Blog tour. Scommetto che mi ami.

Estratti

Estratto 1

Il giorno in cui tirerò le cuoia saranno loro a ereditare le aziende agricole di famiglia. Harry è stato eliminato dal testamento molti anni fa quando ha deciso di abbandonare i suoi figli per sposare una rintronata attrice americana di soap opera. Un conte che si comporta in questo modo non è degno del titolo e dei privilegi associati. 

Forse è stato un errore. Harry è un uomo subdolo, traditore e approfittatore ma saprebbe gestire le aziende. In quanto ai suoi figli… Un professore di Archeologia che non insegna da anni e un’ex modella incompetente non potrebbero mai tenere in piedi il nostro impero.

La tragica sorte dei Fitzroy. In mano ai miei nipoti, il nostro titolo nobiliare verrà infangato prima che la mia salma si raffreddi nel mausoleo di famiglia.

Possibile che non esista un modo per evitarla?

Mi piacerebbe ritenermi immortale ma da quando William non c’è più attendo serena il momento cui potremo ricongiungerci.

Gregory si schiarisce la voce. «Contessa, posso intromettermi?»

Ripongo una fiducia assoluta nel mio collaboratore.

«Parla pure.»

«Mi domandavo: ricorda le informazioni che le ho fornito la scorsa settimana?»

Ci penso per qualche secondo e poi di colpo ricordo tutto. «Sì, certo. Eppure mi sfugge il valore che possano avere in questo momento.»

Vedo i volti spaesati dei miei nipoti.

«Avevamo discusso per diletto riguardo a una certa ipotesi…» Il fedele maggiordomo mi lancia uno sguardo eloquente e ora so benissimo a cosa si riferisce. Un sorriso prende possesso del mio volto dove albergano più rughe di quante io voglia ammettere.

Poso i gomiti sulla scrivania e unisco le mani guardando negli occhi i miei nipoti.

«Hai ragione Gregory, avevo completamente rimosso la nostra conversazione. Ti ringrazio per averlo ricordato.»

«Sono qui per servirla, Contessa.»

Si esibisce in un accenno d’inchino e nella mia mente si sta delineando il piano perfetto per scongiurare la catastrofe a cui è destinato il nome di famiglia. O almeno spero che funzioni.

«Nelson. Heather.»

Lui mi guarda terrorizzato mentre lei, da buona stratega mancata, incrocia le braccia e mi fulmina con i suoi occhi azzurri.

«Questa volta non vi renderò le cose semplici. Se volete il mio denaro dovrete darvi da fare. Basta favori!»

«Milly, io…»

«Non ti ho dato il permesso di parlare.» blocco subito Nelson prima che le sue proteste mi convincano a cedere.

«Volete i miei soldi? Bene. Allora, in memoria di vostro nonno che amava tanto il gioco, per ottenere il denaro dovrete impegnarvi e vincere una scommessa.»

Sono sconvolti, non impiego tanto a comprendere che tutto si sarebbero aspettati tranne di dover faticare per ottenere ciò che desiderano.

«Una scommessa?»

Nelson guarda Gregory e lui annuisce.

«Signorino Nelson, lei ha tra i suoi giovani colleghi un ragazzo piuttosto libertino, mi corregga se sbaglio.»

Mio nipote aggrotta la fronte e si strofina distrattamente la punta del naso con il dito indice. Un gesto di nervosismo che aveva anche William.

«Come fate a…? Ah, Milly sei la solita curiosa.»

«Mi diletto nell’essere sempre aggiornata. Gregory è in erro-re?»

Lui alza gli occhi al cielo.

«Gregory non ha mai sbagliato. Sì, un collega con cui collabo-ro corrisponde alla descrizione.»

«E lei, signorina Heather…» riprende Gregory «tra le sue modelle sono certo che vi sia qualcuna che possa fare al caso nostro.» «Quale tra le tante? La mia agenzia dispone di innumerevoli talenti.»

La solita egocentrica. La sua nave affonda eppure l’orgoglio le impedisce di ammettere la realtà.

«Non sono poi così tante se rischi di chiudere i battenti.» Mi guarda risentita.

