“Ogni lettore, quando legge, legge se stesso” (Marcel Proust)

Leggere è una delle esperienze migliori che un essere umano possa fare.

Non che t’aspetti qualcosa di particolare da questo libro in particolare. Sei uno che per principio non s’aspetta più niente da niente. Ci sono tanti, più giovani di te o meno giovani, che vivono in attesa d’esperienze straordinarie; dai libri, dalle persone, dai viaggi, dagli avvenimenti, da quello che il domani tiene in serbo. Tu no. Tu sai che il meglio che ci si può aspettare è di evitare il peggio. Questa è la conclusione a cui sei arrivato, nella vita personale come nelle questioni generali e addirittura mondiali. E coi libri? Ecco, proprio perché lo hai escluso in ogni altro campo, credi che sia giusto concederti ancora questo piacere giovanile dell’aspettativa in un settore ben circoscritto come quello dei libri, dove può andarti male o andarti bene, ma il rischio della delusione non è grave.

Non ci sono parole migliori di quelle che Calvino scrive in Se una notte d’inverno un viaggiatore per rendere l’idea del rapporto che si instaura tra il lettore e un libro. Spesso la vita ci delude, promette gioie inaudite, felicità immense e poi ci getta nello sconforto più disperato. Allora come meccanismo di autodifesa scatta la riduzione delle aspettative: scegliamo di non aspettarci troppo dalle persone per non rimanerne feriti. Dai libri però ci attendiamo ancora molto, che ci diamo un guizzo, un brivido, una scossa, che ci portino in mondi lontani e a conoscere personaggi straordinari, emozioni devastanti, azioni esaltanti. Almeno possiamo augurarci di trovare questo tra le pagine di un libro.

Un libro non ti tradisce mai, ti ascolta e si fa ascoltare, custodisce i tuoi pensieri e te ne mostra altri, gli apri il tuo cuore e ti svela quello dei suoi personaggi. È un amico, un confidente, un conforto, un appoggio.

L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo.

Come scrive Pennac, il bisogno di scrivere è innato nell’essere umano, è qualcosa che sente di dover fare per lasciare una traccia di se’, un ricordo che indichi il suo passaggio su questa terra, una mano che tende ai suoi simili per creare un legame con loro. All’istinto di scrivere si unisce quello di leggere che è una necessità individuare, da espletate in solitudine, meditando sulle parole che ci scorrono sotto gli occhi, sottolineando frasi e passaggi importanti, memorizzando concetti e definizioni.

Ognuno legge interpretando a modo suo quello che l’autore ha concepito, vi ritrova se stesso, le sue paure e le sue gioie, i suoi sensi di colpa e i suoi trionfi, i suoi mostri e la sua serenità.

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