Recensione. Il buio oltre la siepe

Sinossi ufficiale

In una sonnolenta cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti l’avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un afroamericano accusato di aver stuprato una ragazza bianca. Riuscirà a dimostrarne l’innocenza, ma l’uomo sarà ugualmente condannato a morte. Questo, in poche righe, l’episodio centrale di un romanzo che da quando è stato pubblicato, oltre cinquant’anni fa, non ha più smesso di appassionare non soltanto i lettori degli Stati Uniti, ma quelli di tutti i paesi del mondo dove è stato tradotto. Non si esagera dicendo che non c’è americano che non l’abbia letto da bambino o da adolescente e che non l’abbia consigliato a figli e nipoti. Eppure non è un libro per ragazzi, ma un affresco colorito e divertente della vita nel Sud ai tempi delle grandi piantagioni di cotone, dei braccianti neri che le coltivavano, delle cuoche di colore che allevavano i figli dei discendenti delle grandi famiglie dell’Ottocento, della white trash, i “bianchi poveri” abbrutiti e alcolizzati; e anche, purtroppo, delle sentenze sommarie di giurie razziste e degli ultimi linciaggi americani della storia. Quale il segreto della forza di questo libro? La sua voce narrante, che è quella della piccola Scout, la figlia di Atticus, una Huckleberry Finn in salopette (dire “in gonnella” sarebbe inesatto, perché Scout è una maschiaccia impertinente e odia vestirsi da donna) che, ora sola ora in compagnia del fratello maggiore e del loro amico più caro (ispirato all’autrice dal suo amico d’infanzia Truman Capote), ci racconta la storia di Maycomb, Alabama, della propria famiglia, delle pettegole signore della buona società che vorrebbero farla diventare una di loro, di bianchi e neri per lei tutti uguali, e della vana battaglia paterna per salvare la vita di un innocente.

Recensione

“Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.”

Scout racconta in prima persona la vita di Maycomb, cittadina pigra dell’Alabama nel 1935, dove vive con il fratello Jem, il padre Atticis, un avvocato integerrimo e la domestica di colore Calpurnia, severa ma giusta.

Scout è un maschiaccio, impulsiva e testa calda, che a scuola si annoia con un nuovo metodo di insegnamento quando lei già sa leggere da parecchio grazie al padre. Lei e il fratello subiscono le conseguenze del fatto che Atticus sta difendendo un uomo di colore.

A Maycomb esiste il sistema di caste per cui i cittadini più anziani,cioè quelli che avevano vissuto lì per tutta la vita e che appartenevano alla stessa generazione, si conoscevano perfettamente tra loro, arrivando a sapere quali sarebbero stati gli atteggiamenti anche i gesti degli altri, dato che si erano ripetuti per generazioni raffinati col tempo. È una cittadina in cui gli uomini di colore frequentano la loro chiesa e si spaventano anche solo per il fato di trovarsi in compagnia di un bianco.

Devo ammettere che a tratti mi sono annoiata perché la parte dedicata al processo a carico di un nero accusato ingiustamente di aver cercato di violentare una ragazza bianca e le sue conseguenze è veramente esegua rispetto al resto del racconto. Capisco perfettamente che il pov è quello di una ragazzina e questa è la ragione per cui ci si dilunga molto sulle sue giornate estive o sulla scuola. Mi spiace ma mi aspettavo qualcosa di diverso …

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