Blog tour Il tesoro del diavolo Seconda tappa: descrizione dei personaggi fisica epsicologica; quali obiettivi si pongono e come si evolvono nel corso della storia.

Yves le Breton, il protagonista, è ispirato a un personaggio realmente esistito, un frate domenicano che parlava arabo e accompagnò Re Luigi alla crociata facendogli anche da ambasciatore con i musulmani. Capelli rossi, penetranti occhi verdi, nel primo romanzo ha poco più di trenta anni, mentre nel secondo circa cinquanta. Dotato di grande intuito, non è tuttavia infallibile, né un vincente. È un inquisitore riluttante, privo di ogni fanatismo e tormentato dal contrasto tra la sua intelligenza e la fedeltà alla terribile missione affidatagli. 

Da “Il tesoro del diavolo”:

“Del resto, inutile nasconderselo, il gravoso officium che era stato il suo destino richiedeva uomini diversi, come Berengario da Verona o Mathieu de Bourbon. Da giovane, la sua inclinazione al dubbio gli aveva fatto pensare di essere inadeguato. Con il passare degli anni, tuttavia, aveva compreso come il dubbio fosse uno stimolo divino per indurlo a non fermarsi all’apparenza delle cose, rendendo più efficace l’adempimento della missione affidatagli da padre Mathieu quando era ancora un ragazzo: difendere il gregge di Dio dalle insidie del maligno, per consentirgli di amare il Signore con tutta l’anima, secondo il primo e più grande dei comandamenti”.

L’antagonista di frate Yves in entrambi i romanzi è Umberto di Fondi, anche lui ispirato a un personaggio realmente esistito, il “Ser Berto” citato nelle fonti arabe, una spia inviata segretamente da Federico di Svevia per informare il Sultano d’Egitto dell’imminente arrivo dei crociati. È un uomo d’azione, intrepido e spietato, ma anche leale e profondamente solo; il suo apparente cinismo cela in realtà un’esperienza terribile, che ha segnato la sua infanzia e la sua vita.

Da “Il tesoro del diavolo”: 

“Era arrivato da solo, come sempre. Il cavaliere avvolto nel mantello grigio aveva attraversato al passo l’accampamento saraceno tra gli antichi ruderi lungo la via Latina, ai piedi del monte dell’abbazia e poco lontano dalle mura di San Germano. Tutti gli asākir che aveva incontrato si erano inchinati, riconoscendo Umberto di Fondi, barone di Acquaviva e siniscalco del regno, già membro della familia dell’Imperatore Federico e amico personale del Sultano d’Egitto Baybars. Non aveva risposto a nessuno.”

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