Nuove uscite in libreria dal 15 al 21 novembre

Così Selvaggia Lucarelli descrive gli esordi di una relazione durata ben quattro anni in cui nulla, nella sua vita, ha avuto scampo: dal lavoro agli amici, l’ossessione per una storia che non aveva alcuna possibilità di funzionare, piano piano, come un fungo infestante, ha intaccato tutto quello che la circondava. Perfino l’amore per suo figlio, che finisce trascurato tra decisioni imprudenti e un’asfissiante sindrome abbandonica: “Oggi, guardandomi indietro, faccio ancora fatica ad ammetterlo, ma la felicità di mio figlio, la sua sicurezza perfino, erano la cosa più importante solo in quei rari momenti in cui sentivo di aver messo la mia relazione al sicuro. L’unico pericolo che avvertivo come costante e incombente era quello che lui mi lasciasse per la mia evidente inadeguatezza”.Con coraggio, senza fare sconti soprattutto a se stessa, racconta come un incontro tra un uomo che non vede nulla oltre se stesso e una donna che non vede nulla oltre lui può trasformarsi in una devastante dipendenza affettiva da cui la protagonista uscirà solo dopo aver toccato il fondo. Solo dopo aver compreso cos’era quel vuoto da colmare e perché ha coltivato la speranza distruttiva che qualcuno potesse colmarlo: “Siamo stati, insieme, una profezia feroce che per avverarsi aveva bisogno delle ferite di entrambi”.

Siamo cresciuti con delle certezze. Poi, un giorno, il mondo si è fermato, obbligandoci a guardare con occhi nuovi tutto quello che davamo per scontato.

Dopo il grande successo dei primi tre capitoli della serie di Vita con Lloyd, Simone Tempia torna con un libro che ci prepara a riaprirci agli altri, ricordandoci che niente è mai perduto. Perché come sostiene Neri Marcorè: «Due pagine di Tempia corrispondono circa a un’ora di meditazione o a tre ore di lezioni filosofiche sul senso della vita».

«Bentornato, sir.»
«Non mi sono mai mosso da qui, Lloyd…»
«Eppure è stato molto distante, sir.»
«Bentornato, sir.»
«Non mi sono mai mosso da qui, Lloyd…»
«Eppure è stato molto distante, sir.»
«E dove sarei finito?»
«Nella disperazione, sir. Un luogo che si raggiunge rimanendo bloccati.»
«E come se ne esce, Lloyd?»
«Basta fare un passo avanti, sir.»

‘Iguana, il piú feroce fra i serial killer, è scappato. La notizia è di quelle che fanno davvero paura: ora la sua ossessione potrebbe essere vendicarsi della poliziotta che lo aveva arrestato. Torna Grazia Negro. E con lei Simone, il ragazzo cieco di Almost Blue.

«Credo di aver sentito un rumore. È come quando ti accorgi che qualcuno sta parlando da un po’ ma non hai capito cos’ha detto perché non stavi ascoltando. Da qualche parte, perso nella memoria, ho il ricordo di un suono, sempre piú lontano e indistinto, come un sogno dopo il risveglio. Ma c’era, l’ho sentito. C’è qualcuno qui con me.»

Bologna, Ospedale Maggiore. Grazia Negro è ancora stordita dall’anestesia per il cesareo eppure sorride. Finalmente, a dispetto di tutto, è quello che ha scoperto di voler essere: una madre. Basta con le indagini, basta con i morti, basta con la caccia ai mostri. È felice. Ma un attimo dopo capisce che qualcosa non va. Un’infermiera le porta via la culla con le gemelle appena partorite, mentre un agente spinge il suo letto fuori dalla stanza. L’Iguana, il pazzo assassino che anni prima aveva preso di mira gli studenti dell’università, è scomparso dalla struttura psichiatrica in cui era detenuto, lasciando due morti dietro di sé. Era stata Grazia a catturarlo. Per questo trasferiscono lei e le bambine in un luogo segreto. E per questo conducono lí anche Simone, il suo ex compagno, il giovane non vedente che l’aveva aiutata nell’indagine. Però non è sufficiente. Ci sono zone buie, in questa storia, che nascondono sorprese molto pericolose. Nessuna fra le persone coinvolte nel caso è al sicuro.

Passione, tradimento, inganni mortali… la trilogia The Harbinger si conclude con un romanzo animato da personaggi indimenticabili e colpi di scena imprevedibili, con un finale agrodolce che rimarrà nel cuore dei lettori.

Tutte le magie possono essere usate per cose grandi e cose terribili.

Trinity Marrow ha perso la battaglia e il suo amato Difensore. E adesso, anche se al suo fianco si sono schierati sia i Guardiani che i demoni, potrebbe perdere la guerra contro il Messaggero. Riportare Lucifero sulla Terra per combattere contro quell’entità malvagia è probabilmente una pessima idea, ma non ci sono alternative… e l’ultimo Angelo Caduto rimasto è anche l’unico che con il suo immenso potere potrebbe forse ribaltare un risultato che appare ormai scontato. Così, mentre Trin e Zayne forgiano un nuovo e ancor più pericoloso legame, Lucifero scatena l’inferno sulla terra e all’orizzonte si profila minacciosa l’apocalisse. Il mondo è sull’orlo del baratro, la fine è vicina, e ormai rimane una sola certezza: che le forze del Bene vincano o perdano, nulla sarà mai più lo stesso.

