Recensione. Il club dei delitti del giovedì

«Ma se non siete amici, cosa siete?»

Joyce alza lo sguardo, scuote la testa verso gli altri membri di quella cricca improbabile. «Bene» dice. «Per prima cosa noi siamo amici, naturalmente; soltanto che loro non l’hanno ancora realizzato. E in secondo luogo, se non c’era scritto sul suo invito, agente De Freitas, allora è stata una mia svista. Noi siamo il Club dei delitti del giovedì.»

Sinossi ufficiale

Kent, Gran Bretagna. In una tranquilla e lussuosa casa di riposo quattro improbabili amici si incontrano una volta alla settimana per indagare sui casi di omicidi irrisolti. Elizabeth, Joyce, Ibrahim e Ron, tra calici di vino e torte alla vodka, studiano i fascicoli della polizia segretamente acquisiti dalla leader indiscussa del gruppo, Elizabeth. Ma quando un brutale omicidio ha luogo proprio sulla loro soglia di casa, “Il club dei delitti del giovedì” si ritrova nel bel mezzo del primo caso in diretta. I quattro protagonisti saranno pure degli ottantenni, tuttavia hanno ancora qualche asso nella manica. Sono persone vivaci, straordinariamente agili ed energiche, decise a esercitare la loro notevole elasticità mentale nella ricerca di un assassino a piede libero. Per trovarlo si immedesimeranno nel personaggio dell’anziano curioso e vagamente ingenuo, così da raccogliere informazioni e inserirsi nelle indagini ufficiali con stratagemmi sorprendenti, che superano spesso il confine della legalità.

Recensione

Questo libro è stata una piacevolissima sorpresa, letto per partecipare al torneo dei lettori professionisti organizzato da Claudia Bergamini di Facebook.

Lo stile molto accattivanti una storia estremamente divertente: ambientata in una casa di riposo per anziani, Cooper Chase, ha come protagonisti quattro strepitosi vecchietti che si improvvisano, ma neanche troppo, detective per risolvere due morti misteriosi avvenute nei dintorni.

I quattro hanno Ognuno ha delle caratteristiche particolari: Elizabeth a un passato misterioso, probabilmente legato allo spionaggio e al settore dei servizi segreti; Joyce è stata un’infermiera ma è una persona molto perspicace, una gran chiacchierona e il dono di passare in osservata, cosa che a volte risulta essere molto vantaggioso, Soprattutto se si sta indagando su un omicidio.; Ibrahim è stato uno psicoterapeuta, è un uomo molto metodico, preciso e razionale; Ron invece è stato un gran combattente, una persona sempre in prima fila per battersi per i diritti dei più deboli e degli esclusi.

Elizabeth aveva fondato il Club dei delitti del giovedì insieme a Penny, una sua amica conosciuta nella casa di riposo che era stata ispettrice di polizia nel Kent per un sacco di anni, Avevano cominciato per scherzo con il penny che portava alle riunioni gli schedari dei casi insoluti, anche senza essere autorizzata ad averli.

I capitoli narrati in prima persona da Joyce (una sorta di diario) si alternano a quelli in terza persona dove si narra dell’inserimento all’interno del gruppo di arzilli detective di un’agente di polizia, Donna che prenderà parte alle indagini ufficiali sui due omicidi di due persone legate a Cooper Chase.

Man mano che procede il racconto si fa sempre più divertente soprattutto nelle pagine del diario di Joyce che è una gran chiacchierona, ha un grande bisogno di raccontare tutto quello che le succede, dal più piccolo particolare insignificante alle situazioni più eclatanti.

Il racconto mi ha ricordato un po’ i romanzi di Agatha Christie che hanno come protagonista Miss Marple, una detective dilettante che però ha un grande intuito e riesce sempre a trovare il colpevole alla fine della storia. Questi quattro vecchietti, rispetto al personaggio creato da Agatha Christie, hanno dalla loro parte moltissime risorse in più, come per esempio la possibilità di accedere a documenti riservati, il che non è un elemento affatto trascurabile nello svolgimento delle indagini.

Una lettura perfetta da fare sotto all’ombrellone, frizzante, divertente, molto intrigante.

Estratti

La memoria era il vandalo che faceva razzie in tutta Coopers Chase. Smemoratezza, dimenticanze, distrazione, grovigli di nomi ingarbugliati. Che cosa sono venuta a fare qui? I nipotini ti guardano e ridacchiano di te. Figli e figlie ci scherzano su, ma tu devi stare all’erta. Ogni tanto capita che ti svegli di notte coi sudori freddi. Di tutte le cose da perdere, proprio la memoria? Che si prendano una gamba, un polmone, o che altro ma non la memoria, non la mente. Riuscire a catturare gli ultimi raggi di sole e vederli per quello che sono, prima di diventare “la povera Rosemary” o “il povero Frank”. Prima che non ci siano più altre gite, altre partite, altri club dei delitti del giovedì. Prima che non ci sia più tu. Quasi di sicuro quando confondi il nome di tua figlia con quello di tua nipote è perché hai la testa da un’altra parte, ma chi può dirlo? È come camminare sulla fune.

Per Ian Ventham, però, ieri era il gran giorno. Per tutti viene il gran giorno, e ieri era il suo. Elizabeth dice che è stato ucciso, e se Elizabeth dice che è stato ucciso, mi aspetto che sia così. Immagino che non se lo aspettasse quando si è svegliato ieri mattina. Spero di non sembrare insensibile, è solo che ho visto un sacco di persone morire, e ho versato così tante lacrime. Ma per Ian Ventham non ne ho versata neanche una, e volevo solo che lo sapeste. È triste che sia morto, ma non mi ha rattristata. E adesso, mi scuserete, devo andare a dare una mano a risolvere questo caso.

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