Recensione. Adesso che sei qui

Sinossi ufficiale

Incontriamo zia Camilla sulla piazza di un piccolo paese non lontano dal lago di Garda e dal corso dell’Adige. Per le borsette e i cappellini tutti la chiamano la Regina, e in effetti nel portamento assomiglia alla regina d’Inghilterra, con qualche stranezza in più. Qualcuno l’ha fatta sedere sulle pietre della fontana dove la raggiunge la nipote Andreina, e un pezzo di realtà di zia Camilla si ricompone. È l’esordio, così lo chiamano, di una malattia che si è manifestata a poco a poco, a giorni alterni, finché il mondo fuori l’ha vista e da quel momento è esistita per tutti, anche per lei. Zia ­Camilla è sempre vissuta in campagna tra fiori, galline e gli amati orologi, nella grande casa dove la nipote è cresciuta con lei e con zio Guidangelo. Ora Andreina, che è moglie e madre mentre la zia di figli non ne ha avuti, l’assiste affettuosamente e intanto racconta in prima persona il presente e il passato delle loro vite. Una narrazione viva ed energica, come zia Camilla è sempre stata e continua a essere. Intorno e insieme a loro, parenti, amiche, altre zie, donne ­venute da lontano che hanno un dono unico nel prendersi cura, tutte insieme per fronteggiare questo ospite ineludibile, il «signor Alzheimer», senza perdere mai l’allegria. Perché zia Camilla riesce a regalare a tutte loro la vita come dovrebbe ­essere, giorni felici, fatti di quel tempo ­presente che ormai nessuno ha più, e per questo ricchi di senso.

Recensione

Anche stavolta ho avuto il piacere di poter assistere ad un incontro online con l’autrice Mariapia Veladiano e parlare dei suoi libri in generale di questo in particolare.

Il racconto della malattia è sempre molto doloroso, in questo caso lo è particolarmente perché la malattia ha un lungo corso, è come una goccia che erode lentamente la roccia, che ogni giorno porta via un pezzetto della memoria dell’uomo, che gli fa perdere continuamente l’equilibrio, la fiducia in se stesso.

La signora Camilla comincia a perdere i punti di riferimento della sua vita, magari ricorda perfettamente il suo passato ma perde pezzi del suo presente, ha difficoltà quando intorno a lei ci sono parecchie persone, si ritrova meglio in una routine fatta di momenti ripetuti che si susseguono l’uno all’altro. La nipote Andreina capisce pian piano tutto questo e riesce non sradicarla dalla sua casa e dal suo mondo, ma la fa rimanere saldamente ancorata alle sue radici ed è questo che permetterà a Camilla di vivere con dignità la malattia.

Con un garbo ed una tranquillità straordinaria la vela piano a saputo raccontare questa esperienza per la quale ha tratto ispirazione da una storia vera, quella di una nipote che ha aiutato assistito la zia nel decorso della sua malattia.una delle parole che ricorre più spesso che l’autrice ama molto e riparare, che anche l’attività principale dell’insegnante, che ripara l’ignoranza.l’atto del riparare riguarda anche l’ambito medico, dove si riparano corpi E in un’epoca in cui le cose vanno sostituite sempre più spesso e non riparate questa attività è di fondamentale importanza. E mi è piaciuta molto l’ironia con la quale è stata trattata la malattia dell’Alzheimer, chiamata il tedesco, una malattia che spaventa e di fronte alla quale spesso si reagisce con un atteggiamento di negazione e soprattutto con l’allontanamento dei malati dalla comunità. Questa è una tragedia per due motivi: innanzitutto si privano i malati e i parenti della loro affettività, Inoltre il malato è affidato a delle cure standard intollerabili che gli fanno perdere il ritmo quotidiano.

L’autrice durante l’incontro ha sottolineato il fatto che spesso nelle famiglie c’è chi si sacrifica per gli altri e viene celebrato ma quando sopraggiunge in età avanzata una malattia, che è qualcosa di ordinario, in realtà la società non è attrezzata per farle fronte. In questo libro la soluzione non è data da un atto eroico di un familiare, perché Andreina capisce perfettamente che da sola non riuscirà mai a gestire la situazione, perciò apre al mondo, cerca aiuto, fa entrare delle ragazze nella sua vita e in quella della zia. Quest’ultima ha una storia alle spalle fatta di grandi emozioni, di lavoro e di una straordinaria manualità e proprio grazie a quest’ultima riesce ad entrare in contatto con le donne che si trasferiscono a vivere a casa sua, insegnando per esempio loro ad usare l’arcolaio o trasmettendo tutto il suo sapere circa le piante del suo orto e del suo giardino.

Non è facile affrontare il dolore o la malattia, a volte si preferisce non vederli e si preferisce delegare ad altri la cura del paziente, dimenticando che dietro la malattia ci sono delle persone, dimenticando che i familiari possono fare molto per stare vicino al paziente, a patto che anche il resto della società dia una mano, che le strutture sanitarie o gli enti istituzionali abbiano dei progetti che sostengono le famiglie nel loro percorso.

È stata una lettura molto illuminante, al cui centro ci sono i concetti del rispetto e della dignità, fondamentali in ogni momento della vita, non solo nella sofferenza e nella malattia.

L’autrice

Vicentina, è nata a Vicenza. Laureata in filosofia e teologia, ha insegnato lettere ed è preside.
Collabora con «Il Regno», «La Repubblica», «Avvenire» e altre testate.
La vita accanto, pubblicato da Einaudi è il suo primo romanzo, vincitore del Premio Calvino 2010. Nel giugno del 2011 il romanzo è entrato a far parte della cinquina dei finalisti dello Strega classificandosi secondo. Nel 2012 ha pubblicato, sempre con Einaudi, il suo secondo romanzo Il tempo è un Dio breve, un romanzo potente e misterioso su una donna che viene lasciata dall’amatissimo marito.
Nel 2013 ha pubblicato il giallo per ragazzi Messaggi da lontano (Rizzoli), Ma come tu resisti, vita (Einaudi), raccolta di riflessioni sui sentimenti e le azioni e, nel 2014, Parole di scuola (Erickson), liberissimi pensieri sulla scuola. Tra le altre pubblicazioni: Una storia quasi perfetta (Guanda, 2016), Lei (Guanda, 2017) e Adesso che sei qui (Guanda, 2021).

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