Recensione. Seni e uova

Sinossi ufficiale

Recensione

La protagonista Natsu h a trent’anni e non è affatto diventata la donna che pensava di essere quando immaginava il suo futuro: scrive un blog che leggono in pochi, non le hanno mai pubblicato i suoi testi e dopo 10 anni fa ritorno a Tokyo, Niente amici, un lavoro precario e uno squallido alloggio.

Insieme a lei conosciamo la sorella Makiko e la nipote Midoriko: la prima vorrebbe farsi delle protesi al seno, l’altra non parla con la Madre da sei mesi ma comunica con lei solo tramite bigliettini.

Il racconto in prima persona della vita della protagonista si alterna con alcuni passaggi del diario scritto dalla nipote Midoriko.

l’ambientazione e il tono del racconto sono molto malinconici ed è la caratteristica che riscontro in tutti i testi di autori giapponesi, dotati di una lentezza e pacatezza che è difficile ritrovare nei testi occidentali.

Fa male al cuore apprendere le difficoltà di comunicazione che ci sono tra Makiko e sua figlia, la lontananza emotiva tra le due e il tentativo della prima di riappropriarsi della sua vita che le sta fuggendo tra le mani con un intervento al seno, come se questo potesse rappresentare un traguardo importante ai suoi occhi, come se potesse ripagarla degli anni di sacrifici e di fatica. Rattrista anche l’ossessione che ha Makiko per il suo seno troppo piccolo e per i capezzali troppi scuri, segno di una mancata accettazione di se stessa, perché per essere belle bisogna rispettare certi canoni estetici.

Mentre Makiko è alle prese con il suo intervento di mastoplastica additiva, la figlia si interroga sull’arrivo delle prime mestruazioni ed è sconvolta all’idea del cambiamento che avverrà nella sua vita, fatto del quale non vuole parlare con la madre, riflette nel suo diario proprio sui seni e sulle uova che danno il titolo al libro

Altrettanto triste è la situazione della protagonista che ha una vita vuota, in un appartamento povero, senza alcun legame importante al di fuori di quello con la sorella, cosa a cui cercherà di ovviare dieci anni dopo quando cercherà di avere un figlio con l’inseminazione artificiale.

Sono tre ritratti femminili dolenti e complicati, tre donne ognuna chiusa nella propria solitudine, portate ad affrontare le loro difficoltà solo con le loro forze, tre donne che hanno difficoltà ad accettare i loro corpi, i cambiamenti a cui vanno incontro (Midoriko), il tempo che passa e lascia segni su di essi (Makiko), l’idea di restare da soli, senza nessuno accanto (Natsu).

Un universo femminile delicato e sofferente reso con una prosa leggera e distesa, quasi tranquillizzante e rassicurante nonostante la gravità dei temi trattati.

Notevoli i sogni della protagonista, che ci portano in una dimensione onirica molto particolare.

Estratti

“Da un punto di vista molto pratico e realistico» gli ho detto, «io non ho un compagno, non sono in grado di avere normali rapporti sessuali e non ho una grande stabilità economica, dunque non mi trovo nella condizione ideale per avere un figlio, lo so bene, “eppure da circa due anni a questa parte sento crescere in me il bisogno di avere un figlio e diventare madre. È qualcosa di incredibile, forte, a cui penso ogni istante della mia vita».

«Certo, desiderare un figlio è più che lecito, ma occorre fare chiarezza» ha detto Aizawa, in tono molto serio. «Tu, per esempio, senti anche il desiderio di allevarlo? O è soprattutto una questione di volerlo mettere al mondo? O ancora senti forte, in particolare, la voglia di rimanere incinta?».

«Ci ho pensato molto, sai?» ho risposto senza esitare. «E posso assicurarti con assoluta certezza che desidero tutte le cose che hai detto, nessuna esclusa. Per questo credo che la parola più adatta per esprimere il mio desiderio sia “incontrare”. Sì, io voglio incontrare a tutti i costi il mio bambino».

“A proposito, ti ricordi quella volta di tanto tempo fa, io ero ancora piccola, quando venimmo da te a Tōkyō? Era estate e faceva un caldo pazzesco, più o meno come adesso».

«Sì, certo. Quella sera tua madre sembrava scomparsa, tornò a casa tardissimo».

«Voleva rifarsi il seno, ti ricordi? Fece un casino tremendo… E invece stavolta è il tuo turno! Si vede che siete sorelle. Quando la smetterete di combinare guai? Ah-ah-ah!».

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