Recensione . Diario 1941-1943

Quando prego, non prego mai per me stessa, prego sempre per gli altri, oppure dialogo in modo pazzo, infantile o serissimo con la parte più profonda di me, che per comodità io chiamo «Dio».

Sinossi ufficiale

Un “cuore pensante” testimonia la propria fine in un campo di concentramento. Accanto al Diario di Anna Frank, uno dei documenti indispensabili sulla persecuzione degli ebrei. “Se Etty insiste a ripeterci che tutto è bello, è perché un’ebraica volontà di vivere fino in fondo vuole questo in lei. Un rivestimento ideale, poetico, ricopre in lei la solida, l’irriducibile, l’intima forza ebraica” (Sergio Quinzio).

Recensione

Probabilmente la mia opinione è un po’ una voce fuori dal coro, perché ho letto questo libro con delle altissime aspettative, mi era stato descritto come un libro straordinario, fantastico, emozionante però non mi aspettavo qualcosa di diverso.

Il testo parte lento: fino a metà circa si fa ogni tanto qualche accenno all’odio nei confronti dei tedeschi, all’idea che non si debba fare di tutta l’erba un fascio, alla ricerca di un’autonomia interiore, al bisogno di fare pulizia dentro se stessi di tutto il marciume che c’è prima di pensare di poter rendere il mondo un posto migliore. Si parla soprattutto del rapporto di Etty con il dottor Spier, psicologo e psicoterapeuta, di cui era una studentessa e segretaria.

A metà circa si parla delle prime persecuzioni nei confronti degli ebrei, del destino che li aspetta ed Etty si proclama una fervente sostenitrice della vita, della sua bellezza, nonostante tutto quello che le sta accadendo attorno. Ha una forza d’animo straordinariamente grande che la fa restare attaccata all’esistenza in modo spasmodico, nemmeno nei giorni più bui perde la speranza, perché sente dentro di sé un’immensa capacità di resistenza, soprattutto quando prega e quando è in diretto contatto con Dio. Lei si sente investita di una missione, dice di voler andare al campo di concentramento per essere di sostegno alle ragazzine che saranno portate li’ E di voler preservare l’amore per la vita in modo da poterlo diffondere in tempi migliori.

È senza dubbio la storia di un’anima Caotica e irrequieta, dotata di un’intelligenza straordinaria e molto acuta però la prima parte del testo è molto autoreferenziale, concentrata tutta sulla figura di S di cui lei si innamora Mentre si entra nel cuore della questione della sua solo nella seconda parte.

Forse mi sarei aspettata qualcosa di diverso, cioè un diario scritto durante la permanenza nel campo di concentramento di Auschwitz, avrei voluto sentire l’esperienza attraverso la viva voce di una persona che è stata costretta a vivere in modo disumano e ha perso la propria dignità, ma nonostante questo non ha perso la speranza e l’amore per la vita.

Estratti

Penso che lo farò comunque: «mi guarderò dentro» per una mezz’oretta ogni mattina, prima di cominciare a lavorare: ascolterò la mia voce interiore. Sich versenken, «sprofondare in se stessi». Si può anche chiamare meditazione; ma questa parola mi dà ancora i brividi. E del resto, perché no? Una quieta mezz’ora dentro me stessa. Non è sufficiente muovere braccia, gambe e tutti gli altri muscoli nel bagno, ogni mattina. Un essere umano è corpo e spirito. E una mezz’ora di esercizi combinata con una mezz’ora di «meditazione» può creare una base di serenità e concentrazione per tutto il giorno. Non è però una cosa semplice, quella stille Stunde, «ora quieta»; bisogna impararla. Prima è necessario spazzare via dall’interno tutte le insignificanti preoccupazioni, i detriti. In fin dei conti, persino in una testolina così piccola c’è sempre una montagna di distrazioni irrilevanti. É vero che ci sono anche sentimenti e pensieri edificanti, ma il ciarpame è sempre presente. Sia questo, dunque, lo scopo della meditazione: trasformare il tuo spazio interiore in un’ampia pianura vuota, senza tutta quell’erbaccia che impedisce la vista. Così che qualcosa di «Dio» possa entrare in te, come c’è qualcosa di «Dio» nella Nona di Beethoven.

E anche qualcosa dell’«Amore», ma non quella sorta di amore di lusso in cui ti crogioli di buon grado per una mezz’ora, orgogliosa dei tuoi sentimenti elevati, bensì amore che puoi applicare alle piccole cose quotidiane.

Il sentimento che ho della vita è così intenso e grande, sereno e riconoscente, che non voglio neppur provare a esprimerlo in una parola sola. In me c’è una felicità così perfetta e piena, mio Dio.

Probabilmente la definizione migliore sarebbe di nuovo la sua: «riposare in se stessi», e forse sarebbe anche la definizione più completa di come io sento la vita: io riposo in me stessa. E questo «me stessa», la parte più profonda e ricca di me in cui riposo, io la chiamo «Dio».

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