Immaginazione, stile, erotismo tra personaggi divini, demoniaci o semplici mortali: una Mille e una notteepica e fiabesca, capolavoro del fantasy d’avanguardia di fine Novecento.

In dialogo con i capisaldi della letteratura fantastica di tutti i tempi, il Ciclo della Terra Piatta (di cui la trilogia qui presentata costituisce l’inizio) ripropone la narrazione di vicende non scontate, ispirate a una sintesi tra modelli prestigiosi quali le leggende della tradizione romantica e le novelle orientali nello stile delle Mille e una notte. Le “storie concentriche” della Lee, con i loro vari protagonisti – divini o demoniaci, mortali o immortali – trasferiscono fin dai loro esordi lettrici e lettori nel regno dell’epos e delle fiabe, in cui l’amore implica insospettate crudeltà e la discesa nel regno dei morti può anche ammettere il ritorno tra i vivi.

Un libro imperdibile per tutti gli amanti delGrishaVerse direttamente dalle mani di Alina Starkov alle vostre, la riproduzione fedele della Istorii Sankt’ya , per permettervi di entrare nelle pieghe più profonde dell’amatissimo universo creato da Leigh Bardugo. 

Una raccolta di storie che raccontano le vite, i martirii e i miracoli dei Santi a voi più familiari, come Sankta Lizabeta delle Rose o Sankt Ilya in Catene, ma anche le vicende più strane e meno conosciute, come quelle di Sankta Ursula, Sankta Maradi e del Santo senza Stelle. Una collezione resa ancora più preziosa dalle straordinarie tavole a colori che accompagnano ogni storia.

Un nuovo volume nella serie delle Fiabe Nordiche di Iperborea dedicato alla tradizione popolare finlandese.

Foreste, laghi, isole, ghiaccio: il paesaggio che il popolo finlandese ha sempre avuto negli occhi non poteva che diventare lo sfondo per le sue fiabe. E la mitologia finnica, quella che anima il grande poema epico Kalevala, ne ha arricchito le trame, già ricche in una terra alla confluenza tra folklore occidentale e folklore russo: in Finlandia, una figura fiabesca universalmente nota quale la matrigna cattiva può spedire la figliastra a Hiisi, dimora di spiriti maligni autoctoni, e autoctoni sono anche i vetehiset, le divinità lacustri con cui deve vedersela il giovane che con il poco che ha va a cercar fortuna. In una natura numinosa, di cui sono gli sciamani a custodire i segreti, gli animali della foresta parlano, aiutano e tirano scherzi, un lupo addirittura canta in preda ai fumi dell’alcol; e la neve porta le tracce di un viavai di slitte, di sci e di navi portentose capaci di solcare anche la terra, i bracci di mare sono attraversati da ponti spuntati d’incanto e nel cielo si viaggia a dorso d’aquila o di gabbiano. Tutti vagano, in queste fiabe, tutti sono in cerca di qualcosa: Ilmarinen, il fabbro sempiterno, va a maritarsi, due ragazzi cercano i loro sette fratelli tramutati in cigni, Lippo, partito per la caccia, ritrova casa dopo anni grazie al figlio, che darà inizio alla storia della Lapponia, e c’è perfino chi cerca, e trova, la via che porta i finlandesi alla felicità. Nella trascrizione che ne ha fatto Eero Salmelainen a metà Ottocento, con il suo stile diretto, conciso e venato di ironia, queste fiabe si avvicinano alla freschezza del canto popolare e insieme, per l’immediatezza e il peculiare umorismo, anticipano la narrativa finlandese dei nostri giorni.

Come sempre, Jack Reacher non è diretto in nessun posto in particolare, e ha tutto il tempo del mondo per arrivarci. Ma una mattina si ritrova in una tranquilla e anonima cittadina vicino a Nashville, nel Tennessee. Vuole prendere una tazza di caffè e proseguire il suo viaggio. Non succederà. Nota infatti un uomo che sta per finire dritto in un agguato. Quattro contro uno… Così interviene, con il suo solito marchio di fabbrica per risolvere i conflitti. L’uomo che ha salvato si chiama Rusty Rutherford, un tecnico informatico da poco licenziato a causa di un attacco hacker ai danni del comune per cui lavorava. Rusty voleva dimostrare a tutti i costi la propria innocenza, ma è finito in grossi guai. Reacher capisce che sotto c’è qualcosa di molto più serio e pericoloso. E decide di fermarsi per rimediare. Come solo lui sa fare…

Tre anelli è il racconto di tre vite geniali e randagie, quelle di tre uomini che hanno scelto o subíto l’esilio in momenti diversi della storia. Ed è allo stesso tempo il racconto di una tecnica letteraria, la narrazione ad anello che, almeno dall’Odissea, è il ritmo con cui l’Occidente plasma le storie. Ma Tre anelli è anche il racconto di un modo di vedere il mondo, il racconto della vita di tutti, perché le vite di tutti sono fatte di luce e oscurità, di curve e deviazioni, di incontri e abbandoni, di anelli che ci fanno scoprire noi stessi.

