Recensione. Troppo freddo per Settembre

Sinossi ufficiale

Cacciarsi nei guai, poi, quando tutto sembra perduto, risolvere la situazione con un colpo di genio e una buona dose di follia: non fa altro Gelsomina Settembre, detta Mina, tanto coscienziosa quanto incantevole – e suo malgrado provocante – assistente sociale presso il Consultorio Quartieri Spagnoli Ovest (per inciso, del Consultorio Est non c’è traccia). Sempre per una buona causa, però, per correre in aiuto di chi è stato meno fortunato di lei, cresciuta fra gli agi dell’alta borghesia, senza problemi a parte una madre e un fisico «ingombranti». Poco importa se, come accade in questo freddo gennaio, ciò significa mettersi contro una famiglia dal nome pesante, di quelle che nei vicoli della città vecchia decidono ogni cosa. Mina non si tira indietro, anzi, trascina con sé – in una missione di soccorso che corre parallela alle indagini della magistratura, condotte da una sua vecchia conoscenza – le amiche più care. E due uomini resi temerari solo dall’adorazione che hanno per lei.

Recensione

Ironico, tagliente, accattivante: lo stile di De Giovanni in questo libro è completamente diverso rispetto a quello a cui ci ha abituato con la serie su Sara Morozzi o sui Bastardi di Pizzofalcone.

Emergono subito potenti i due protagonisti : l’assistente sociale Mina e il magistrato De Carolis, una donna molto bella ma sola, sempre pronta ad accollarsi cause disperate e un uomo integerrimo, un vero mastino che una volta scovata la preda non la mollava.

Mina è un’idealista, una che non ci sta ad accettare come vanno le cose in certi quartieri malfamati, dove il crimine è al di sopra della legge e tutti lo accettano supinamente. Non sopporta di chi ha paura di andare contro il sistema , come il ginecologo del consultorio in cui lavora anche lei, Mimmo, per il quale la donna ha un certo debole peraltro ben nascosto da un atteggiamento di indignazione e sufficienza.

De Carolis ha delle intuizioni geniali e una certa insofferenza per le persone lente di comprendonio, come il carabiniere che collabora con lui.

L’ironia dell’autore delinea in modo perfetto sia i personaggi principali sia quelli secondari, con un risultato molto godibile e che fa venir voglia di leggere il prossimo libro della serie.

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