Recensione. Il priorato dell’albero delle arance

Sinossi ufficiale

Nell’equilibrio tra il sopra e il sotto,

risiede la precisione dell’universo.

Dalla terra ascende il fuoco,

la luce discende dal cielo.

Troppo del primo infiamma il secondo,

e in questo risiede l’estinzione dell’universo.

La casata di Berethnet ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata a estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per proteggere il reame dovrà dare alla luce una figlia, un’erede. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell’ombra e i tagliagole inviati a ucciderla da misteriosi nemici si fanno sempre più vicini. A vegliare segretamente su Sabran c’è però Ead Duryan: non appartiene all’ambiente della corte e, anche se è stata istruita per diventare una perfetta dama di compagnia, è in realtà l’adepta di una società segreta e, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys. Al di là dell’Abisso, in Oriente, Tané studia per diventare cavaliere di draghi sin da quando era bambina. Ma ora si trova a dover compiere una scelta che potrebbe cambiare per sempre la sua vita. In tutto ciò, mentre Oriente e Occidente, da tempo divisi, si ostinano a rifiutare un negoziato, le forze del caos si risvegliano dal loro lungo sonno.

Recensione

Devo mettere il genere fantasy non è proprio il mio preferito ma ogni tanto ti faccio un’incursione. Quest’anno in particolare ho iniziato a smaltire alcuni mattoni presenti tra i miei libri cartacei in formato iBook e tra questi ultimi uscito il priorato dell’albero delle arance, che avevo scaricato gratuitamente durante il periodo dell’avvento grazie ad un’iniziativa della casa editrice Oscarvault.

È stata una lettura molto emozionante e coinvolgente, era un po’ che non leggevo un testo con una struttura così ben orchestrata, soprattutto con delle figure femminili molto forti a partire dalla regina di Ynys Sabran, continuando con alcune sue ancelle come Margaret, con il cavaliere di draghi Tune’ e infine con una delle due protagoniste insieme alla sovrana cioè Ead , la maga che grazie al siden riesce a tener testa al Senza Nome e al suo alfiere Fyredel.

Ead è senza dubbio il personaggio che mi ha colpito di più, allontanata dal priorato dell’albero delle arance per andare a proteggere la regina Sabran, una donna che si è protetta dietro una dura corazza ma che nell’intimo è fragile e vulnerabile. Solo Ead ha saputo fare breccia in questa armatura, arrivando al cuore della sovrana, sacrificando la sua vita e fingendo di rinunciare alla sua religione e al suo credo. È una lottatrice formidabile dal cuore enorme, un’amica su cui poter contare, un’alleata fedele, una persona sincera e altruista.

Gli uomini in questa storia sono un po’ relegati ai margini: Loth forse è quello che spicca di più per la sua vicinanza alla regina e per la sua amicizia con Ead, insieme al principe consorte Aubrecht che però ha vita breve. In negativo si distingue Nyclais Roos, l’alchimista che ho cercato l’elisir di lunga vita e che con questa scusa ha ingannato la regina Sabran ed è stato da lei esiliato,

La storia è basata sull’eterna lotta tra il bene il male: da un lato abbiamo la regina Sabran, ultima rappresentante di una casata che per 1000 anni è riuscita a tenere a bada con la sua presenza il ritorno di questo drago terrificante che viene indicato con l’appellativo di Senza Nome, dall’altro c’è quest’ultimo che alla guida dell’armata draconica minaccia di far scomparire il genere umano e di seppellirlo sotto una tempesta di fuoco.

In mezzo ci sono tutte le trame oscure alla corte di Ynys, con figlie di ambasciatori che cercano di spaventare la regina, consiglieri assetati di potere e spie che tramano nell’ombra. E poi c’è la schiera di animali fantastici, icneumoni, viverne, wyrm, una crudele Dama dei Boschi, una spada perduta e due gemme magiche, un immaginario che ci conquista pagina dopo pagina e ci porta attraverso la storia di questa grande epopea.

Bene e male si contrappongono in una lotta che coinvolge tutto, mare e terra, cielo e acqua, uomini e animali, realtà e magia in uno scontro che vede il bene e la luce trionfare sulla malvagità e sull’oscurità.

