Recensione. La passione di Artemisia

Sinossi ufficiale

“La passione di Artemisia” narra dell’incessante lotta della prima grande pittrice celebrata e riconosciuta nella storia dell’arte: Artemisia Gentileschi, la donna che, in un mondo ostile alle donne, riuscì a imporre la sua arte e a difendere strenuamente la sua visione dell’amore e dell’esistenza. Violentata dal suo maestro, Artemisia subì, nel corso della sua vita, non soltanto l’onta di un processo pubblico nella Roma papalina, e l’umiliazione di un matrimonio riparatore con Pietro Stiattesi, artista mediocre, ma anche un duro, terribile confronto con il suo avversario più temibile: il grande pittore Orazio Gentileschi, suo padre.

Recensione

Stuprata all’età di 17 anni, messa alla berlina durante il processo al suo carnefice, Artemisia è costretta a sposarsi con un pittore mediocre e a lasciare la città eterna per Firenze. Donna in un mondo spietato di uomini, lotta per la sua affermazione, contro il suo stupratore, poi conto il marito, contro i pittori dell’Accademia, ma soprattutto contro il padre.

In prima persona la pittrice racconta con un linguaggio semplice e una prosa molto scorrevole la sua vita, il tormento del processo, la tenue gioia del matrimonio, la maternità ma soprattutto, come dice il titolo, la sua passione per la pittura, unico punto di riferimento fisso della sua vita. Una passione che le brucia dentro, che la divora, che la tiene occupata notte e giorno, un sentimento che la pervade tutta, che la anima in ogni istante della sua esistenza. La sua pittura è vita e disperazione, è lotta per la propria affermazione, è un senso del colore innato e straordinario di una bambina che ha imparato a riconoscere i colori già da piccola, è gioia di vivere, è ammirazione per tutto ciò che di bello ci circonda

“Due erano le cose che più desideravo nella vita – la pittura e l’amore – e una aveva annientato ogni possibilità dell’altra. Perché la vita era così perversa da non volermi o non potermi offrire un grammo di felicità, senza un’uguale quantità di sofferenza?”

Dopo Roma, arriva il matrimonio a Firenze, poi il trasferimento a Genova da Cesare Gentile , in seguito lo spostamento a Venezia, “fredda, umida e avversa”, il ritorno nella città eterna, Napoli, lo sradicamento continuo, i sacrifici in nome della passione artistica che le ruggisce dentro

“Che cosa capisci da questo?»

«Che in certi momenti della vita le nostre passioni ci rendono colpevoli di dolore e di perdite. In altri momenti siamo noi che soffriamo – e tutto in nome dell’arte.

Talvolta otteniamo ciò che vogliamo. Talvolta paghiamo per un altro, che ottiene ciò che vuole». Guardai Palmira con espressione di scusa. «Così funzionano le cose del mondo».

«E il perdono?»

Piantai i piedi a terra come se fossi sull’orlo di un precipizio.

“Ho imparato che il perdono non è cosa facile».

«Ma possibile».

Mi hanno molto colpito il rapporto di Artemisia con il padre e con la figlia Palmira. Con il primo c’è una sorta di amore-odio perché anche se lei ha compreso che il padre voleva accelerare il processo contro il suo stupratore perché aveva bisogno di lui per dipingere delle architetture, in realtà il padre non si è mai scusato con lei, è stato un egoista e non si è mai assunto la responsabilità per quello che hanno fatto alle sue mani.

Per Palmira Artemisia prova un tenero affetto, ha sempre cercato di avvicinarla alla pittura ma la bambina si è mostrata riluttante e poi ha scelto un matrimonio d’amore, cosa che la pittrice ha sostenuto a posto che la figlia lo volesse così profondamente da sentirne dolore, come lei soffriva per riuscire a dipingere bene.

La vita di Artemisia è stata segnata da “aspre umiliazioni, alcune vittorie e brevi momenti di dolcezza”, una vita di cui lei non rimpiange nulla, una vita vissuta appieno.

È stato bellissimo leggere queste pagine e poi andare a cercare i dipinti di cui parlano, osservare i particolari, scoprire la genesi dei quadri, sondare i sentimenti e i dubbi della pittrice, entrare nel suo mondo fatto di luce e chiaroscuri

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