Recensione. Di pancia e di testa

Sinossi ufficiale

Gemma trascorre la vita sballottata tra una madre caparbia, silenziosa e razionale e un padre imperativo, impulsivo e passionale. La sua storia si snoda così, accontentando ora un istinto coraggioso e anticonformista, ora una testa disciplinata e rigorosa. Quando poi, compiuto il grosso del cammino, si ritrova da sola, con due figli adolescenti, un bel po’ di ferite e più nessuno a limitare il suo mondo emotivo, in lei affiora un sentire più indomito, autentico e ancora dannatamente vivo. Tra nuove consapevolezze e un pizzico di ironia si alternano lavoro, figli e amori in una storia di eros, thanatos e spiritualità dove affidarsi al destino, incentivandolo anche un po’, è la chiave per danzare con la vita.

Recensione

[…] la vita è un meraviglioso viaggio e scoprirsi, trovarsi e riconoscersi è la più emozionante delle avventure.

Ed è così che Gemma vive la sua vita, con forza e determinazione, senza aver paura della solitudine, perché chi ha superato tanti ostacoli non ha più timore di nulla

Più passano gli anni e più le accade di sentirsi un fuoco dentro che brucia, un’eterna adolescente preda di istinti e pulsioni, non si è pacificata, non ha trovato quell’equilibrio che in genere l’età porta con se’, si sente più libera e più viva.

Gemma è una donna divisa tra pancia e testa, che erano state sempre nemiche, l’una impulsiva e anticonformista, l’altra severa e cauta, la prima impulsiva e volubile, la seconda ligia alle regole. Spesso in lotta tra loro, nella maggior parte dei casi è stata la testa ad avere la meglio.

È stata una lettura molto emozionante, un libro in cui mi sono ritrovata molto, perché parla a me e di me. Mi sono rivista in questa donna divisa a metà che finisce per prediligere la testa e tralasciare il cuore, che si sente ancora una ragazzina alla sua età.

Una bella prova letteraria!

Estratti

“Tu sei una donna forte!”. Aveva sempre odiato quelle parole. Un rimando che le era tornato moltissime volte nel corso della vita e che quasi sempre le aveva suscitato un sentimento di drammatica incomunicabilità mista a un senso di indignata ribellione. Come in quei sogni in cui vedeva se stessa gridare aiuto e, al di là del vetro, non solo nessuno la sentiva ma, anzi, i passanti le sorridevano facendole un cenno di compiacente ammirazione per poi proseguire belli tranquilli per la loro strada. Ma come fate a non capire, stonati!, pensava Gemma nel sogno con una rabbia che le ribolliva dentro lenta, calda e fumante come il caffè che al mattino sale nella moka. Quell’aggettivo alle sue orecchie così maschile, così duro e marziale, davvero non trovava assonanza con la fin troppo viva sensibilità e con quella buona dose di vulnerabilità che avvertiva pericolosamente esposta e che le muoveva dentro onde emozionali di difficilissima gestione.

La vita è calore e movimento, sempre. Perciò quando i problemi imperversano, alt! Fermati e torna al tuo centro. Lì dove ci sei solo tu e dove tutto esiste solo nel presente. Respira. Contatta con le mani la pancia. Sentila. Percepisci quell’onda. Continua a respirarci dentro. Contatta senza argini il cuore. Respira ancora. Se li avverti vivi e capaci di farsi attraversare dall’emozione, qualunque essa sia, va tutto bene. Sì, va tutto bene! Lascia che il fiume segua il suo corso e non interporre dighe. Respira in questo attimo presente e onora la tua verità. Accogli ogni evento dentro e fuori di te. Alza gli occhi al cielo, sorridi a chi ti guida, ringrazia per le immense risorse che, nonostante tutto, ti sono state donate e riparti con totale fiducia. Qualunque cosa accadesse Gemma adesso era presente a se stessa e quella vita la governava finalmente da sola. Ciò che sentiva era di essere profondamente viva e, proprio in virtù di tutto quello che era accaduto negli anni precedenti, di questa sensazione godeva come mai prima di allora. Solo questo, ormai, era ciò che contava.

“L’uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare cosa sta vivendo. Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettato uno sguardo al passato, si accorge di che cosa ha realmente vissuto e ne capisce il senso”. Milan Kundera. Gemma lo teneva scritto sulla prima pagina della sua agendina. E quando la cambiava, riscriveva l’intero pezzo nella stessa posizione.

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