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Sinossi ufficiale

Nel mio lavoro, quando qua e là si formano i primi segni di una storia, o quando in lontananza vedo spuntare da dietro una collina di prosa l’accenno a una storia, gli sparo addosso». Così dichiarava Thomas Bernhard nel 1970, un anno prima di dare alle stampe questo trittico, dove l’alta montagna che «regna sovrana come natura assoluta» e le valli del Tirolo popolate da «pazzi che a migliaia vanno in giro con la loro pazzia» prestano cupi bagliori a una scrittura che, se a tratti si permette un’inconsueta indulgenza nei confronti dell’intreccio, subito la contraddice o la trascende. Dall’insanabile incomprensione che oppone Midland, villeggiante inglese, agli abitanti di Stilfs, immersi in un «inferno di solitudine» e certi non già di vivere «nel luogo più ideale» ma di scontare una «immane punizione», all’irresistibile, lacerante dialogo tra un avvocato di Innsbruck, Enderer, e un cliente che ha il torto di portare un mantello di Loden identico a quello di uno zio morto suicida, sino all’ascensione sul massiccio dell’odiato Ortles di due fratelli, un acrobata e uno scienziato, che hanno trasformato solitudine e paura nella ricerca della perfezione assoluta – «perfezionarsi della disperazione» –, il lettore troverà in queste pagine un esempio della migliore prosa di Bernhard – un condensato di sinistra comicità.

Un gruppo di singolari ed esperti alpinisti, certi dell’esistenza, in qualche parte del globo, di una montagna la cui vetta è più alta di tutte le vette, decide un giorno di partire per tentare di scoprirla e darne la scalata. Dopo una navigazione «non euclidea», a bordo di un’imbarcazione chiamata l’Impossibile, gli esploratori approdano nell’isola-continente del Monte Analogo, dove trovano una popolazione che discende da uomini di tutti i tempi e che vive soltanto nella speranza di scalare la vetta. Dopo un breve soggiorno nel villaggio di Porto-delle-Scimmie, il gruppo dei nostri alpinisti intraprende l’ascensione e arriva al primo campo base. Qui il racconto s’interrompe. Siamo soltanto all’inizio di un viaggio – forse continuamente all’inizio – quando la morte coglie Daumal, impedendogli di scrivere il seguito della scalata al monte simbolico che unisce Cielo e Terra.
Sotto le parvenze di un romanzo d’avventure, o di un racconto fantastico, Il Monte Analogo ci offre un itinerario minuzioso, lentamente maturato nelle esperienze dell’autore, verso un centro, sentito come liberazione della persona da ogni suo limite. Con la leggerezza propria del saggio, facendo uso di storie, canzoni, deduzioni, miti e dimostrazioni, Daumal trasporta il lettore nel regno dell’analogia, dove niente è vero ma tutto è veridico, attraverso un metodo che fa cadere i nostri schemi difensivi e ci porta a contemplare con occhi nuovi il nostro paesaggio interiore. Questa nuova edizione è arricchita da una raccolta di testi dello stesso Daumal, i quali, oltre a documentare lo sviluppo del libro negli anni della sua stesura, forniscono preziose indicazioni su come il racconto avrebbe dovuto proseguire.

Il segreto di questo racconto rimasto quasi segreto dev’essere lo stesso che protegge certi luoghi, o certi piaceri: chi li scopre ne è geloso, e preferisce tenerli per sé. Di sicuro, se Stevenson riesce sempre a ridurre al minimo la distanza fra la felicità della scrittura e quella della lettura, in queste pagine compie un piccolo e rarissimo miracolo: la abolisce.

Nell’ottobre del 1935 Flaiano, sottotenente del Genio, parte per la campagna d’Etiopia: un’esperienza traumatica e insieme illuminante («La nostra funzione era soltanto una bassa funzione di prestigio colonialistico, ormai in ritardo» dichiarerà), che si riverbera in questo diario, tenuto fra il novembre 1935 e il maggio 1936. Il taccuino etiope si rivelerà una preziosa cava di prestito dieci anni più tardi, quando su sollecitazione di Leo Longanesi avvierà la stesura del romanzo Tempo di uccidere (premio Strega nel 1947). Le opere di Ennio Flaiano (1910-1972) sono in corso di pubblicazione presso Adelphi; il titolo più recente è L’occhiale indiscreto (2019), ed è imminente l’uscita di Tempo di uccidere.

La nobile lotta tra due campioni – e tra due volti immutabili del nostro paese.

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