Recensione. Le luci nelle case degli altri

Siamo concentrati su quello che teniamo chiuso dentro di noi, dietro le saracinesche abbassate, che su quanto succede la’ fuori: e non ci capiamo più niente di niente.

Sinossi ufficiale

Mandorla è la bambina felice di una ragazza madre piena di fantasia. Maria, la mamma, lavora come amministratrice d’immobili e ha lo speciale dono di trasformare ogni riunione condominiale in toccanti sedute di terapia di gruppo… Quando un tristissimo giorno Maria muore cadendo dal motorino, i condomini di via Grotta Perfetta 315, quelli che più le volevano bene, scoprono da una lettera che proprio nel loro stabile la piccola Mandorla è stata concepita… ma su chi sia il padre, la lettera tace. Proprio perché con tutti Maria sapeva instaurare un legame intenso, nessun uomo tra i condomini si sente sollevato agli occhi degli altri dal sospetto di essere il padre di Mandorla. È così che verrà presa la decisione di non fare il test del DNA su Mandorla, e stabiliscono di crescere la bambina tutti assieme. È questo il fatale presupposto di una commedia umana che, con l’alibi del paradosso, in realtà ci chiama in causa tutti. E mentre, di piano in piano, Mandorla cresce, s’innamora, cerca suo padre e se stessa, ci si avventura con lei verso rivelazioni luminose e rivelazioni scomode, si assiste a nuove unioni e a separazioni necessarie. L’autrice costruisce attorno al cuore pulsante della sua protagonista un romanzo corale dove i grandi archetipi si mescolano agli struggimenti contemporanei, la verità e la menzogna cambiano continuamente di segno per dare vita a una voce fresca e profonda, che condurrà, fiduciosa soprattutto dei suoi dubbi, verso un finale sorprendente.

Recensione

Più sai usare le parole più ti allontani anziché avvicinarti a quello che vuoi realmente esprimere. Quindi sa che ti dico? Sono felice di non saper scrivere bene per dirti quello che vorrei.

Dopo l’ inizio in cui a parlare soprattutto in prima persona è la maestra Tina e spiega come sono andate le cose, cioè che le cinque famiglie del condominio di Via Grotta Perfetta hanno deciso di crescere Mandorla insieme mentre ad adottarla sarebbe stata solo la maestra stessa, ci ritroviamo catapultati dopo 11 anni con Mandorla accusata di complicità di un criminale e che vorrebbe tanto essere stata una cosa anziché una persona, perché le cose possono essere riparate, ma non c’è un posto dove si possa portare a riparare l’infanzia, tanto più se ti è capitato di averne cinque. Ogni tanto c’è un flashback con i vari condomini come protagonisti.

Lo stile della Gamberale è molto particolare, ci porta direttamente nella mente della protagonista e anche nelle vicende di questo strambo condominio, dove tutti gli abitanti hanno deciso di prendersi cura di una bambina che ha perso la madre e di cui nessuno sa chi sia il padre. Anzi quest’ultimo potrebbe essere proprio uno degli uomini che abitano nel palazzo, ma tutti insieme hanno deciso di non fare il test del DNA per non rovinare le loro famiglie. Ritengo che questa sia una scelta molto egoistica da parte loro, perché in questo modo hanno negato a Mandorla la sua infanzia, già complicata dalla perduta improvvisa della madre Maria.

Nel condominio ci sono tante coppie diverse: ci sono i coniugi Barilla che sembrano la famiglia perfetta, del mulino bianco con un ingegnere in carriera, una madre e moglie perfetta e due figli di cui la prima è una vera ribelle ma l’altro è un bravissimo ragazzo; ci sono Lorenzo Ferri e Lidia Frezzani, l’uno talmente perso in se stesso e l’altra Dietro alle parole che vomita come fosse un fiume in piena. Il, poi ci sono i coniugi Gro’, Samuele e Caterina e loro figlio Lars, una coppia sull’orlo di una crisi che esplode presto e infine c’è la maestra Tina Polidoro, mai sposata che vive le sue notti parlando con i fantasmi del suo passato. È un piccolo microcosmo in cui Mandorla cresce amata ma mai capita fino in fondo, accudita ma non compresa, catalogo punto che si sente a disagio nella sua vita, un pesce fuor d’acqua nella sua scuola, senza capire chi è veramente, con un buco nello stomaco che non si riesce a colmare. Una ragazzina terrorizzata da Porcomondo, un delinqueste sparito dal quartiere anni prima, molto matura per la sua età che ogni sera prega di diventare qualcos’altro, un taxi inglese, un palo, un documentario, un paio di orecchini d’oro e di corallo.

Su tutto spicca la lettera che Maria , la madre di Mandorla, le ha scritto appena nata, una lettera dolce appassionata , piena di amore e di tanta paura per il futuro, di sogni e di speranza.

È bellissimo il passaggio in cui si parla di com’è che finisce un amore, può capitare quando non ce n’è più o quando ce n’è troppo o anche quando in realtà non ce n’è mai stato; finisce perché qualcosa si consuma ma anche quando non si consuma niente e tutto resta come il primo giorno, talmente perfetto da sembrare finto; oppure potrebbe finire perché ce lo scordiamo da qualche parte, o perché lo vogliamo tenere sempre chiuso in tasca per non perderlo, ma in questo modo marcisce e va a male; finisce perché si va di fretta, perché si rimane indietro, perché vuole finire o perché deve finire; Perché bisogna ricordarsi che quando un amore comincia potrebbe finire.

Un altro passaggio che mi ha colpito particolarmente è quello in cui si parla del fatto di conoscere una persona: significa permetterle di darci e toglierci qualcosa, farlo entrare nella nostra vita, fargliela illuminare e modificare mentre noi modifichiamo la sua senza che nessuno, mentre capita, se ne accorga. È una sensazione molto particolare quella che mi hanno suscitato queste parole, è sempre un azzardo far entrare qualcuno nella nostra vita ed è anche un rischio entrare in quella degli altri, senza rischiare di rompere qualcosa, senza rischiare di rimanere invischiati in qualcosa più grande di noi.

Questo libro mi ha lasciato dentro un po’ di apprensione per il futuro di Mandorla e di pena per quella che è stata la sua infanzia, negata da tanti che pensavano di farle del bene ma le hanno tolto la possibilità di sbagliare e di sapere chi fosse suo padre.

Estratti

Se il mondo è così indifferente a chi risponde o non risponde al suo appello, pensavo, che senso ha esserci? Che senso ha alzare la mano e rispondere presente, lavandosi la faccia di mattina, andando a scuola, facendo i compiti?

È per questo che vorrei che cresci rara come una giraffa in città, ma con l’istinto domestico del cagnolino (che a me è sempre mancato).

Vorrei vorrei vorrei. Che ti piacerà ballare. Che nei momenti di disperazione non ti viene in mente di invidiare la felicità degli altri, le fortune, i successi degli altri, le certezze, i risultati, le luci nelle case degli altri: dappertutto c’è del bene, dappertutto c’è del male. Vorrei pensarti sempre più forte di quello che potrà capitarci.

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