Blog tour Cronache delle principesse addormentate, quarta tappa

«Nessuna lotta può concludersi vittoriosamente se le donne non vi partecipano a fianco degli uomini. Al mondo ci sono due poteri: quello della spada e quello della penna. Ma in realtà ce n’è un terzo, più forte di entrambi, ed è quello delle donne.» (Mohammad Ali Jinnah)

La sopraffazione nei confronti delle donne è scarsamente considerata nei fatti. Nei paesi “evoluti”, si sbandierano con orgoglio i risultati conseguiti lungo la strada della parità di genere. Sempre meglio di quanto accade nel resto del mondo dove le donne sono private della libertà, non hanno accesso all’istruzione, non partecipano alle decisioni politiche che le riguardano, sono comprate, vendute e trattate in genere come si fa con il bestiame. Questa nostra piccola parte di mondo (che consuma la maggior parte della ricchezza del pianeta) si bea dello spazio che progressivamente riconosce alle donne, eppure alle donne, neanche qui vengono garantite dignità e sicurezza.

Anche se si volesse accettare l’affermazione che l’Occidente è più civile ed evoluto rispetto al resto del mondo, resta il fatto che violenze di genere e femminicidi sono fenomeni costanti anche nella nostra società civilizzata. Resta il fatto che nelle circa 150 guerre attualmente in corso, che vedono coinvolti anche i paesi civilizzati, direttamente o attraverso i cosiddetti peace-keeper, tutti gli uomini (civilizzati e non) continuano a perpetrare stupri di guerra e a profittare dello stato di debolezza fisica ed economica delle donne per sfruttarle sessualmente. Resta il fatto che mai come successo nella storia dell’umanità, nel 900 e con drammatica continuità ancora nel XXI secolo, le guerre si combattono contro i civili e lo stupro è diventato un’arma di guerra.

Ci sono alcune domande che reclamano prepotentemente una risposta. Come può tutto questo essere ancora possibile?

Nel libro a un certo punto qualcuno risponde: “Non chiedetelo a me, chiedetelo al re dei nani e alla sua corte! Chiedetelo ai servi, ai soldati, ai mercanti e agli schiavi, ai figli e ai mariti. Chiedetelo ai padri. Solo allora anch’essi se lo chiederanno. Non son sicuro che avranno pudore bastante per rispondervi.”

Questa risposta è peraltro inadeguata, del tutto insufficiente. Non può chiedersi agli uomini di concedere magnanimamente alle donne quanto spetterebbe loro in quanto persone: “Ma come si può ringraziare chi vi dà quello che già vi appartiene? Come si può ringraziare chi vi dà solo una parte di ciò che vi spetta?”. (“How can you thank a man for giving you what’s already yours? How then can you thank him for giving you only part of what’s already yours?”. Malcom X, dal discorso “La scheda e il fucile”).

Perché non chi distrugge la gente con l’armi; ma ben chi riempie il mondo di popolo, e di virtù, si può chiamar forte. Tali sono le donne”. (Galerana Baratotti, da “La semplicità ingannata”).

Questa è la speranza: il risveglio delle principesse addormentate. Le donne potrebbero avere ormai la consapevolezza e la forza politica per pretenderlo. E troverebbero il sostegno di molti uomini: “è ora che uomini e donne di buona volontà costruiscano insieme ponti sicuri per le donne che intendono attraversare i fiumi. Sono certo che questi ponti saranno utili anche per gli uomini”.

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