Recensione. La ragazza del convenience store

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In questo piccolo mondo che si regge sulla normalità gli elementi estranei devono essere eliminati, uno dopo l’altro, in silenzio. Le presenze anomale vanno scartate. Ecco perché devo guarire. Altrimenti sarò allontanata dalla grande tribù delle persone “normali”

Sinossi ufficiale

La trentaseienne Furukura Keiko è single e molto introversa. È sempre stata una ragazza strana, ragion per cui ha deciso di provare a conformarsi alle aspettative della società e della famiglia abbandonando gli studi per lavorare in un konbini, un piccolo convenience store giapponese aperto 24/7.
È qui che è impiegata da diciotto anni, con un contratto part-time. I suoi genitori e le poche amiche d’infanzia sono preoccupati per lei e sperano che presto o tardi possa sistemarsi e mettere su famiglia. Keiko, però, sembra incapace di adeguarsi alla norma, si è sempre comportata “in modo diverso”, per usare un eufemismo. Ed è con questo spirito anticonformista che paradossalmente affronta ogni cosa nell’universo circoscritto del konbini, al quale si consacra nella maniera più assoluta. Il suo posto nel mondo lo ha trovato proprio qui, dove tutto accade come se fosse scritto in un manuale ed è sufficiente attenersi alle regole per essere efficiente, la migliore commessa possibile. Finché non incontra Shiraha, un nuovo e strambo collega trentacinquenne in cerca di moglie, il quale è convinto che il mondo si sia fermato all’epoca preistorica…
Per Keiko potrebbe trattarsi dell’occasione per lasciare il suo amato konbini e creare finalmente una famiglia, soddisfacendo le aspettative dei suoi cari? O il mondo del konbini, con le sue precisissime regole e il suo singolare valore simbolico, avrà la meglio?

Recensione

Ho letto questo libro con il gruppo di lettura pillolenipponichegdl organizzato su Telegram da una fantastica bookblogger che ho conosciuto frequentando Instagram, @universolibri.

Ogni mese affrontiamo delle letture molto interessanti e questa non è stata da meno. Il personaggio della protagonista attinge alla all’esperienza dell’autrice che per un po’ ha svolto il mestiere di commessa in un konbini.

Un convenience store (termine inglese che significa “negozio di comodità”), conosciuto anche come conbini (コンビニ?)dall’abbreviazione in lingua giapponese della traslitterazione dall’inglese konbiniensu sutoa (コンビニエンスストア?), è un pubblico esercizio di dimensioni medio-piccole in cui viene effettuata la vendita al dettaglio di una larga gamma di prodotti. In molti dei paesi in cui questo tipo di negozio di vicinato si è diffuso, i punti vendita sono molto frequenti, rimangono aperti tutto l’anno compresi i giorni festivi e spesso offrono un servizio ad orario continuato 24 ore al giorno. I prodotti principali sono quelli alimentari e le sigarette, ma si possono trovare anche generi di abbigliamento, ricariche telefoniche, quotidiani, libri, giocattoli, CD audio e video, cosmetici ecc. Spesso il convenience store è associato ad un’area di servizio per il rifornimento di carburante, ma la maggior parte sono negozi indipendenti. In alcuni è possibile anche compiere operazioni bancarie, come ad esempio alcuni tipi di bonifici o ritirare contanti da uno sportello automatico.Alcuni sono dotati di servizi igienici per la clientela.

(Fonte Wikipedia)

In questo negozio aperto sette giorni su sette 24 ore al giorno Keiko Trascorre la sua vita nella più completa normalità, cercando di adattarsi a quelle che sono le regole di vita della società, lei che è sempre stata considerata un po’ strana e particolare dalla sua famiglia, dai suoi compagni di scuola e da tutte le persone che ha incontrato nella sua vita. Il combini è il suo mondo e solo al suo interno lei rinasce e si sente finalmente una persona come tutte le altre. Vive in funzione del suo lavoro, mangia solo prodotti che compra all’interno del negozio, considera ogni aspetto in funzione della sua professione, tiene conto della temperatura che c’è fuori per organizzare i prodotti sugli scaffali, si riposa e cerca di dormire il più possibile per essere fresca e pronta per la nuova giornata lavorativa. Tutto quello che è lo deve alle persone che hanno lavorato con lei, ai vari responsabili del negozio che si sono avvicendati, praticamente ha un’autostima inesistente.

Non sente il bisogno di avere un lavoro diverso o di sistemarsi e trovarsi un marito, ma questi due fatti continuano a crearle delle difficoltà, perché una ragazza che a più di trent’anni continua ad avere un lavoro part-time e non ha un compagno nella vita viene vista come qualcosa di aberrante.

Keiko soffre per il fatto di non riuscire ad essere uguale alle altre, trova delle scuse per alcuni aspetti della sua vita che deviano da quello che tutti considerano un percorso normale, per esempio adduce come scusa quella di non essere in salute o di dover badare ai suoi anziani genitori. Non accetta i giudizi degli altri che pensano sempre di sapere tutto su tutti e cerca di tenere un profilo basso e di non attirare la loro attenzione.

Il personaggio maschile che irrompe nel negozio e nella vita di Keiko, Shiraha, in fondo ha molto in comune con lei, anche lui non è sposato, è avanti con l’età e non ha una compagna, perciò cerca di mettere in atto ogni strategia e ogni piano possibile per trovarsi una donna, piano che non riesce comunque a portare a termine. L’unica soluzione che sembra plausibile a Keiko è quella di ospitarlo a casa sua e fingere che stiano insieme , ma neanche questa sarà una decisione molto felice, Perché addirittura la ragazza si licenzia per trovare un lavoro migliore ma senza il suo konbini è allo sbando, si trascura, non si lava, mangia il minimo indispensabile.

