Recensione. Ragazzi chimici. Confessioni di chemsex

Sinossi ufficiale

I ragazzi chimici prendono cocaina basata, mephedrone, crystal; si fanno di ecstasy, di ketamina, di viagra. Per fare sesso con altri ragazzi chimici. Il chemsex è arrivato nel Belpaese, e i pusher italiani si sono subito attrezzati con droghe che aiutano i ragazzi chimici ad andare avanti tutta la notte. Con una prosa asciutta e un linguaggio iperrealista, la counselor Angela Infante e lo scrittore Andrea Mauri raccontano le confessioni di chemsex di dieci ragazzi chimici italiani. Postfazione di Filippo Maria Nimbi.

Recensione

Il Chemsex è un fenomeno emergente che identifica il consumo di specifiche sostanze psicoattive all’interno dell’attività sessuale tra uomini che hanno rapporti con uomini (Men who have Sex with Men – MSM) per facilitare, migliorare e prolungare l’esperienza sessuale (HM Government, 2017).

Meph, crystal, coca basata, mpdv e G: sono queste le sostanze usate per facilitare approcci e rapporti, nella più completa libertà, privo di ogni freno inibitore.

I due autori hanno raccolto le testimonianze di 10 giovani che hanno cominciato ad abusare di queste droghe e del loro corpo, senza levare alle conseguenze delle loro azioni, inebriati dal piacere dei sensi, annebbiati da quello che assumono e non si accorgono che mentre cercano di fare nuove conoscenze ed esperienze sempre più estreme, si rinchiudono in una spirale di dolore e solitudine.

Sono ragazzi a disagio quelli che si affidano alle droghe e che cercano nel sesso facile un senso alla loro vita. Angelo, Federico, Pipetta si annullano in una spirale di perversione e piacere senza fine, riportati con i piedi per terra nei momenti di lucidità, desiderosi di ripetere al più presto l’esperienza limite che può durare da alcune ore a giornate intere o weekend. Quello che per alcuni può essere un semplice motivo di svago, per altri diventa un problema, una dipendenza, un comportamento ad alto rischio.

Le cause del fenomeno sono molteplici: non accettazione di se stessi, della propria situazione, della propria sessualità, non sentirsi accettati dalla famiglia/amici/società, la paura di essere stigmatizzati, ma la soluzione droghe-sesso sfrenato non fa altro che aggiungere altri problemi a quelli sopra elencati.

Ognuno dei 10 racconti ci porta nella vita di questi ragazzi che amano vivere ai limite, dandoci un resoconto oggettivo e chiaro del loro stato d’animo, delle loro scelte, delle loro esperienze.

Estratti

Se l’universo si espande secondo il moto perpetuo e io faccio parte dell’universo, allora anche il mio corpo può espandersi a dismisura. Non conoscendo i confini dell’universo, il corpo può tendere oltre il consentito, oltre i confini materiali della carne. E con lui tutto quello di cui si nutre: emozioni, sensazioni, istinti. E sesso. Sì, sesso. Questa è la fantasia più bella: la possibilità attraverso il sesso di andare oltre ciò che il corpo consente.

“Sono io che trovo sempre l’uomo sbagliato oppure è l’errore che scova il passaggio per sconvolgermi la vita?”

“Il chemsex è la bottiglia di vino che rende interessante la cena”.

Gli autori

Angela Infante (1960).

È nata a Milano e vive a Roma, dove lavora come counselor ed educatrice per persone sieropositive presso il Policlinico Tor Vergata di Roma, da sempre luogo attento alla dimensione umana della cura.

Andrea Mauri è nato e vive a Roma. Dal 1995 lavora come redattore Rai nelle produzioni di Raiuno, Raitre e Rai Educational. Ha pubblicato Mickeymouse03 (2016), L’ebreo venuto dalla nebbia (2017), Due secondi di troppo (2018). Scrive racconti sulla rivista letteraria «Carie» e sui blog «Svolgimento», «Words Social Forum» e «Squadernauti». Da inedita, la raccolta di racconti Contagiati si è già guadagnata il primo posto al Premio Letterario Nazionale Autori Italiani 2017, una menzione di merito al Premio Gustavo Pece 2017, ed è stata finalista al Premio Quasimodo 2017.

4 pensieri riguardo “Recensione. Ragazzi chimici. Confessioni di chemsex

  1. Mamma mia che testo interessante. Certe persone tendono a vedere coloro che soffrono di dipendenza quasi come dei mezzi delinquenti, invece di capire che la dipendenza è una patologia.

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