Recensione. Cambiare l’acqua ai fiori

La morte non fa pause, non conosce vacanze ne’ giorni festivi ne’ appuntamenti dal dentista. Se ne infischia delle ore morte, dei periodi di grandi partenze, dell’autostrada del sole, delle 35 ore settimanali, delle ferie pagate, delle feste di fine anno, della felicità, della giovinezza, della spensieratezza e del tempo che fa. La morte è sempre presente, ovunque. Non ci si pensa mai davvero, sennò si diventa pazzi. È come un cane che si aggira in continuazione fra le nostre gambe, ma di cui notiamo la presenza solo ci morde o, peggio, quando morde un nostro caro.

Sinossi ufficiale

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una storia piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale.

Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime che parevano nere si rivelano luminose.

Recensione

Non si può fare a meno di innamorarsi di Violette, della sua storia, del suo modo di raccontarla, della sua dolcezza e della sua profonda umanità, della sua empatia e del rispetto che ha per i vivi e anche per i morti. È una custode di cimiteri esemplare che si prende cura dei vialetti e delle tombe e fa in modo che i morti siano rispettati ora che sono passati a miglior vita, per compensarli magari del fatto che non lo sono stati da vivi.

Può sembrare stravagante perché ha sempre un abito dai colori vivaci che indossa per se’ e uno dai colori scuri che indossa sopra, per gli altri, così come la sua casa ha due parti separate è nettamente diverse: il soggiorno e la cucina sono stanze destinate alle persone di passaggio e agli altri, mentre il suo regno sono la camera e il bagno, arredati con colori delicati.

La tentazione è quella di parlare di tutto quello che è capitato a Violette nella sua vita ricca di esperienze che l’hanno segnata profondamente, nel bene e nel male, che l’hanno trasformata nella donna straordinaria che è, un po’ solitaria, schiva, che non spera più nel futuro, che non crede di riuscire ad amare di nuovo, una donna a cui la vita ha tolto molto.

Mi limiterò a dire che nel libro aleggia una sorta di mistero, che dura per tutta la narrazione, la protagonista alterna presente e passato, comincia a raccontare la sua storia da quando è nata a quando ha incontrato per la prima volta suo marito, al loro strano rapporto morboso e sensuale, procedendo poi con la nascita straordinaria della figlia e la sua terribile scomparsa. I ricordi del passato si alternano alla narrazione del presente, alla vita attuale di Violette che lavora come guardiana del cimitero, che si prende cura delle tombe, dei familiari degli estinti, che incontra il commissario Seul e conosce attraverso di lui la storia di sua madre e del suo amante.

Uno dei temi trattati nel testo che più mi hanno colpito è il concetto dintornare a vivere, di riprendersi dopo ogni duro colpo che la vita ci riserva. Tornare a vivere per Violette non significa semplicemente trovare un nuovo compagno quando il proprio marito la lascia, ma significa per esempio riabbracciare i piccoli gesti quotidiani della vita, trovare di nuovo un senso alla propria esistenza nonostante tutto sia tremendamente difficile. È così che la protagonista del romanzo torna a vivere un po’ come una terra desertica sulla quale comunque può nascere sempre un filo d’erba, perchr la vita ha bisogno di poco, anche solo di una micro fessura per riprendersi i suoi spazi.

È un libro che riserva molte sorprese perché mentre la maggior parte della narrazione è affidata alla voce della protagonista, poi nell’ultima parte a questa si alternano altri punti di vista come quello del marito, della cuoca del castello dove la figlia ha trascorso le sue vacanze estive e il racconto si arricchisce di nuove sfumature, la verità si fa sempre più vicina.

