cacciatore nel momento in cui ha preso la mira per uccidere la bestia.

È un Racconto struggente e malinconico, di due vite unite dal destino, due esseri viventi in un mondo in cui non si riesce a scorgere la presenza di un creatore, di un capomastro, come lo chiama il cacciatore.

Un libro che ci dà la misura della grandezza dello stile di De Luca, uno scrittore secondo me sottovalutato, non apprezzato pienamente per la sua capacità di trasportare sulle pagine emozioni e stati d’animo universali e profondi.

L’autore

Diciottenne, vive in prima persona la stagione del ’68 ed entra nel gruppo extraparlamentare Lotta Continua. Poi sceglie di esercitare diversi mestieri manuali in Africa, Francia, Italia: camionista, operaio, muratore. Studia da autodidatta l’ebraico e traduce alcuni libri della Bibbia. È opinionista de «il Manifesto».
Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui(1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia(1997), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003),Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino, 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre(2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino, 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012), La doppia vita dei numeri (2012), Ti sembra il caso? Schermaglia fra un narratore e un biologo (con Paolo Sassone-Corsi 2013) e Storia di Irene (2013).
Per i Classici Feltrinelli ha curato Esodo/Nomi(1994), Giona/Iona (1995), Kohèlet/Ecclesiaste(1996), Libro di Rut (1999), Vita di Sansone (2002), Vita di Noè/Nòah (2004) e L’ospite di pietra di Puskin (2005). Nel 2015, in seguito al processo che si è discusso il 28 gennaio per reato d’opinione, De Luca pubblica, sempre con Feltrinelli, il pamphlet La parola contraria. Tra gli ultimi libri pubblicati con Feltrinelli: La faccia delle nuvole(2016), La natura esposta (2016), Il giro dell’oca(2018) e Impossibile (2019). Per Feltrinelli Comics ha pubblicato L’ora X. Una soria di Lotta Continua(2019; con Cosimo Damiano Damato e Paolo Castaldi).

Estratti

L’uomo sapeva prevedere, incrociare il futuro combinando i sensi con le ipotesi, il gioco preferito. Ma del presente l’uomo non capisce niente. Il presente era il re sopra di lui

Aveva visto i camosci saltare i precipizi in piena corsa, uno dietro l’altro eseguendo l’identica sequenza di passi nello slancio da una sponda all’altra. Il loro salto era un rammendo tra due bordi, un punto di sutura sopra il vuoto. C’entrava l’invidia per la superiorità della bestia, da cacciatore ammetteva la bassezza che inventa l’espediente, l’agguato da lontano. Senza certezza di inferiorità manca la spinta a mettersi all’altezza. Diverso è il pescatore, che non invidia nessuna abilità del pesce, vuole invece sconfiggerle. È predatore che cattura in massa, non insegue un esemplare solo, tranne Achab in Moby Dick. Né carica la bestia sulle spalle. Il pescatore è opposto.

Il re dei camosci seppe improvvisamente che era quello il giorno. Le bestie stanno nel presente come vino in bottiglia, pronto a uscire. Le bestie sanno il tempo in tempo, quando serve saperlo. Pensarci prima è rovina di uomini e non prepara alla prontezza.

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