Mi ha molto colpito l’ idea di Shiraha che il mondo sia rimasto alla preistoria, con le donne che cercano di accaparrarsi gli uomini più forti per portare avanti la specie e con alcune mansioni che sono tipiche della mentalità da donna, come quella di mettere in ordine la merce sugli scaffali. Secondo Shiraha chi non è capace di avere un buon lavoro e una compagna viene sacrificato, viene abbandonato, viene escluso dalla società e perciò lui cercherà di fare di tutto per non essere emarginato.

[…] Il mondo non è mai cambiato, è rimasto sempre uguale fin dal periodo Jōmon. Gli individui inutili per la comunità vengono eliminati.sei un uomo incapace di cacciare? Via, non servi! Sei una donna che non può procreare? Sparisci, togliti dai piedi! La società moderna finge di mettere al centro del mondo l’individuo ma in realtà tutti quelli che non si adeguano alle norme sono scartati, neutralizzati e messi al bando, senza alcuna pietà!

Il tema principale al centro di questo libro è l’omologazione, il bisogno che abbiamo tutti di essere considerati parte integrante di una comunità, di sentirci approvati, di essere all’altezza delle aspettative che gli altri hanno rispetto alla nostra vita, alle nostre scelte lavorative, alla nostra situazione sentimentale. Faremmo di tutto per ottenere l’approvazione degli altri, anche andando contro i nostri stessi interessi, anche prendendo decisioni che non rispecchiano i nostri più profondi desideri. Seguire la massa e fare ciò che fanno gli altri spesso ci costringe a rinunciare alla parte più vera di noi stessi, Ci porta a sacrificare le nostre aspirazioni, a mettere da parte le nostre ambizioni, anzi a volte siamo costretti a fingere di avere delle ambizioni quando invece vorremmo un’esistenza tranquilla e lontano dalle luci della ribalta. Ma se non siamo produttivi, se non abbiamo un buon lavoro, se non abbiamo una casa, una sistemazione, una vita sentimentale soddisfacente ci sentiamo sminuiti nella nostra funzione di esseri umani, finiamo per avvilirci, per sentirci dei perdenti e delle nullità.

Probabilmente l’omologazione è un valore che nella cultura giapponese è molto più forte rispetto alla civiltà occidentale, tanto che c’è una forte incidenza di suicidi tra la popolazione.

Tra le cause più frequenti di suicidio figurano al primo posto i problemi legati alla salute, circa la metà del totale registrato nel 2005, seguiti dalle difficoltà finanziarie e familiari. I problemi sul posto di lavoro sono stati citati come la terza maggiore causa di suicidio, ma lo stress da lavoro resta l’elemento chiave. Tra i giovani le cause principali di suicidio nel 2010 sono dovute a problematiche legate al trovare un posto di lavoro, litigi familiari tra genitori e figli, difficoltà della vita, fallimento sul posto di lavoro, perdita del posto di lavoro, stanchezza e stress causati dal proprio lavoroe, secondo i media giapponesi, al bullismo nelle scuole e ai cosiddetti netto shinjū (ネット心中) i patti di suicidio collettivo sottoscritti online. (Fonte Wikipedia)

L’autrice


Murata Sayaka è nata nel 1979 nella prefettura di Chiba. Debutta come scrittrice nel 2003 con il racconto Ju’nyū(L’allattamento), che si guadagna il premio Gunzō. Nel 2009 si aggiudica il premio Noma per esordienti, con Gin iro no uta (La canzone d’argento) e nel 2013 il premio Mishima con Shiro iro no machi no, sono hone no taion no (Il bianco della città, delle ossa e della temperatura corporea). Nel 2014 ottiene il premio Sense of Gender con Satsujin shussan (Parti e omicidi) e nel 2016 il premio Akutagawa con La ragazza del convenience store, ispirato alla sua storia personale di commessa presso un konbini.

Estratti

Gli altri non si fanno scrupoli e perdono ogni freno avanti a tutto ciò che esce fuori dall’ordinario, pretendono delle spiegazioni e sono convinti di avere il diritto di sapere tutto. Lo trovo assurdo, di un’arroganza esasperante.

Ho svolto alla grande il mio ruolo di “normale” essere umano- penso mentre osservo l’espressione compiaciuta sul viso delle mie colleghe.tutto questo mi procura quel senso di sollievo impagabile che ho provato numerose volte tra le pareti di questo magnifico konbini. […] Il trillo ripetuto che accompagna l’ingresso dei clienti risuona come le campane di una chiesa. La scatola rettangolare di vetro luminosa e trasparente mi accoglie dentro di sé. Un mondo perfetto, immutabile, che continua a girare senza sosta. Nutro una fede cieca assoluta in questo microcosmo lucente.

Quelli che come noi vivono ai margini e non si rendono utili alla comunità, non hanno alcun diritto alla privacy. Tutti pretendono di giudicarci e farsi i fatti nostri, sono pronti a calpestarci senza pietà, perché loro sono quelli buoni e normali e noi quelli cattivi, la pura feccia. Non ci sposiamo, non mettiamo al mondo dei figli, non andiamo a caccia e non siamo in grado di portare a casa della buona selvaggina, né tanto meno siamo capaci di accumulare un bel gruzzolo: per loro siamo solo dei poveri eretici da mandare al patibolo, degli sporchi traditori. Ecco perché non possiamo vivere la nostra vita come ci pare, siamo come dei perseguitati.

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