Recensioni: Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone. Fiori per i Bastardi di Pizzofalcone

Sinossi ufficiale

Una ragazza, nuda, in una grotta che affaccia su una spiaggia appartata della città; l’hanno uccisa con una coltellata al cuore. Un abito da sposa che galleggia sull’acqua. In un febbraio gelido che sembra ricacciare indietro nell’anima i sentimenti, impedendogli di uscire alla luce del sole, Lojacono e i Bastardi si trovano a indagare su un omicidio che non ha alcuna spiegazione evidente. O forse ne ha troppe. Ognuno con il proprio segreto, ognuno con il proprio sogno ben nascosto, i poliziotti di Pizzofalcone ce la metteranno tutta per risolvere il mistero: la ragazza della grotta lo esige. Perché non solo qualcuno le ha tolto il futuro, ma lo ha fatto un attimo prima di un giorno speciale. Quello che doveva essere il più bello della sua vita.

Recensione

Squadra che vince non si cambia e questo vale sicuramente per i Bastardi di Pizzofalcone, la squadra più scalcinata mai vista che però ha saputo creare una buona alchimia di gruppo e con tenacia e determinazione è riuscita a risolvere casi importanti e a non far chiudere il commissariato.

L’indagine sulla morte di una ragazza il giorno del suo matrimonio li coinvolge tutti: Lojacono detto il cinese, la dura Alex, il più eclettico Aragona, l’irascibile Romano, Ottavia l’esperta informatica, il commissario Palma e la nuova leva, Martini.

Come sempre De Giovanni è un maestro nel tenere le fila di un’inchiesta non certo facile.

“Nuda e livida, bellissima e morta, l’immagine di una sposa col cuore spaccato volava nel vento. Era come nelle tante leggende di quella città: donne che cercavano il proprio amante, il proprio assassino, perfino la propria testa staccata da un boia ingiusto.

Lei no. Lei cercava il suo abito bianco che galleggiava lontano dalla sua mano disperata. E cercando il vestito che non avrebbe mai indossato, portò in stanze immerse nella penombra e sulle ali di un cavallo fatto di gelido vento il proprio orrendo, caldo sussurro.”

Sinossi ufficiale

È una splendida mattina di primavera, la città è illuminata da una luce perfetta, nell’aria l’odore del mare si mescola al profumo del glicine, della ginestra, dell’anemone. Della rosa. Come può venire in mente di uccidere qualcuno in un giorno come questo, in un posto come questo? Savio Niola, proprietario di uno storico chiosco di fiori, è stato ammazzato. Un delitto che sconvolge Pizzofalcone, perché l’anziano era amato da tutti nel quartiere. Lo consideravano una specie di «nonno civico», che non avendo una famiglia propria si prodigava per quelle degli altri. Aiutava i giovani spingendoli a studiare, cercando di tenerli lontani da strade senza ritorno; chiunque si rivolgesse a lui poteva contare su una parola gentile, su un po’ di attenzione, se necessario su un sostegno materiale. Eppure è stato letteralmente massacrato. Chi può avere tanto odio, tanta rabbia in corpo da compiere un gesto simile? Poco tempo prima l’uomo si era esposto contro il racket che taglieggia i commercianti della zona, ma la pista della criminalità organizzata non convince i Bastardi, ancora una volta alle prese con un caso difficile da cui, forse, dipendono le sorti del commissariato. Un commissariato che, per loro, è ormai molto più di un luogo di lavoro. Come per Savio era il suo chiosco.

Recensione

L’incipit di questo ennesimo capitolo della serie dei Bastardi ci porta dritti alla primavera, di cui viene celebrato l’inizio nel quartiere di Pizzofalcone, segni discreti e straordinari della nuova stagione che avanza e che in questa zona di Napoli ha un qualcosa di straordinario e inaspettato.

Ma tanta bellezza stride con la morte del vecchio proprietario del chiosco di fiori che nella zona era amato e rispettato da tutti. Chi ha potuto ucciderlo in modo così efferato?

È quello che dovranno scoprire i bastardi in un’indagine fondamentale per la sopravvivenza del loro commissariato in cui la strada più semplice è di solito quella che porta alla verità

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