Ad esempio le pagine in cui si guardano gli eventi attraverso il pov di Philippe gettano una luce nuova su questo personaggio, il quale attraverso il racconto che ne fa la moglie appare come una persona meschina, intenta solo a dare la caccia alle ragazze che cambia con un ritmo e una velocità impressionante, quasi una al giorno, senza prestare la minima attenzione alla moglie, senza dimostrare nessun sentimento, nessuna partecipazione a nulla di quello che glicapita nella vita, sembra quasi che non provi nessuna forma di affetto né per la moglie ne’ per la figlia. Quando però ci mettiamo mei suoi panni e comprendiamo quello che ha provato e soprattutto quello che ha scoperto del suo passato e che riguarda anche il passato di Violette, cambiamo l’idea che prima ci eravamo fatti di lui e finiamo per provare un po’ di compassione per quest’uomo che ha sofferto e che non è riuscito ad affrontare il proprio dolore e a condividerlo con la moglie.

I titoli di ogni capitolo sono delle piccole poesie, dei racconti in sé perfetti e poeticamente meravigliosi.

Il personaggio che più ho adorato, oltre alla protagonista ovviamente, è Sasha, il custode del cimitero che Violette ha conosciuto, apprezzato e poi sostituito. È un uomo molto saggio, dal passato tormentato e doloroso, che riscopre la bellezza delle piccole cose e aiuta Violette a riprendere in mano la sua vita.

Non so, avrei ancora tantissimo da scrivere su questo libro che mi ha colpito profondamente, che nasce da una storia di sofferenza e di tristezza, ma che poi celebra fondamentalmente la vita e la capacità di non arrendersi mai, la speranza che non sempre tutto è perduto, ma che abbiamo sempre un’altra possibilità per essere felici.

L’autrice

Valérie Perrin è nata il 19 gennaio 1967.

L’incontro con Claude Lelouch nel 2006 ha dato il via alla sua carriera cinematografica come fotografa di scena e poi come co-sceneggiatrice degli ultimi film del regista[1], ma sono soprattutto i suoi romanzi a renderla nota al grande pubblico.

Nel 2015 esce il suo primo romanzo, Il quaderno dell’amore perduto (Les Oubliés du dimanche), che ha ricevuto 13 premi, tra cui Prix du premier roman de Chambéry 2016, le prix Chronos 2016, le Choix des libraires 2018 ed è stato tradotto in Italia nel 2016 (arrivando nel settembre 2020 al terzo posto della classifica della narrativa straniera grazie al successo del suo successivo libro) e in Germania nel 2017.

Anche il suo secondo romanzo Cambiare l’acqua ai fiori (Changer l’eau des fleurs), pubblicato nel 2018, ha ricevuto diversi premi tra cui il prix Maison de la Presse che premia un’opera scritta in francese per il vasto pubblico; per la giuria è “un romanzo sensibile, un libro che fa passare dalle risate alle lacrime con personaggi divertenti e accattivanti”.Per Libération Next, nonostante una copertina e un titolo considerati un po’ semplici, “ci lasciamo prendere da questo turbinio di storie che si intersecano, con il cimitero come protagonista, il cui giardino fiorito e rigoglioso significa speranza”. Nel 2019 si classifica al 6º posto nella classifica dei 10 libri più venduti dell’anno per GFK/Weekly Books. In Italia la traduzione del romanzo è stato un caso editoriale, arrivando dopo oltre un anno al primo posto della classifica generale, con circa 9.000 copie vendute in una settimana e 180.000 copie, a settembre 2020, dall’uscita.

Fonte Wikipedia

Estratti

[…] Perché una vita non si rifà. Provi a prendere un foglio di carta e strapparlo: per quanto rincolli ogni pezzo rimarranno sempre gli strappi, le pieghe e lo scotch.

E’ vero, ma una volta rincollato il foglio può continuare a scriverci sopra.

Sì, se ha un buon pennarello.

Il passato non è fertile quanto il concime che metto sulla terra, somiglia tutt’al più alla calce viva, un veleno che brucia i germogli. Sì, Violette, il passato è il veleno del presente. Rivangare vuol dire un po’ morire.

Solo gli egoisti tremano per la propria morte, gli altri tremano per quelli che lasciano.

L’edera soffoca gli alberi, Violette, non dimenticare mai di tagliarla, mai. Appena i pensieri ti portano verso le tenebre prendi la cesoia e taglia via la tristezza.

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