Blog tour Cronache delle principesse addormentate, terza tappa

“Le eterotopie inquietano, senz’altro perché minano segretamente il linguaggio, perché vietano di nominare questo e quello, perché spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni.” (Michel Faucalt, in “Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane”).

Per dare evidenza della condizione della donna nella società di oggi (come peraltro in quella di ogni tempo) sarebbero sufficienti le cronache quotidiane. Si potrebbero anche ricordare illustri donne del passato che si sono ribellate e che sono state per questo trattate come meretrici, pazze o streghe. L’obiettivo non era però raccontare la nuda cronaca o scrivere agiografie di martiri e di sante. È per questo motivo che tutte le vicende narrate, seppure ispirate a fatti e persone reali oppure a personaggi della letteratura, sono dislocate nei luoghi indeterminati della fantasia: un regno lontano, un castello, un villaggio sperduto nella foresta. Il luogo sembra apparentemente un “altrove”, un “non qui”, e il momento della storia “un tempo lontano”, un “non ora”. Ma è solo un inganno: tutto ciò accade sotto i nostri occhi, qui e ora, nel freddo specchio della nostra abitudine che si veste di indifferenza.

Questo è il regno della fantasia: Eterotopia. Essa è il luogo/non luogo dove l’immaginario incontra il reale; è il cimitero dove il mondo dei vivi si riflette in quello dei morti; oppure è la prigione che separa il buono dal cattivo; è il manicomio da dietro le cui sbarre ci osservano quelli che abbiamo giudicato pazzi. I confini di Eterotopia passano nella nostra coscienza, separando la realtà dall’immaginazione, la follia dalla ragione, la bontà dalla cattiveria.

In questo mondo fantastico si trovano piccoli e grandi regni, palazzi maestosi come quello di Atlante e fortezze come il castello interiore di Teresa de Avila, oppure varchi proibiti come la porta davanti alla legge di Joseph K. Il paesaggio è ricolmo di foreste in cui perdersi e di sentieri lungo i quali ritrovarsi, di giardini incantati, caverne abitate da streghe, tribunali e patiboli, templi con i loro maghi e sacerdoti, villaggi sperduti dentro foreste inestricabili.

È questo un territorio infido: vi è facile perdersi, per scelta, per noia, per vizio o per sfuggire a qualcuno o qualcosa. È questo il paesaggio inselvatichito dove gli uomini regrediscono a livello bestiale, un luogo dove le donne, però, anche dopo la sofferenza, nonostante tutto, sono invece sempre capaci di ritrovarsi.

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