Release day. Requiem d’inverno

TITOLO: Requiem d’Inverno #1

AUTORE: Krisha Skies

EDITORE: Words Edizioni

GENERE: Fantasy (romance/dark/mito di Ade)

FORMATO: Ebook (2,99 in offerta lancio a 2,69) – Cartaceo (15,90)

DISPONIBILE SU AMAZON E CON KINDLE UNLIMITED

A BREVE IN TUTTE LE LIBRERIE

 

Lei è un Obolo, il migliore di tutti.

Lui è il dio degli Inferi.

Amore e Morte sono pronti a fondersi. 

 

 

TRAMA


Lenora ha tutto ciò che potrebbe desiderare: è giovane, bella, ricca, anche se sprovvista di titolo nobiliare. Eppure, la sua vita non è come quella delle altre fanciulle dell’alta società della Repubblica. Il profumo inebriante dei narcisi, le maschere di pizzo, i raffinati balli aristocratici nascondono misteri legati alla morte e alla sorte dell’anima. Misteri noti solo a quelle come lei: gli Oboli, donne nate con il dono di poter aprire varchi tra il mondo dei vivi e quello dei morti. In una società in cui il denaro può comprare un posto nei Campi Fioriti dell’oltretomba, dietro lauti compensi Lenora presta i suoi servigi a facoltosi borghesi e a influenti aristocratici, protetta dall’irruente fratello maggiore Julian e desiderata dal perverso Duca di Burdak. Durante una delle traversate oltre la soglia dell’Ade, però, qualcosa sembra andare storto: la giovane incappa nel sovrano dell’oltretomba, l’affascinante e pericoloso Sommo Giudice Acheron. Ma cosa lega Lenora e Acheron? E quando lei ne implorerà l’aiuto, cosa pretenderà in cambio il dio dei morti? 

 

ESTRATTI:

 

1. «Vedrai che andrà tutto bene.» La sua voce è così rassicurante che mi fa socchiudere gli occhi. «Da oggi in poi sarai ufficialmente un Obolo. Il migliore di tutti.»

Sospiro. 

Un Obolo.

Già, è questo che sarò: una guida per i defunti. Colei che li accompagnerà nel loro viaggio estremo verso l’Ade. 

 

2. «Ti ho dato il tuo primo bacio. L’unico che non ricorderai.»

Sgrano gli occhi, mentre mi prende una mano con gentilezza e se la schiaccia contro il petto. La fa scivolare sulla pelle gelida, lungo i muscoli del torace e dell’addome, e il sangue scompare sotto le mie dita tremanti.

Appena gli sfioro l’attaccatura della coscia sinistra, sussulta lasciandomi andare la mano. Mi afferra alla vita, si alza precipitosamente in piedi, tirandomi su. Il suo petto trema contro il mio.

Stavolta è la sua mano a sfiorare la mia pelle, insinuandosi nella scollatura del vestito. Mi stringe il seno sinistro tra le dita, accarezzandomi per un lunghissimo istante. 

Mi piego inarcando la schiena, rovescio all’indietro la testa, con le labbra che esalano gemiti che mai pensavo mi sarebbero potuti sfuggire dalla gola.

«Adesso muori una volta, mia piccola umana» sussurra lui, che con carezze sempre più audaci accompagna gli spasimi di piacere che il suo tocco mi provoca. «Muori e rinasci con me.»

 

 

 

3. Chiudo gli occhi, mentre le labbra di colui che mi sta uccidendo mi sfiorano il lobo dell’orecchio. La sua voce canta, melodiosa: «Il calore della tua pelle può sciogliere il ghiaccio che imprigiona la mia: non allontanarti da me. Il battito del tuo cuore spezza le catene che mi straziano il petto: appartienimi!»

Il mio cuore, ormai, non batte più e io sono solo nebbia e fiori che profumano di morte.

 

 

 

4. «Tu sei la persona più importante al mondo, per me, Julian» sussurro, con un’espressione di dolore che lui, fortunatamente, non può vedere.

«Lo so, Lenora» risponde, accarezzandomi i capelli. «Lo so.»

Ho le labbra vicine alla sua pelle a tal punto che potrei anche sentirne il sapore, se non fosse che, con un sobbalzo, la carrozza si ferma. Mi lascio sfuggire un piccolo grido nel sentire la porta della vettura che si spalanca all’improvviso.

Ancora stretta tra le braccia di Julian, sollevo con uno scatto la testa avvertendo lo sguardo gelido di qualcuno su di me, su di noi, e non si tratta di uno dei nostri servitori.

La signora Marguerite Beaufort, con l’aria più stanca e invecchiata del solito, ci sta fissando con il petto ansante, la mano ancora poggiata sulla porta aperta della carrozza.

«Scendete subito» ci ordina, secca.

«Madre…» provo a dire, arrossendo violentemente.

«Madre» mi fa eco Julian, senza scomporsi affatto. Si scosta da me e curva la schiena per scendere dalla carrozza e precedermi fuori per poi tendermi una mano, che afferro dopo un attimo di esitazione.

Sotto il cipiglio di nostra madre, e quello inespressivo di un paggio che sembra scrutare dritto davanti a sé, scendo dalla vettura affrettandomi a lasciare la mano di Julian.

 

 

 

5. «I cani dell’Ade sono uomini» dico tutto d’un fiato. «Sono uomini e adesso ti prego di mantenere il segreto. In un’unica traversata ho violato tutte le regole più importanti della Sororitas e sono stata… morsa. Non so perché io sia ancora viva, Maximus, né lo capisco.»

L’uomo sospira, facendomi cenno di abbassare la camiciola, poi annuisce. «I cani dell’Ade sono esseri umani?»

«Una volta lo erano, anche se adesso hanno ben poco di umano. Vestono armature che ricordano gli animali di cui portano il nome, si muovono spesso su gambe e braccia, a volte strisciano persino.E mordono. Mordono per dilaniare, lacerare, per…»

«Insomma, per uccidere.» Maximus interrompe il mio concitato discorso, permettendomi di riprendere fiato.

«Sì.»

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