Sorrido più convinta e con un gesto teatrale della mano indico le poltrone davanti alla mia scrivania.

«Accomodatevi. Dobbiamo discutere i termini della scommessa. Gregory?»

Lui fa un altro inchino accennato.

«Contatto subito il notaio Liverani, Contessa.»

Estratto 2

«Unico Amore» Tristan si avvicina e mi accarezza con gli occhi «cosa succede? Sembri un’ape regina a cui è sparita una larva. Cara, non ti dona.»

Chiudo gli occhi e cerco di riflettere.

Sono in biancheria intima nel salotto di Tristan; a coprirmi solo gli strascichi dell’ira che vorrei scatenare su Heather.

«La Mistress mi ha incastrata.»

«Più del solito?»

«Tristan, non sto parlando di un servizio fotografico in intimo.»

«E come potevo saperlo, tesoro? Quando incontri Heather torni sempre indignata.»

«Oggi, si è superata. Marisa è andata via?» 

«Sì.»

Mi siedo sul divano, abbracciando un cuscino per cercare una pace ormai sparita nel nulla.

«Devo portarmi a letto un professore.» Tristan si accomoda accanto a me.

«È un problema così grosso? Non sei una bigotta, ti è capitato di portarti a letto qualcuno tanto per divertiti. Il soggetto è sgradevole?»

Alzo gli occhi al cielo.

Prendo il telefono e gli mostro una foto di Dante su Instagram. Tristan spalanca la bocca e non posso biasimarlo. Ho scelto una delle foto in cui esprime il meglio di sé. Capelli nerissimi tirati indietro con un tocco di cera, la barba corta ad evidenziare due labbra che sono tutto un programma, e quegli occhi azzurro chiaro ammalianti. Tutto in Dante richiama al sesso: dall’espressione giocosa a quell’irresistibile sguardo furbo che lo rende sicuro di sé.

«Il problema non è l’aspetto.» Tristan ha afferrato in un nano secondo.

La bellezza di Dante non può essere messa in discussione. Dante si definisce con il significato stesso di bello: in chi lo guarda o lo ascolta desta una piacevole sensazione di appagamento e gradevolezza.

Ma che sto facendo? Adesso mi metto anche a decantare la bellezza di Dante citando le frasi del dizionario?

«È un mio paziente, lo conosco, Tristan.»

«Uuuh, allora potrebbe essere questo il grosso problema… ad averceli sempre problemi simili al viso di questo qui!» dice continuando a fissare l’immagine di Dante mangiandoselo con gli occhi.

«Quando avrai finito di sbavare su quella foto, poi magari cerchiamo una soluzione, eh…»

«Quanto sei burbera, Unico Amore! Questo solo perché il ragazzo che ti piace non si decide. Se ti avessero detto di fare le cosine zozze con lui non ti incastreresti in questo dedalo di dubbi.» Che bello avere un amico gay che sa rinfacciarti la cosa giusta al momento giusto con l’unico scopo di migliorarti l’umore.

Estratto 3

«Sai già dove passerete la serata?» All’ennesima domanda, non ne posso più.

«Dante, sei qui per dirmi qualcosa o vuoi solo smontare pezzo per pezzo l’appuntamento con Chris?»

In auto piomba il silenzio. Ora non posso più evitare di guardarlo. Volto la testa e trovo i suoi occhi, pronti a raggiungere i miei.

Non parla, non emette neanche il minimo fiato. Se ne sta lì, immobile, con uno sguardo divertito e un sorriso enigmatico che neanche il miglior matematico riuscirebbe a decifrare.

«Odio mentire. Ti sarai accorta che non mi creo problemi a parlare, no?»

«La mancanza di parlantina non è nell’elenco delle tue caratteristiche.»

«Perché dico le cose come stanno. È che provo un senso di possesso nei tuoi confronti.»

Così dà ragione a Clio.

«Quando ti incontro mi sale lo strano istinto di un cane che vuole marcare il territorio.»

«Ok, ora sono confusa. Chi è il cane tra me e te?»