«”Tre anelli” è un libro breve ma emozionante, di quelli che credono tenacemente al potere rigenerativo della letteratura» – The Wall Street Journal

«”Tre anelli è stupendo. Mendelsohn fa qualcosa che di solito associamo ai migliori scrittori di finzione – penso a Sterne, Proust, Eco e Calvino» – Helen DeWitt

«Uno straniero arriva in una città sconosciuta dopo un lungo viaggio. Da qualche tempo è stato separato dalla sua famiglia; da qualche parte c’è una moglie, forse un figlio. Il percorso è stato travagliato, e lo straniero è stanco. Si ferma davanti all’edificio che diventerà la sua casa e poi comincia ad avvicinarsi». Chi è lo straniero errante, l’esule, il viaggiatore sperso? Oggi potrebbero essere i tanti popoli che lasciano le loro terre e attraversano il Mediterraneo, nel Novecento sono stati gli ebrei – i piú fortunati almeno – che hanno lasciato la Germania e l’Europa. In passato i tanti che hanno abbandonato la loro terra a causa di una guerra, di un rovescio, di un accidente. Questa frase torna ciclicamente in Tre anelli di Daniel Mendelsohn, via via che l’autore «incontra» la vita di tre esuli, diversi ma in qualche modo uniti: Erich Auerbach, il piú grande critico del Novecento, ebreo che fuggí dalla Germania di Hitler e scrisse il suo grande classico sulla letteratura occidentale, Mimesis, in esilio a Istanbul; François Fénelon, l’arcivescovo francese del diciassettesimo secolo il cui ingegnoso seguito dell’Odissea, Le avventure di Telemaco, una velata critica del Re Sole, segnò la rovina del suo autore; e il romanziere tedesco W. G. Sebald, autoesiliato in Inghilterra, le cui narrazioni serpeggianti esplorano i temi del viaggio e dell’esilio, della nostalgia e della separazione da casa. Raccontando le loro vite, Mendelsohn racconta anche una tecnica narrativa, un modo di dare forma alle storie e un senso al mondo: la narrazione ad anello, l’arte della divagazione, l’idea di un viaggio, di un’odissea, che permetta un ritorno a casa arricchiti. Una tecnica che, fin dai tempi di Omero, ha definito il modo occidentale (e soprattutto mediterraneo) di legare uomini e simboli, terra e cielo, caso e destino. Ma raccontando queste tre vite, questi tre esili, Mendelsohn racconta anche la propria, di vita, le deviazioni e i giri a vuoto, i passi falsi e le scoperte, gli incontri e le perdite. Ecco allora che l’ultimo anello di questo libro ipnotico e sapiente attraversa le vite di tutti, perché a tutti appartiene il viaggio. Dopo Gli scomparsi e Un’Odissea, Daniel Mendelsohn ci regala un libro di borgesiana intelligenza, un racconto nei cui cerchi è nascosto un mondo.

Un testo di grande forza basato sull’esperienza di una vita.
La signorina Crovato è diventata grande. Adesso lavora stabilmente per la Biennale organizzando le principali manifestazioni culturali a Venezia. Negli uffici di Ca’ Giustinian, oltre a sbrigare il lavoro pratico, ha il privilegio di respirare l’atmosfera che la circonda e l’eleganza del pensiero di chi le sta accanto. Grazie a incontri speciali con personaggi del teatro e della musica, Luciana impara a coltivare la sua spinta vitale e ad affinare il suo carattere, bilanciandoli sempre con un atteggiamento di sana umiltà e un’incessante voglia di migliorarsi. Intanto, nella sua vita privata, la morte dell’amatissimo padre porta con sé inevitabili conseguenze e Luciana, in cerca di sicurezze, decide di accettare un insolito patto d’amore e d’amicizia. In seguito a questi avvenimenti, è costretta a lasciare la Biennale ma, grazie alla sua tenacia e a un pizzico di fortuna, trova subito lavoro a Parigi. Nel frattempo si dedica alla scrittura e con un racconto vince a sorpresa un concorso letterario importante: questo le offre l’occasione di firmare i primi pezzi per il giornale della sua città occupandosi di moda, un incarico che la porterà a girare il mondo e a conoscere i personaggi più in vista dell’epoca, aprendole le porte di una realtà sconosciuta ed eccitante. Cambia l’universo nel quale si muove Luciana, ma la sua vita prenderà una direzione ancora diversa quando una notizia del tutto inaspettata la porterà a fare scelte impegnative, di responsabilità e di coraggio.
Un tuffo nella vita adulta di una protagonista indimenticabile, che da semplice “signorina”, intraprendente e volenterosa, si trasforma in donna combattiva e capace, pronta a imporsi come persona, oltre che come stimata giornalista di moda.

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