Recensione. Il cielo stellato fa le fusa

Chiara Francini

Rizzoli

Pagine 336

Prezzo 18,00 €

[…] se la vita è troppo lontana dall’ascolto di sé, forse, è perché, troppo spesso, è diventata semplice rumore.

Sinossi ufficiale

È, questa che vi narro, una storia che prende vita sulle colline di Firenze, durante un giorno di maggio, in una dimora dal nome che pare scritto da Petrarca. O da Biancaneve. Villa Peyron al Bosco di Fontelucente. In questa magione profumata di fiori, caffellatte e bucati s’ha da svolgere, durante un fine settimana, un convegno prelibato che parla di Cibo e Cultura. I partecipanti, golosi di bellezza e d’arte, vengono da ogni angolo del creato. Governante e regina della magione è la Lauretta, colei che tutto tiene a bada, sbenedizionando a destra e a manca col mestolo disinvolto, la cucina sopraffina e la ciabatta lesta quanto la lingua. Ma d’improvviso, accade l’impensabile. Il variopinto bouquet d’umani si trova rinchiuso, sprangato per un tempo assai più lungo di quello immaginato. Una clausura involontaria, un perimetro stretto stretto, anche se straordinario. Che ne sarà dei nostri sventurati, alla ventura? Sconosciuti gli uni agli altri. In fondo anche a se stessi. E non potendo più uscire, che si fa? Ci si ispira al Decameron del Ser Boccaccio, si raccontano novelle!

Recensione

Rollone il vichingo è un gatto che presta la sua voce al narratore di questo libro in cui alcune persone, emuli contemporanei dei protagonisti del Decameron del Boccaccio, si ritrovano per un convegno in una splendida villa toscana e decidono di trascorrere il tempo raccontando delle novelle.

A differenza del Decameron i novellatori sono 9 e passano insieme 6 giorni, inoltre non viene scelta una regina o un re della giornata, i temi sono decisi in modo abbastanza arbitrario dai vari protagonisti del romanzo e, tocco originalissimo e particolare aggiunto dall’autrice, le ultime novelle devono essere non raccontate ma scritte e i narratori dovranno immedesimarsi nel bel gattone che si aggira nelle stanze e nei giardini di Villa Peyron al Bosco di Fontelucente.

Le storie narrate da questa particolare combriccola sono molto particolari e hanno un respiro internazionale, perché i protagonisti provengono da diversi Paesi: ci sono un’americana, una tedesca, un francese, uno svedese, e poi una sarda, un napoletano, una toscana, un genovese e ognuno ha il suo carattere e il suo punto di vista, che a volte sembra inconciliabile con quello degli altri compagni di questa particolare avventura narrativa.

Una delle storie più gustose è quella narrata da Clara e ha come protagonista un toscanaccio simpatico e molto divertente, Cioni, un oste che incanta i suoi clienti con un’incontinenza verbale straordinaria, infarcita di moltissime citazioni letterarie, è un logorroico, un egocentrico, che mette sempre se stesso prima dei suoi clienti, ma non si riesce ad odiarlo e non si può fare a meno di sorridere ascoltando i suoi interminabili sproloqui.

In questi racconti spiccano anche delle figure di donne forti e risolute, come quella di Adelina che per tutta la vita era stata fedele a se stessa, senza mai fare quello che gli altri si aspettavano da lei, ma seguendo sempre e solo i suoi desideri e i suoi istinti, oppure Isabella, regina d’Inghilterra e Cleopatra. Queste ultime hanno usato entrambe il loro corpo per ottenere i loro scopi, per essere rispettate e temute, facendo credere agli altri che quello che vedevano da fuori rappresentasse la loro essenza.

È la seconda volta che leggo un libro di Chiara Francini e ne sono rimasta stupita, per la leggerezza di questi racconti, una qualità che non è sempre facile trovare nei libri che leggiamo. Una leggerezza che come dice Calvino sta nel guardare le cose da una prospettiva diversa, che in questo caso è il punto di vista che hanno i vari narratori ma anche e soprattutto il punto di vista che ha il gatto, che ci fa guardare gli eventi da un luogo privilegiato, con un effetto straniante e rivelatore al contempo.

Siete curiosi di scoprire cosa significhi il titolo? Se pensate che abbia a che fare con il gatto siete fuori strada… perciò non vi resta che leggere il libro .

L’autrice

Chiara Francini è un’attrice e scrittrice toscana. Non parlare con la bocca piena, pubblicato da BUR Biblioteca Univ. Rizzoli nel 2017, è il suo primo romanzo.
A questa prima prova seguono altri libri nel corso degli anni: Mia madre non lo deve sapere (Rizzoli, 2018), Un anno felice (Rizzoli, 2019) e Il cielo stellato fa le fusa (Rizzoli, 2020).

Estratti

Anche da gatto confermo che scegliere è un atto di grande coraggio. Tradire, invece, è una mortificazione infinita. Perché in entrambi i casi si perde qualcosa. Tipo il sonno.

Sempre è stato più facile per un maschio sbattere il pugno sul tavolo per rimarcare collera, intimare un ordine, incutere timore. La donna no, e quella sua mano per palesare forza, arrivare al soddisfacimento di una volontà o all’espressione di un pensiero ha dovuto, da sempre, ammansirla di dolcezza, irrorarla di adulazione, impreziosirla di veleno, idratarla di pensiero o sporcarla di gioielli. L’uomo raggiunge la grandezza rimpicciolendo gli altri. La donna raggiunge la grandezza rimpicciolendosi, passando in mezzo alle gambe, superandoti e facendoti una carezza, se le stai a cuore.

La malattia rappresenta per l’uomo l’errore, l’esclusione dal mondo della vita, e il suo rifiuto disegna i tratti della più solida delle sue paure: quella della morte. La più grande delle umane voluntates, difatti, è il voler vivere. Platone nel Fedro – sì, mi sono spratichito anche col greco antico – fa usare a Socrate un termine meraviglioso: hòleousìa che significa, “totalità dell’essere” ma anche “essere sano”. Perché è esattamente questo la salute e, quindi, la vita: un esserci, un essere nel mondo, uno stare insieme agli altri con cui condividere bellezza e patimenti. Noi siamo la natura e la natura è noi. E sapete, anime semplici, qual è il muscolo rosso della salute? Il linguaggio. Perché è solo tramite la parola che si fa la vita. Il dialogo salverà il mondo. Il sentirsi parte della natura non vi faccia, però, dimenticare quanto siete limitati e quanto sia importante allinearsi alla verità e alla simpatia, che non è pietà, ma capacità di soffrire, di provare emozioni insieme, di essere insieme agli altri.

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