Recensione. Sara al tramonto

Sinossi ufficiale

Sara non vuole esistere. Il suo dono è l’invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall’anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l’unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un’unità legata ai Servizi, impegnata in intercettazioni non autorizzate. Il tempo le è scivolato tra le dita mentre ascoltava le storie degli altri. E adesso che Viola, la compagna del figlio morto, la sta per rendere nonna, il destino le presenta un nuovo caso. Anche se è fuori dal giro, una vecchia collega che ben conosce la sua abilità nel leggere le labbra – fin quasi i pensieri – della gente, la spinge a indagare su un omicidio già risolto. Così Sara, che non si fida mai delle verità più ovvie, torna in azione, in compagnia di Davide Pardo, uno sbirro stropicciato che si ritrova accanto per caso, e con il contributo inatteso di Viola, e del suo occhio da fotografa a cui non sfugge nulla.

Recensione

“In senso stretto, la donna non poteva essere definita invisibile. Se qualcuno si fosse concentrato, se avesse scrutato con insistenza proprio dalla sua parte, forse l’avrebbe notata. Ma la concentrazione in quella città era tanto rara da poter affermare che sì, la donna invisibile era davvero invisibile. Minuta, i capelli grigi che sfioravano le spalle pettinati in maniera anonima, le scarpe basse, il vestito scuro, una giacca leggera, una borsa morbida in grembo, sedeva sul bordo della panchina, coprendo le ultime lettere di una scritta in vernice che comunque sarebbe stata incomprensibile. La testa era protesa in avanti, verso il vuoto. Non guardare nessuno, e nessuno ti guarderà.”

Sara è una poliziotta in pensione che ha lavorato per i servizi segreti e che suo malgrado viene coinvolta da una sua ex collega in una nuova indagine nella quale sono coinvolte una donna, accusata di aver ucciso suo padre, e sua figlia di sei anni che probabilmente si trova in pericolo di vita.

Oltre a portare avanti l’indagine mettendo a frutto la sua capacità di essere invisibile e di saper cogliere ogni minimo particolare, ogni gesto, ogni parola che esce dalle labbra delle persone che osserva, Sara deve tenere a bada i fantasmi del passato, quello del figlio morto dopo tanti anni che l’aveva abbandonato e del compagno Massimiliano, l’amore della sua vita.

“invece, per Sara, proprio la barriera del buio rappresentava il confine con la paura. L’unica vera debolezza che le era rimasta, l’unico terrore: dormire Perché di notte i fantasmi del suo passato lo vanno a trovare, prima di tutti Massimiliano, il suo uomo, poi il figlio, che la rimprovera per una vita vissuta senza di lei.

“La gente, rifletté Sara resistendo al sonno, si aggrappa. Non fa altro, alla fine. Si aggrappa a una persona, a un animale, a un ricordo. Si aggrappa alle bollette, al mutuo, alle vacanze. Si aggrappa per non affondare, fissando gli occhi su qualcosa di vicino per non dover guardare lontano, dove risiede solo l’abisso.”

Sara è un personaggio unico: a guardarla di sfuggita sembrava invisibile, una signora qualunque di mezza età come tante, ma in realtà riusciva a radiografare senza sosta le persone. “Quell’onniscienza, quell’atteggiamento diffidente e soprattutto quell’incredibile facoltà di cogliere da lontano le parole della gente, quasi leggesse le menti, spaventavano più di un pazzo con la bava alla bocca che irrompe in commissariato brandendo un coltellaccio”. È un’ombra che spunta fuori quando meno te l’aspetti, una presenza discreta e silenziosa, dotata di una capacità quasi soprannaturale di scavare nell’animo delle persone, interpretandone gesti, postura, parole. È anche una donna molto tormentata, quasi insensibile agli altri ma non immune dal richiamo del sangue, tanto che comincia a sentire una certa vicinanza con Viola, la donna che porta in grembo suo nipote. Insieme all’ispettore Pardo, formano un terzetto stranamente assortito ma molto efficiente nello svolgimento delle indagini, ognuno con le sue competenze e la sua capacità intuitiva.

Avevo già letto il racconto dedicato a questo personaggio nel libro Sbirre e mi aveva incuriosito parecchio, soprattutto con tutte le zone d’ombra della protagonista che ora mi ha conquistato definitivamente.

Una menzione speciale per i corsivi che si susseguono nei capitoli e che sono pensieri rivolti da Sara al compagno o viceversa, sono squarci sul suo passato, sono lampi, ricordi che bruciano e fanno ancora male dopo tanto tempo.

Estratti

“I fatti questa volta li abbiamo e per certi versi tutto quadra. Quello che non torna è nelle parole e negli atteggiamenti, proprio i segni che io sono addestrata a interpretare. Perciò devo incontrarli uno a uno, devo sentirli parlare, meglio ancora se li vedo interagire, i protagonisti di questa faccenda. Lei mi dovrà accompagnare in un giro turistico, ispettore. Faccia per faccia, espressione per espressione».

Pardo si passò una mano sul mento, incerto:

«Non sono sicuro di aver compreso quello che vuole, Mora. Chi è che deve incontrare?».

«Ogni persona implicata in questa storia, e con “questa storia” non intendo la morte di Molfino ma la sua vita, e quella di Dalinda, del fratello e di Bea. Voglio scoprire se si tratta di soldi, di amore o di potere. Non mettiamo in fila i fatti, ma le emozioni, una dopo l’altra. E lei deve aiutarmi a cercarle.”

“Certo, è facile per te, dottore. Nel tuo studio lindo e ordinato, a ricevere malati reali o immaginari, a determinare le cause fisiche di un disturbo forse risolvibile con una prescrizione, o forse no. Che ne sai, dottore, dei fantasmi? Li conosci, li hai mai visti arrivare di soppiatto, appena ti addormenti, a rinfacciarti il respiro? O a sollevarsi dalla terra dove giacciono per venire a rimproverarti gli anni felici della tua vita?”

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