Recensione . La chimera di Praga

Sinossi ufficiale

Karou ha diciassette anni, è una studentessa d’arte e per le strade di Praga, la città in cui vive, non passa inosservata: i suoi capelli sono di un naturale blu elettrico, la sua pelle è ricoperta da un’intrigante filigrana di tatuaggi, parla più di venti lingue e riempie il suo album da disegno di assurde storie di mostri. Spesso scompare per giorni, ma nessuno sospetta che quelle assenze nascondano un oscuro segreto. Figlia adottiva di Sulphurus, il demone chimera, la ragazza attraversa porte magiche disseminate per il mondo per scovare i macabri ingredienti dei riti di Sulphurus: i denti di ogni razza umana e animale. Ma quando Karou scorge il nero marchio di una mano impresso su una di quelle porte, comprende che qualcosa di enorme e pericoloso sta accadendo e che tutto il suo universo, scisso tra l’esistenza umana e quella tra le chimere, è minacciato.

Recensione

Karou è una studentessa di un liceo artistico di Praga che disegna storie fantastiche di mostro. In realtà quella è la sua vita: figlia adottiva di Sulphurus, mercante di desideri, attraversa porte magiche disseminate per il mondo per scovare denti di umani e animali che sono gli ingredienti dei riti di Sulphurus e anche l’unica moneta di scambio che accetta.

Prosa che si scioglie in farsi morbide e avvolgenti, immagino vivide e accattivanti, sensuali. E sopra tutto svetta Praga, la città misteriosa per eccellenza, piena di vicoli nascosti e bui, in cui Karou si muove a suo agio

“Le strade di Praga erano una “fantasia” appena intaccata dal ventunesimo secolo – o dal ventesimo o dal diciannovesimo, se è per questo. Era una città di alchimisti e sognatori, i cui ciottoli medievali erano stati un tempo calpestati da golem, mistici ed eserciti invasori. Le alte case scintillavano di giallo oro, carminio e azzurro pastello, ornate di stucchi rococò e coronate da tetti di un rosso uniforme. Le cupole barocche avevano il verde tenue del rame antico e le guglie gotiche si ergevano dritte a impalare gli angeli caduti. Il vento portava con sé il ricordo di magie, rivoluzioni, violini, e le stradine pavimentate di ciottoli serpeggiavano come ruscelli. Loschi figuri che indossavano parrucche alla Mozart diffondevano musica da camera agli angoli delle strade, e le marionette esposte alle finestre trasformavano la città intera in un teatro, con invisibili burattinai rannicchiati dietro i velluti”

“Praga ti ipnotizzava, ti adescava, come il leggendario visionario che induceva i viaggiatori a inoltrarsi nelle foreste finché non si smarrivano al di là di ogni speranza. Ma perdersi a Praga era una tranquilla avventura di negozi di marionette e assenzio […]”

Karou ci conquista al primo sguardo: aggraziata, bellissima, con i capelli blu, con un na vita fatta di “magia, vergogna, segreti, denti e un profondo, lancinante vuoto al centro del suo essere, dove, con assoluta certezza, mancava qualcosa.”

E poi c’è l’incontro con Akiva, un Serafino meraviglioso e terribile, nemico di Karou ma incredibilmente affascinante e con il quale c’è una fortissima attrazione fisica, nonostante lui sia un soldato che ha ucciso tante chimere

“La lama della sua spada rifletteva lucente l’incandescenza delle sue ali, enormi e scintillanti, dall’apertura così ampia da spazzare i muri che costeggiavano il vicolo, ogni piuma come la fiamma di una candela strattonata dal vento.

Quegli occhi.

Il suo sguardo era come una miccia accesa che bruciava l’aria fra loro. Era la cosa più bella che Karou avesse mai visto. Il suo primo pensiero, assurdo ma prepotente, fu di memorizzarlo per poterlo disegnare più tardi.

Il suo secondo pensiero fu che non ci sarebbe stato un “più tardi”, perché stava per essere uccisa.”

Mi piacciono le sfumature romance di questo fantasy, lo arricchiscono di attrattiva e sensualità, lo rendono una lettura molto coinvolgente che fa venire voglia di proseguire la trilogia.

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