«Non è importante il cane ma quello che ho detto dopo.» Cosa ha detto dopo? I suoi occhi mi hanno distratta per diversi secondi, sembravo attenta alle sue parole ma in realtà i pensieri hanno preso tutt’altra direzione.

Conosco bene le labbra di Dante, so anche meglio ciò che sono in grado di procurarmi.

«Per me è importante marcare il territorio.»

Sì, il territorio… Ormai sono caduta con tutte le scarpe nella trappola. Dafne ci ha lasciati soli di proposito, ha previsto ciò che sarebbe accaduto.

Dante si avvicina in un lampo e mi ritrovo a baciare quelle labbra così morbide, con l’accenno di barba che mi solletica il mento. Può una barba essere così eccitante?

Estratto 4

Forse parlare con Clio mi aiuterà a capire che cazzo sta succedendo.

Le racconto tutto. Mi ritrovo a parlare a briglia sciolta senza pensare a quello che potrebbe dedurne, Clio mi vuole bene e sa capirmi.

Ripercorro ogni dettaglio dal secondo esatto in cui Giulio mi ha trafitto con il gladio. Le mostro ogni mio pensiero, la porto con me nella mia mente sperando che la mia sorella tuttofare riesca a risolvere anche questa.

Lei è la persona giusta quando ho bisogno di un consiglio. 

«Sei un coglione.»

Ma spesso i suoi consigli partono con degli insulti.

«Ho paura a chiederti il perché…»

Lei si mette a sedere e incrocia le gambe per guardarmi dritto negli occhi.

«Ti dirò ciò che Greta disse una volta a me: “Sei sempre scappata dall’amore per questo non riesci a riconoscerlo.”»

«Sono stato innamorato decine di volte, lo conosco bene l’amore. Quel consiglio Greta lo aveva dato a te: prima di Romeo non riuscivi a durare una settimana con un uomo.»

Lei inclina la testa di lato e lo vedo, è proprio lì, lo stesso cipiglio severo tipico di nostro padre quando parla delle verifiche andate male dei suoi studenti. Uguale. Mi vengono i brividi.

«Tu non hai amato nessuna delle tue ex, neanche una.» 

«Certo che le amavo! Le amavo tutte, dalla prima all’ultima.» 

«Dante, ogni volta che una ti mollava tre secondi dopo eri nel letto di un’altra, se avessi amato davvero non avresti adottato un comportamento del genere.»

«È il mio modo di affrontare le delusioni.»

Il suo cipiglio alla Carlo Cherubini diventa più evidente quando aggrotta la fronte.

«E non ti è mai venuto il dubbio che andare subito a letto con un’altra non fosse esattamente il tipico atteggiamento post rottura?»

Ma sta dicendo sul serio?

«Ti ricordi com’ero ridotta quando Romeo se n’è andato a Parigi? Ti sembra che avessi voglia di scoparmi il primo che passava? Stavo male, Dante, mi mancava il respiro, Romeo era l’unica persona a cui riuscivo a pensare e la sua immagine era stampata nella mia testa.»

Porta il suo esempio come se fosse l’autrice del libro d’autoaiuto: Clio e i suoi consigli decennali sull’amore.

Si è innamorata una sola volta e pensa di fare la maestrina con me?

«Clio, ognuno di noi reagisce diversamente con una delusione d’amore. Io mi scopo tutto quello che respira, e allora?»

«E allora ti chiedo, se con Alex e Cassandra finirà male, pensi che andresti a scopare in giro dopo?»

Questa è una domanda complicata.

«Perché ti senti obbligato a scegliere tra loro due? Perché?» Questa è anche più complicata.

«Quando avrai la risposta a queste domande saprai anche chi scegliere.»

Estratto 5

Sospiro e mi rassegno.

«Lo so, non sei la prima a dire che tutto questo non è da me. Eppure lo sto facendo, senza un motivo, ma sono qui ad umiliarmi per una donna.»

«Non penso sia un’umiliazione.» interviene Anita accarezzandomi la guancia. «Tieni a quella ragazza e stai combattendo, i mezzi con cui lo fai non contano. Questo è l’amore.»

Amore. Una parola che al momento mi sconvolge e mi fa accartocciare lo stomaco.

