5 cose che… 5 Libri pubblicati nell’anno della mia nascita

Un libro straordinario che Mario Lodi ha pubblicato più di cinquant’anni fa con i suoi alunni e che mantiene intatta quella freschezza e quella modernità che lo hanno reso un grande classico.
I veri autori sono i bambini: sono loro a provocare, suggerire, inventare, raccontare la loro esperienza. Al di là della finestra della loro aula, i ragazzi di una piccola scuola di campagna hanno scoperto e annotato via via, nel corso dell’anno, la vita dei passeri sui tetti, nei cortili, negli orti. È nata così l’idea di scrivere insieme la loro storia.
Protagonisti del racconto sono, con Cipì e la sua compagna Passerì, un gatto, una margherita-poeta, tanti altri passeri e farfalle; e soprattutto il sole, le nuvole, la pioggia, tutta la natura con l’eterno ciclo delle stagioni. Il libro narra la scoperta del mondo con i pericoli e gli ostacoli che i protagonisti affrontano con la sola forza vitale dei valori universali: l’amicizia, la solidarietà, la libertà.
Nella società di oggi, che sembra averli dimenticati, Cipì propone ai bambini la realtà positiva dei valori umani più alti.
Prima edizione 1972, collana “Gli Struzzi”, Giulio Einaudi editore.
Prima edizione 1992, collana “Storie e rime”, Einaudi Ragazzi

Città reali scomposte e trasformate in chiave onirica, e città simboliche e surreali che diventano archetipi moderni in un testo narrativo che raggiunge i vertici della poeticità. Postfazione di Pier Paolo Pasolini.

“Che cos’è oggi la città per noi? Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città.” (Da una conferenza di Calvino tenuta a New York nel 1983).

Vita e miracoli di Teresa Batista venduta tredicenne dai parenti a un turpe orco stupratore, giustiziera del suo tiranno, prostituta capace di ridiventar vergine a ogni nuovo amore, sambista inarrivabile, irriducibile debellatrice del diavolo nero, indomita sindacalista dei bordelli, generosa animatrice di ogni rivolta contro l’ingiustizia terrena; santa, probabilmente figlia della divinità guerriera Iansã, o addirittura, Iansã stessa, eternata con divertimento e golosità inesauribili dal piú popolare narratore brasiliano.

Paese d’ombre racconta la vita, dall’infanzia alla vecchiaia, di Angelo Uras, le cui vicende personali offrono l’occasione all’autore per mettere in luce temi importanti come quello ecologico e dello sfruttamento tra ricchi e poveri; per evidenziare una galleria di personaggi di grande rilievo storico e sociale, e per raccontare un mondo che andava dissolvendosi.
Il romanzo è ambientato a Norbio Veronica (chiamata dall’autore anche come Parte d’Ispi, che poi risulta essere Villacidro, città natale dell’autore), paesino posto alle pendici del monte Linas a 45 km da Cagliari. Il protagonista Angelo Uras vive con la madre Sofia Curreli ed è ben voluto dal ricco possidente conte don Francesco Fulgheri, che tutti dicono essere burbero e anticonformista per il suo “modo di pensare che era così moderno da essere considerato pericolosamente rivoluzionario dalle autorità governative isolane, dalle autorità che stavano accanto al Viceré, dal Presidente dell’Ordine degli avvocati, e specialmente dai due personaggi più in vista di Norbio, che erano l’avvocato Antioco Loru e il professore Antonio Todde”.
In qualità di avvocato, don Francesco Fulgheri aveva difeso il pastore Pantaleo Mummìa, reo di essersi ribellato alla famosa legge delle chiudende, del 1821, con la quale si permetteva, a tutti coloro che avevano la possibilità di farlo, di impadronirsi della terra fino ad allora libera per l’uso della pastorizia, cancellando di fatto l’antico diritto delle terre comuni per il pascolo e il bosco.

Torino, anni settanta. Nel suo pied-à-terre viene ucciso l’architetto Garrone. 
Mondadori torna al giallo ripubblicando i suoi classici in una nuova veste grafica.

Dopo tanti anni che ci abitava, lui sapeva ormai che la leggendaria monotonia della città era un’invenzione di osservatori superficiali, o piuttosto un mascheramento da cui l’ingenuo e l’impaziente si lasciavano ingannare come dal neutro pelame mimetico di un animale appiattato. Sotto quell’apparenza così ovvia, di carta messa in tavola, Torino era una città per intenditori.

Squallido personaggio che vive di espedienti ai margini della Torino bene, Garrone fa parte di una sorta di “teatrino privato” nel quale Anna Carla Dosio, la moglie di un ricco industriale, e Massimo Campi, giovane omosessuale della buona borghesia, stigmatizzano vizi, affettazioni e cattivo gusto dei loro conoscenti. Il commissario Santamaria indaga tra l’ipocrisia, le comiche velleità e i chiacchiericci della borghesia piemontese. Sullo sfondo una città in apparenza ordinata e precisa fino alla noia, ma che nasconde un cuore folle e malefico. Un romanzo paradossale e raffinato, complesso ma leggero, di fulminante ironia.

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