Recensione. Nulla fallisce

Sinossi ufficiale

Un viaggio nel tempo intenso, doloroso, straniante, onirico, commovente; un self coaching involontario.
Il racconto del protagonista si vive attraverso momenti, istantanee ed episodi che ricostruiscono le tracce del percorso per ammettere e accettare di essere gay prima, e amarsi e innamorarsi poi. Sullo sfondo, ma con un ruolo da coprotagonisti, canzoni, film, telefilm e romanzi contestualizzano il periodo tra 1983 e il 2011.
E’ un romanzo intimo, il percorso di un’anima moderna.

Recensione

Un faro è il mare che si stende all’orizzonte: questa è la copertina del libro dello scrittore emergente Al che ho letto questo mese con grande piacere. In poco più di 200 pagine l’autore riesce a trattare diversi temi molto importanti come l’adolescenza, la presenza di un padre violento e alcolista, il bullismo subito a scuola, l’amicizia come ancora di salvezza e l’omosessualità. Potrebbe sembrare che in questo libro ci sia troppa carne al fuoco, ma in realtà la storia narrata in questo libro e’ affine sotto molti punti di vista a quella vissuta da tanti adolescenti.

l’adolescenza è notoriamente uno dei periodi più complicati e difficili della vita di un essere umano, ma in questo caso è aggravata dalla situazione familiare del protagonista, dagli episodi di bullismo che subisce a scuola e dalla difficoltà che ha gli stesso ad accettare la sua omosessualità.

Il racconto si snoda attraverso una narrazione molto dettagliata di quella che è la ricerca di sé, lo scavo interiore del ragazzo Che con grande fatica, alla fine, riuscirà a trovare se stesso e la sua strada.

Ho trovato la scrittura dell’autore molto fluida e scorrevole e spero proprio che ci sia un seguito a questa sua prima prova letteraria.

L’autore

Un ragazzo, ordinario, nato nel 1983. Adulatore del mare, adoratore della musica. Nulla fallisce è il mio primo romanzo.

Estratti

Non mi piaceva andare a scuola; alla classica domanda di un adulto <>, rispondevo <>. Non gradivo i rimproveri dalle maestre, della piovra in particolare. Infatti, reagivo scalciando e lanciando gli oggetti contenuti nel mio astuccio. Il problema riguardaval’incapacità delle maestre di capire che non sapevo gestire un rimprovero perché mi sentivo già troppo imperfetto per il mondo. E se mi sentivo così, qualcuno era colpevole.

D’altronde, da sempre, non cercavo io i problemi: gli altri me li gettavano addosso ed io cercavo di risolverli.

Quella prima laurea era il simbolo delle prime conquiste, non di quelle definitive. Non avevo ancora il controllo su tutto, perché stavo continuando a scoprirmi.

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