Fino a pochi giorni fa credevo di essere un esperto in materia di sentimenti, di aver provato l’amore sulla mia pelle così tante volte da poter girare un documentario. Ho avuto molte donne, troppe forse, e le ho idolatrate tutte, dalla prima all’ultima.

Con Alex non ci riesco.

Non sto facendo tutto questo per farla innamorare. Sono qui, a recitare e a fingere, perché voglio stare con lei, letteralmente. Voglio trascorrere il mio tempo con lei.

Svegliarmi con lei e godermi una deliziosa colazione in sua compagnia.

Incontrarci a pranzo per la soddisfazione di poterla invitare a cena.

Guardare un film dividendo un’enorme porzione di popcorn. Andare allo stadio a tifare per la Lazio, Dio quanto mi piacerebbe portarla con me all’Olimpico!

È la prima volta che vorrei una donna nella mia vita per fare con lei ciò che amo.

Quando mi rendo conto di questi pensieri mi sento come sotto l’effetto di un pericoloso incantesimo.

È questo l’amore?

Estratto 6

I piccioni mi fanno schifo. Qualunque tipo di volatile mi ha sempre dato il voltastomaco, tranne Olimpia, l’aquila della Lazio. Non li sopporto e non voglio che mi si avvicinino.

«Sta’ calmo, basta mandarlo via. Sarà entrato dalla finestra lassù.» mi tranquillizza Alex mentre è ancora sotto di me.

Non la sento. Sono concentrato a guardare quell’odioso animale che mi fissa con i suoi occhietti vitrei e malvagi.

È una reazione spontanea. Afferro la bottiglia di birra posata sul tavolino accanto al divano e la lancio con forza.

«Che fai, sei impazzito?!» esclama Alex spingendomi per tirarsi su.

Il piccione svolazza a destra e evita la bottiglia che si schianta contro il frigorifero.

«Lo ammazzo!»

Prendo un cuscino e lo lancio. Il piccione schiva anche questo attacco mentre il cuscino prende il vaso sul tavolo che finisce a terra frantumandosi.

«Dante, calmati!»

«Odio i piccioni. Deve sparire!»

Vicino al divano vedo poggiato un lungo ombrello blu. Lo stringo in mano e mi alzo.

«Aaaaaah!» urlo correndo verso il nemico. 

Lui non muove un muscolo e io lo so che sta scegliendo la prossima mossa: i piccioni sono animali astuti.

I suoi occhietti mi fissano, fa scattare il piccolo becco disgustoso e si piega sollevando un pezzo di pizza delle dimensioni di un francobollo.

«Figlio di puttana!» Miro al punto in cui si trova e colpisco con l’ombrello ma lui vola e si posa sul frigorifero. Sposto l’ombrello con forza e nella traiettoria becco un cesto di frutta e un quadro con la foto della famiglia Turner che raggiunge il pavimento spaccandosi in due.

«Mi stai distruggendo l’appartamento!»

«Ti sto difendendo da questo abominio.» La vedo indossare delle infradito prese da sotto al letto.

«Ti stai comportando da pazzo. È solo un piccione.» 

«No, è il figlio del demonio.»

Sollevo ancora l’ombrello come se impugnassi una spada e colpisco il lampadario di tela sospeso sul tavolo. Il tessuto si squarcia mentre prendo in pieno il frigorifero.

Il piccione vola via di nuovo e io mi accorgo di aver ammaccato lo sportello d’acciaio.

«Vuoi uomini siete incredibili. Sembri Tristan.»

«Ti uccido!» urlo ricorrendo il piccione per tutto l’appartamento. Nel tragitto butto a terra un altro quadro, una pila di libri e la lampada sistemata sul comodino accanto al letto.

«Dante, smettila di fare a pezzi tutto quello che posseggo.» Alex si avvicina e mi toglie l’ombrello di mano con la forza. «Mi fa schifo, devo cacciarlo.» dico con i brividi di disgusto che mi attraversano la schiena. Intanto il piccione mi osserva furbo mentre se ne sta appollaiato sulla spalliera di una sedia.

«Ci penso io. Tu fermati prima che tutto il palazzo pensi che ci sia una demolizione in corso.»

