Recensione. La donna in bianco

Sinossi ufficiale

Quale terribile segreto nasconde la misteriosa figura femminile che si aggira di notte per le buie strade di Londra? Questo è solo il primo di una serie di intrighi, apparizioni e sparizioni, delitti e scambi di identità che compongono la trama della Donna in bianco, tessuta con magistrale sapienza da Wilkie Collins. Nel 1860 Charles Dickens pubblicò il romanzo a puntate sulla sua rivista «All the Year Round» suscitando uno straordinario interesse nel pubblico, che seguì per un intero anno le vicende della sventurata Anne Catherick e quelle degli altri personaggi, descritti con impareggiabile abilità psicologica, come l’impavida Marian Halcombe, il coraggioso Walter Hartright e l’affascinante quanto ambiguo conte Fosco. È passato un secolo e mezzo e le cose non sono cambiate. Anche il lettore moderno più smaliziato non può che rimanere piacevolmente intrappolato negli ingranaggi di questa straordinaria macchina narrativa, che ha segnato per sempre la tradizione del mistery, facendo guadagnare al suo autore l’attributo di “padre del poliziesco moderno”. Non c’è lunghezza che tenga: di un libro del genere si arriva sempre al fondo con rimpianto. La donna in bianco è anche un musical di grande successo realizzato da Andrew Lloyd Webber.

Recensione

Nel racconto si alternano vari narratori : Walter Hartright protagonista e narratore in prima persona della prima parte, la seconda parte è narrata da Vincent Gilmore avvocato della famiglia Fairlie, la terza da Marian Halcombe, sorellastra di Laura Fairlie, poi altri personaggi secondari, e il conte Fosco.

Il personaggio della misteriosa donna in bianco è il fil rouge che unisce tutta questa lunghissima narrazione. La sua apparizione è descritta in modo straordinario all’inizio del romanzo.

“Ero arrivato in quel punto del cammino dove quattro strade si incontrano – la strada per Hampstead, lungo la quale ero tornato indietro, la strada per Finchley, la strada per il West End, e la strada che portava a Londra. Mi ero avviato meccanicamente in quest’ultima direzione, e procedevo come un vagabondo per la strada solitaria – cercando di immaginare, se ben ricordo, quale fosse l’aspetto delle giovani signorine del Cumberland – quando, in un solo momento, ogni goccia di sangue mi si gelò nelle vene: una mano, con tocco delicato e improvviso, s’era posata sulla mia spalla.

Mi voltai di scatto, stringendo forte il manico del mio bastone.

E lì, al centro della strada luminosa – lì, come se fosse spuntata in quel momento dalla terra, o caduta giù dal cielo – vidi stagliarsi solitaria la figura di una donna, vestita di bianco dalla testa ai piedi, che mi scrutava con espressione grave, e con la mano indicava la nuvola scura sopra Londra, guardandomi dritto negli occhi.”

[…]

“Tutto ciò che riuscii a distinguere alla luce della luna fu un viso pallido, giovane, con gli zigomi e il mento scarni e affilati; due grandi occhi, gravi e attentissimi; labbra nervose, incerte; e dei capelli chiari, di una sfumatura tra il marrone e il biondo. Non c’era nulla di eccessivo, nulla di impudico nei suoi modi: era piuttosto calma e controllata, vagamente malinconica e forse un poco sospettosa: non sembrava esattamente una gran dama, ma neppure una donna miserabile. C’era nella sua voce, per quanto l’avessi sentita pronunciare solo poche parole, un che di stranamente rigido e meccanico, e parlava molto rapidamente. Portava con sé una valigetta: e il suo abbigliamento (cuffia, scialle e vestito erano tutti bianchi), per quel che fui in grado di notare, non era certo di fattura raffinata o costosa. La sua figura era snella e ben più alta della media; il portamento e i gesti totalmente scevri d’ogni stravaganza”

La donna in bianco, Anne, è scappata dal manicomio ma questo lo apprendiamo solo in seguito, dopo varie vicissitudini da parte di Walter e diverse indagini condotte insieme a Marian Halcombe, sorellastra di Laura Fairlie.
Le donne sono profondamente legate pur essendo molto diverse l’una dall’altra: la prima è bruttina e scura, mentre l’altra è bionda è bella, l’una è considerata strana e bisbetica quando l’altro è dolce e affascinante, la prima è povero, l’altra ha una fortuna.

Laura in effetti sembra un angelo:

“una figura giovane, leggera, con indosso un abitino di mussola dal disegno semplice e delicato, a righe bianche e celesti. Una sciarpa dello stesso tessuto, leggermente increspata, le cinge le spalle, e un cappellino di paglia grezza, abbellito soltanto da qualche fiocchetto in tinta col vestito, le copre il capo, disegnandole una morbida ombra perlacea sulla parte superiore del viso. I suoi capelli sono di un castano così lieve e pallido – non biondi, e tuttavia altrettanto luminosi; non dorati, e tuttavia altrettanto brillanti – che quasi si confondono, qui e là, con l’ombra del cappello. Sono divisi in mezzo e raccolti sopra le orecchie, e si arricciano un poco, con naturalezza, sopra la fronte. Le sopracciglia sono assai più scure dei capelli; e gli occhi sono di quell’azzurro dolce, limpido, quasi turchese, che tanto spesso cantano i poeti, e tanto raramente si trova in natura. Occhi d’un colore adorabile, d’una forma adorabile – grandi, teneri e assorti – ma belli più di ogni altra cosa al mondo in virtù di quello sguardo chiaro e sincero che vive nelle loro più segrete profondità, e brilla, in ogni loro cambiamento d’espressione, della luce di un mondo più puro e più onesto.”

“L’incanto che quegli occhi – senza clamore, eppure con fermezza – disegnano sull’insieme del suo viso talmente copre e trasfigura ogni sua umana, naturale, imperfezione, da rendere difficile un giudizio sui meriti e i difetti degli altri lineamenti. Difficile notare che la parte inferiore del viso si assottiglia troppo delicatamente verso il mento per potersi dire proporzionata a quella superiore; che il naso, per sottrarsi a un’inclinazione aquilina (sempre violenta e crudele sul volto di una donna, per quanto geometricamente perfetta) ha deviato un poco nella direzione opposta, compromettendo la purezza della linea; e che le labbra dolci, e sensibili, quando sorride, sono soggette a una leggera contrazione nervosa, che da una parte le solleva all’insù, verso la guancia. Sarebbe forse possibile notare queste imperfezioni sul viso di un’altra donna, ma non è facile osservarle sul suo, tanto intimo è il legame che le unisce con tutto ciò che vi è di individuale e caratteristico nella sua espressione, e tanto stretta è la dipendenza di quest’ultima, in ogni altro lineamento del suo viso, dal commovente impulso dei suoi occhi.”

Poi c’è Sir Percival Glyde che ha fatto rinchiudere in manicomio Anne e che sposerà Laura, portandosi dietro molto debiti e un orribile segreto che Anne conosce.

Infine c’è l’enigmatico Conte Fosco tutto da scoprire.

Un meraviglioso romanzo classico con vari cambi di pov e una suspense magistralmente gestita: un vero capolavoro.

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