Recensione. Le braci

Sandor Marai

Adelphi

Pagine 181

Prezzo 11,00 €

Sinossi ufficiale

Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: “una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione”. Tutto converge verso un “duello senza spade” ma ben più crudele. Tra loro, nell’ombra il fantasma di una donna.

Recensione

Quanta pazienza e forza d’animo serve per aspettare 41 anni per poter avere un chiarimento? Durante tutto questo tempo come può lacerarsi e tormentarsi l’animo di un uomo? Si può convivere per così tanti anni con delle domande così devastanti?

Queste sono le domande che la lettura del libro mi ha suscitato.

Márai è un abilissimo incantatore, che a piegare il suono delle parole più semplici e quotidiane alla sua volontà, dando vita ad un racconto serrato ed emozionante, un lungo monologo che Henrik, il vecchio generale, pronuncia durante questa resa dei conti con il suo amico di un tempo, il quale si limita a poche e brevi frasi per altro niente affatto risolutorie.

Tutto contribuisce a fare di questo libro una lettura eccezionale.

Innanzi tutto vorrei partire dalla meravigliosa cornice, dal castello in cui avviene l’incontro, con alcune stanze chiuse per anni, su cui grava il mistero della rottura fra i due amici e il peso di silenzi e bugie.

Poi c’è la straordinaria figura di Nini, la balia amica, che silenziosa e devota accompagna il generale nella sua lunga esistenza e lo aiuta a portare il peso e il dolore di vivere.

Infine c’è la ricostruzione del passato dei due amici, soprattutto l’infanzia del generale con la doppia eredità venuta dalla madre francese e dal padre ungherese.

Ciò che ha diviso Henrik e Konrad si intuisce tra i silenzi, gli sguardi, qualche accenno lasciato qua e là che si concretizza nelle ultime pagine del libro e diventa certezza.

Un’amicizia forgiata dalla vicinanza spaziale ma spezzata dalla profonda differenza di sensibilità, un tappeto fatto di rispetto e ammirazione all’inizio, poi gelosia e sospetto.

Un Duello fatto di parole che scavano nell’anima, che creano barriere, che separano, allontanano, raffreddano i legami, distruggono sentimenti. Un’attesa infinita che ha dato modo ai due sfidanti di soppesare i pro e i contro del loro rapporto, di valutare assenze e fughe, lontananza e passato, fino ad affrontarsi senza più remore e freni, almeno da parte di Henrik, mentre Konrad è più reticente e di pochissime parole.

Libro da leggere assolutamente, che incanta con la sua prosa calma e misurata, con uno stile ricco e sontuoso, una costruzione dei periodi ampia e articolata, che avvolge il lettore in un caldo abbraccio confortante e rilassante.

Estratti

“L’attimo in cui l’uomo è più colpevole non è necessariamente quello in cui solleva l’arma per uccidere qualcuno. La colpa viene prima, la colpa è nell’intenzione.”

Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza.

Perché conta anche l’istante – il tempo determina le cose a suo capriccio, e ad esso noi dobbiamo adeguare le nostre azioni. A volte il tempo ci offre una possibilità, legata appunto a un istante preciso, ma se ce lo lasciamo sfuggire non possiamo fare più nulla.

L’autore

Libri di Sándor Márai

Scrittore, poeta e giornalista ungherese. Nato nell’odierna Kosice, in Slovacchia (allora parte dell’Impero austro-ungarico), divenne collaboratore della «Frankfurter Zeitung». Nel 1928 si trasferì a Budapest dove, nel corso del ventennio successivo, pubblicò numerosi romanzi in lingua ungherese (I ribelli, 1930; Le confessioni di un borghese, 1934; Divorzio a Buda, 1935; L’eredità di Eszter, 1939; La recita di Bolzano,1940; Le braci, 1942) che si soffermano, con prosa musicale, a indagare le pieghe più intime di personaggi che incarnano il malinconico disfacimento della mitteleuropa. Benché premiate dal successo, le sue opere vennero bollate come «realismo borghese» dall’intellighenzia del nuovo regime comunista: nel ’48 Márai fu costretto a lasciare l’Ungheria per stabilirsi – dopo brevi soggiorni in Svizzera e in Italia – negli Stati Uniti. D’indole schiva e solitaria, continuò a scrivere nella sua lingua madre circondato dall’indifferenza, sempre più emarginato.
Una serie di drammi condusse lo scrittore sulla via dell’isolamento. La morte per cancro della moglie e il successivo decesso del figlio segnarono la caduta in un profondo stato di depressione. Màrai si tolse la vita con un colpo di rivoltella, le sue ceneri furono disperse nel Pacifico.
La sua produzione, a lungo ignorata o negletta, a partire dalla prima metà degli anni ’90 ha conosciuto uno straordinario successo, prima in Francia e poi nel resto dell’Europa.

tra le fonti: Enciclopedia della Letteratura Garzanti 2007

10 pensieri riguardo “Recensione. Le braci

  1. Questo libro mi ispira tantissimo, è da quando ho creato la pagina su Instagram che lo vedo. Ad aumentare la mia curiosità c’è anche la bellissima copertina! So che non si dovrebbe fare, ma io mi faccio trasportare molto dalla bellezza esteriore di un volume!

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