Recensione. Bilico

Sceglie la SCENA. E se sceglie la scena è perché si deve dare una RECITA, e una recita la dà generalmente un ATTORE.

Sinossi ufficiale

Un crudele e imprevedibile serial killer, soprannominato il Seviziatore, mette a dura prova le capacità investigative dell’anatomopatologa e psichiatra Giuditta Licari, alla quale è affidato il caso. Specialmente quando il pericoloso omicida dimostra di poter arrivare molto vicino a lei. Fredda, razionale e distaccata, come e forse più del killer, la dottoressa dovrà leggere la realtà con gli occhi dell’assassino, in un continuo e sempre più inquietante rovesciamento di ruoli tra vittime e carnefici, fino all’inaspettato finale.

Recensione

Io adoro lo stile di questa scrittrice, asciutto, diretto, essenziale. Ancora una volta è riuscita a spiazzarmi e non avrei mai immaginato ne’ l’evolversi della vicenda ne’ tantomeno il finale.

Giuditta Licari è una criminologa, con una specializzazione in anatomopatologia e psichiatria che collabora con la polizia, che ha fatto del genere umano il suo principale oggetto di studio, incuriosita dalla sua natura e dal suo comportamento. La figura di questa donna è molto particolare, non è affascinate, è bassa, tutt’altro che bella, mette soggezione nei suoi collaboratori. La donna ha preso sotto la sua ala Michelangelo Giglio, un giovane agente molto preciso, metodico ed intuitivo. Tra i due si instaura una grande amicizia che da parte del giovane sembra travalicare il semplice rapporto tra colleghi. La squadra di Giuditta ha a che fare con un serial killer che non da’ loro tregua, un assassino estremamente feroce e determinato, che non commette mai un errore, che mette in scena delle rappresentazioni a beneficio della polizia, per dimostrare che è sempre un passo avanti e che non lo prenderanno mai.

Una delle ombre più scure del passato di Giuditta è il suo rapporto durato tre anni con Amadei, un ex poliziotto che ha mostrato molti segni di squilibrio psichico e che forse proprio per questo ha attirato così tanto la sua attenzione. Nonostante tutte le torture psicologiche da lui subite, le è rimasta sempre legata, lo copre quando le sue crisi e mette in pericolo vita delle persone e ha realizzato su di lui un faldone voluminoso con le sue patologie.

Straordinario il flusso di coscienza dell’assassino che ci lascia completamente spiazzati a pagina 142. Da lì in avanti è tutto un precipitare degli eventi, un rimanere a bocca aperta sullo scioglimento e la soluzione finale, un chiedersi come sia possibile tutto ciò, che l’assassino si sia messo ad uccidere le persone per noia, come se la sua vita avesse bisogno di una scarica di adrenalina, di un.

Questa prima prova letteraria della Barbato è degna di nota, c’è già tutta la sua capacità di tenere il lettore incollato al libro dalla prima all’ultima pagina, la sua lucidità nel descrivere l’efferatezza dei delitti, i dissanguamenti, i corpi fatti pezzi, il soffocamento, gli odori, le ambientazioni crude, l’approfondimento psicologico

L’autrice

Classe 1971, Paola Barbato è sceneggiatrice di fumetti, attività per cui è stata quasi subito chiamata a sceneggiare dei numeri fondamentali di Dylan Dog. Nel 2006 invece inizia la sua carriera di scrittrice, pubblicando subito per un grande editore: il suo primo romanzo thriller, Bilico, è infatti uscito per Rizzoli. Nel 2008 il suo secondo romanzo Mani nude, uscito sempre per Rizzoli, ha vinto il Premio Scerbanenco. Tra gli altri suoi libri ricordiamo Il filo rosso (Rizzoli 2010), Non ti faccio niente (Piemme 2017), Io so chi sei (Piemme 2018), primo romanzo di una trilogia e Il ritornante(Piemme 2019). Ha anche lavorato per la televisione (la fiction Nel nome del male con Fabrizio Bentivoglio è stata trasmessa da Sky nel 2009). Paola Barbato si occupa anche del sociale come presidente della Onlus “Mauro Emolo” che sostiene persone colpite da una malattia neurodegenerativa.

Estratti

Se vieni alienata dai tuoi simili fin da principio e poi passi metà dell’esistenza a bazzicare i morti, finisci con l’avere un rapporto elitario con questi rispetto ai vivi.

Come avrebbe potuto comprendere così profondamente, immedesimarsi perfino in chi devasta le esistenze altrui (sempre almeno più di una, anche considerando solo il cadavere e la persona che lo vedrà per prima) , se non avesse conosciuto la violenza personalmente, a volte a fondo sulla propria pelle? Giuditta sapeva di non essere poi molto diversa dagli uomini cui contribuiva a dare la caccia.Nessuno lo era, in realtà. Se parti dal presupposto che quello è un CATTIVO e tu sei un BUONO è meglio che lasci perdere e apri un negozio di frutta e verdura

C’era qualcosa di erotico in quel gesto. E qualcosa di indefinibile in lui, nella sua figura ordinata. Giuditta assurdamente la riconduceva con il pensiero al “punto d’innesto” che le avevano insegnato alla scuola guida. Quel delicatissimo punto in cui frizione e acceleratore tengono la macchina sull’orlo della potenza senza che in realtà si muova di un millimetro . Alessandro era il punto di innesto della vita di Giuditta. […] Giuditta ubbidì. Il punto d’innesto, l’equilibrio su un filo, un passo interrotto sull’orlo del baratro. Era in bilico. Alessandro poteva spingerla oppure afferrarla.

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