Recensione. Il cuore è un cane senza nome

Sinossi ufficiale

Un uomo viene lasciato dalla donna che ama. All’inizio sembra prenderla bene, va al lavoro, esce con gli amici, continua la sua vita come nulla fosse. Poi una mattina scopre di guaire. Un guaito gli sfugge incontrollabile dalle labbra e prende a seguirlo ovunque, ogni volta che il ricordo di lei torna a fargli visita. Straziato per l’abbandono e timoroso di mostrare in pubblico quella debolezza, l’uomo si isola sempre di più, ma anche così non sfugge al suo destino. Una notte, sfinito e al colmo della disperazione, si trasforma in un cane, e con quel corpo nuovo lascia la sua casa e si avventura in territori sconosciuti. L’uomo che guaisce, il cane senza nome, inizia un viaggio vertiginoso e struggente alla ricerca della donna. Scoprirà così che l’amore non è solo un sentimento, una forza oscura, un campo magnetico dentro il quale le cose più sorprendenti accadono, ma è un mondo intero, tenero e terribile insieme.

Recensione

“[…] l’amore, per quanto ne sapeva lui, in quel momento, era solo un corridoio senza uscite infestato da presenze autoritarie, e forse, o a ragione, era questa la causa se anche dopo mesi dalla sua dipartita lui stagnava in quelle condizioni e guaiva, guaiva senza controllo.”

Essere lasciati è un’esperienza devastante, che lascia il segno a lungo e che nel protagonista ha creato uno strano fenomeno: l’uomo guaisce soprattutto di giorno, nei momenti più impensati, che non corrispondono al ricordo della donna amata. Poi un bel giorno si trova trasformato in un cane, come è successo al Gregor Samsa di Kafka che una mattina si sveglia e scopre di essere diventato uno scarafaggio e viene salvato da una bambina che lo accoglie in casa con la sua famiglia. Qui inizia l’amore esclusivo per questa piccola tiranna e poi l’incontro con un ragazzo e una ragazza che si prendono cura di lui, ma restano le ferite dell’amore per la sua donna, che gli riportano alla mente i ricordi, alcuni dolci e struggenti, altri più dolorosi .

L’amore non cambia anche se mutiamo forma, fa sentire le sue grinfie anche nel corpo di un altro essere vivente, affonda le sue radici nel nostro cuore e ce lo dilania, lo fa a pezzi, ci tende degli agguati, ci fa ricordare episodi insignificanti ma altrettanto potenti quando meno ce lo aspettiamo, quando siamo più vulnerabili, ci tempesta di domande e perché irrisolti.

“Perché lui non le bastava? Quale punto dei suoi desideri e delle sue necessità non era riuscito a coprire con la “coperta troppo corta del suo amore così grande? In che modo si era dimostrato inadeguato ai suoi bisogni e alle sue aspettative? E in qualsiasi caso, le promesse? Cosa ne era stato delle loro promesse? Cosa le aveva sminuzzate o ridotte in cenere? Bastavano i suoi limiti per compromettere e invalidare per sempre tutte le promesse e le parole date?”

“E in quel modo, il cane ebbe solo certezza che lui, nonostante tutto, esisteva, e che un terrore indicibile gli aveva scavato quella nicchia dentro. Era proprio quanto lei gli aveva lasciato in dote andando via. La memoria involontaria e uno spavento costante. L’idea di essere inadeguato alle situazioni. La sensazione minacciosa che tutti gli elementi cospirassero segretamente contro di lui.”

Rimanere da soli mette nostalgia per la vita che non si sarebbe più verificata e anche nostalgia del futuro, di tutto ciò che avrebbe potuto essere e che non sarà.

In questo libro non c’è l’effetto di straniamento che caratterizza la metamorfosi di Kafka, dove il protagonista non si meraviglia mai per l’avete trasformazione in insetto, ma c’è anche qui il persistere di una coscienza umana nel protagonista che non riesce a liberarsi dei suoi ricordi e del suo dolore per un amore finito.

Una prospettiva molto particolare sull’amore e sulla mancanza, sul perdersi nel gorgo del rimpianto e della disperazione, come se questo ci facesse precipitare in una dimensione che va al di là di quella umana e sfocia nella bestialità, una condizione però permeata comunque da molti tratti in comune con l’essere umano.

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