Recensione. Neve

Maxence Fermine

Bompiani editore

Pagine 112

Prezzo 12,00 €

Sinossi ufficiale

Giappone, fine Ottocento; Yuko, diciassettenne ribelle, lascia la famiglia per diventare poeta. Ma la sua poesia, dedicata interamente alla neve, è troppo bianca, e per imparare a darle colore Yuko deve seguire gli insegnamenti del vecchio poeta Saseki, un maestro di haiku che abita dall’altra parte del paese. Una volta raggiuntolo, Yuko deve svelare il mistero di una funambola morta tra le montagne.

Recensione

Il testo è molto breve ma di una potenza straordinaria soprattutto grazie agli haiku che aprono i brevi capitoli e alle pause, agli spazi bianchi nelle pagine.

Siamo trascinati con Yuko nel suo viaggio faticoso verso il suo futuro, un viaggio materiale ma soprattutto spirituale, un percorso che lo cambierà profondamente.

La narrazione procede leggera proprio come un fiocco di neve, ma non vorrei svelare troppo sul significato del titolo. La prosa di Fermine asseconda lo svolgimento della storia, lenta e paziente, abilmente modulata su toni fiabeschi e malinconici

È un romanzo di formazione che parla di amore, emozioni e anche di morte.


È una lettura che in questi giorni di dolore e smarrimento scalda il cuore.

L’autore

Maxence Fermine è nato ad Albertville, ha trascorso parte della sua infanzia a Grenoble e attualmente vive in Alta Savoia. Ha pubblicato Neve (Bompiani, 1999), che ha già raggiunto ventisei edizioni, Il violino nero (Bompiani, 2001), L’apicoltore (Bompiani, 2002), che ha ricevuto il Premio Murat “Un romanzo francese per l’Italia”, La trilogia dei colori (Bompiani, 2003), cofanetto che raccoglie i tre volumi precedenti, Opium(Bompiani, 2003), Billard Blues (Bompiani, 2004), Amazone e la leggenda del pianoforte bianco(Bompiani, 2005) e Tango Masai. l’ultimo sultano(Bompiani, 2006), Il labirinto del tempo (Bompiani, 2008).

Estratti

La neve possiede cinque caratteristiche principali. E’ bianca. Congela la natura e la protegge. Si trasforma continuamente. E’ sdrucciolevole. Si muta in acqua.

Il poeta, il vero poeta, possiede l’arte del funambolo. Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un’opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere è avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro. Il difficile non è elevarsi dal suolo e mantenersi in equilibrio sul filo del linguaggio, aiutato dal bilanciere della penna. Non è neppure andar dritto su una linea continua e talvolta interrotta da vertigini effimere quanto la cascata di una virgola o l’ostacolo di un punto. No, il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all’altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell’immaginazione. In verità, il difficile è diventare funambolo della parola.

No, il difficile, per il poeta, è rimanere costantemente su quel filo che è la scrittura, vivere ogni ora della vita all’altezza del proprio sogno, non scendere mai, neppure per qualche istante, dalla corda dell’immaginazione. In verità, il difficile è diventare funambolo della parola

Ci sono due specie di persone. Ci sono quelli che vivono, giocano e muoiono. E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita. Ci sono gli attori. E ci sono i funamboli

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