Per gli appassionati del genere fantasy questo è sicuramente un libro da non perdere, ma anche per chi non sia particolarmente legato a questo genere si tratta di una lettura che consiglio vivamente di fare.

Estratti

La loro mole toglieva il respiro. La maggior parte era di razza seiikinese, con pelle argentea e forme scattanti e flessuose. Le splendide teste spiccavano in cima a corpi lunghissimi dotati di quattro arti massicci culminanti in zampe con tre artigli. I lunghi bargigli che pendevano dai menti mulinavano nell’aria come scie di aquiloni. Per quanto sembrassero giovani, intorno ai quattrocento anni, erano in molti a recare sul corpo i segni del Grande Cordoglio. Avevano le scaglie piene di cicatrici a ventosa, vecchi ricordi delle battaglie contro le piovre giganti. Solo due di loro avevano anche un quarto artiglio: provenivano dall’Impero dei Dodici Laghi. Uno, il maschio, aveva le ali. La maggior parte dei draghi non era alata e volava grazie a un organo posto sul cranio, noto agli studiosi col nome di corona. Anche ai pochi a cui crescevano, le ali non spuntavano prima dei duemila anni di vita. L’esemplare alato era il più grande; Tané in tutta la sua altezza gli arrivava a malapena al muso, tra le narici e gli occhi. Per quanto sembrassero fragili come ragnatele, le ali di drago erano in grado di scatenare tifoni. Tané sbirciò la sacca che avevano sotto il mento. Come le ostriche, i draghi potevano produrre perle, ma una sola nel corso della vita. Una singola perla che non lasciava mai la sua sede. Il secondo esemplare lacustrino era una femmina grande quasi quanto il maschio. Aveva le scaglie di un verde chiaro torbido simile a giada e la cresta dello stesso marrone dorato delle alghe di fiume.

Una nuova consapevolezza la colse, costringendola a rallentare il passo. Per la prima volta valutò l’ipotesi che dietro gli attentati si celasse lo stesso Combe. Lui sì, disponeva dei mezzi per architettarli; poteva infiltrare persone a corte e farne sparire altre con la stessa facilità. Si era anche assunto il compito di interrogare i tagliagole sopravvissuti. E, naturalmente, di giustiziarli. Ma che motivo aveva Combe di desiderare la morte di Sabran? Discendeva lui stesso da un santo cavaliere del Seguito, il suo potere era legato a filo doppio a quello della Casata di Berethnet… o forse credeva che la caduta del reginato gli avrebbe offerto la possibilità di arraffarne ancora di più. Se Sabran fosse morta senza aver dato alla luce un’erede, il panico per il ritorno del Senza Nome sarebbe dilagato tra il popolo. E nel caos il Rapace Notturno avrebbe iniziato la sua ascesa. Eppure i tagliagole avevano fatto un lavoro approssimativo, in cui Ead faticava a leggere la mano di Combe. Così come le pareva strano che fosse disposto a mettere a repentaglio la stabilità di Inys privandola della Casata di Berethnet. Non era così che si muoveva il Maestro delle Spie. Lui non lasciava mai niente al caso. Dovette giungere a metà del Giardino della Meridiana per capire. Anche l’approssimazione era frutto di un calcolo. Ripensò a quanto appariva finto ogni singolo attacco. A quanto facilmente si erano svelati i tagliagole. Persino l’ultimo aveva perso tempo, senza piombare dritto sulla vittima. Tutto questo sì, parlava di Combe. Forse la sua intenzione non era mai stata di uccidere la regina, ma solo di manipolarla. Ricordarle la sua mortalità, e l’importanza di un’erede. Spaventarla al punto da convincerla ad accettare la proposta di Lievelyn. Si accordava perfettamente al modo che aveva Combe di plasmare la corte a proprio piacimento. Ma aveva fatto i conti senza Ead, che era riuscita a fermare i tagliagole ben prima che potessero spaventare sul serio Sabran. Ecco perché Combe aveva consegnato all’ultimo sicario la chiave della Scala Segreta: voleva dargli più possibilità di raggiungere la Stanza del Baldacchino. Ead non poté trattenere un sorriso. Non c’era da stupirsi che Combe fosse tanto ansioso di scovare il protettore anonimo. Se l’intuizione era corretta, erano i suoi sgherri che lei stava uccidendo.

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