«Ma…»

«Stai fermo qui!»

Alex si muove con calma. Il piccione la segue con quegli occhietti disgustosi.

Lei prende una fetta di pizza e va verso la finestra. Lo schifoso animale non si perde neanche un movimento. Alex lo guarda e butta la pizza fuori.

Il piccione spiega le ali, un brivido orribile mi attraversa il collo, e si fionda in volo all’esterno.

Alex mi guarda mentre io mi sento un bambino che ha marinato la scuola.

«Visto? Non c’era bisogno di fare tutto questo casino.» Osservo il disastro che ho combinato. Il frigorifero ammaccato, vetri ovunque e la birra sparsa per tutta la cucina… cavolo! Non pensavo di aver scatenato l’inferno per cacciare un piccione.

«Scusami, di solito non riesco a muovermi davanti a un piccione, credo sia una fobia.»

Lei prende la scopa e inizia a ripulire.

«È che questa volta ho avuto l’istinto di proteggerti.» 

Tira fuori la paletta da sotto al lavello.

«Dante, io non temo i piccioni. Quindi facciamo che la prossima volta penso io a difendere te, almeno non rischi di ammazzare qualcuno.»

Rimango per attimo interdetto.

«Tu mi vuoi proteggere?»

Lei si ferma e mi guarda con quegli occhi azzurri e le labbra gonfie per i miei baci.

«Non è quello che ho fatto dal primo momento?»

«Unico Amore» Tristan si avvicina e mi accarezza con gli occhi «cosa succede? Sembri un’ape regina a cui è sparita una larva. Cara, non ti dona.»

Chiudo gli occhi e cerco di riflettere.

Sono in biancheria intima nel salotto di Tristan; a coprirmi solo gli strascichi dell’ira che vorrei scatenare su Heather.

«La Mistress mi ha incastrata.»

«Più del solito?»

«Tristan, non sto parlando di un servizio fotografico in intimo.»

«E come potevo saperlo, tesoro? Quando incontri Heather torni sempre indignata.»

«Oggi, si è superata. Marisa è andata via?» 

«Sì.»

Mi siedo sul divano, abbracciando un cuscino per cercare una pace ormai sparita nel nulla.

«Devo portarmi a letto un professore.» Tristan si accomoda accanto a me.

«È un problema così grosso? Non sei una bigotta, ti è capitato di portarti a letto qualcuno tanto per divertiti. Il soggetto è sgradevole?»

Alzo gli occhi al cielo.

Prendo il telefono e gli mostro una foto di Dante su Instagram. Tristan spalanca la bocca e non posso biasimarlo. Ho scelto una delle foto in cui esprime il meglio di sé. Capelli nerissimi tirati indietro con un tocco di cera, la barba corta ad evidenziare due labbra che sono tutto un programma, e quegli occhi azzurro chiaro ammalianti. Tutto in Dante richiama al sesso: dall’espressione giocosa a quell’irresistibile sguardo furbo che lo rende sicuro di sé.

«Il problema non è l’aspetto.» Tristan ha afferrato in un nano secondo.

La bellezza di Dante non può essere messa in discussione. Dante si definisce con il significato stesso di bello: in chi lo guarda o lo ascolta desta una piacevole sensazione di appagamento e gradevolezza.

Ma che sto facendo? Adesso mi metto anche a decantare la bellezza di Dante citando le frasi del dizionario?

«È un mio paziente, lo conosco, Tristan.»

«Uuuh, allora potrebbe essere questo il grosso problema… ad averceli sempre problemi simili al viso di questo qui!» dice continuando a fissare l’immagine di Dante mangiandoselo con gli occhi.

«Quando avrai finito di sbavare su quella foto, poi magari cerchiamo una soluzione, eh…»

«Quanto sei burbera, Unico Amore! Questo solo perché il ragazzo che ti piace non si decide. Se ti avessero detto di fare le cosine zozze con lui non ti incastreresti in questo dedalo di dubbi.» Che bello avere un amico gay che sa rinfacciarti la cosa giusta al momento giusto con l’unico scopo di migliorarti l’umore.

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