Recensione. La versione di Fenoglio

Chi aveva detto che le storie, se non le racconti, si disseccano poco a poco, si sbriciolano e scompaiono nel nulla ? L’unico modo per preservarle è raccontarle.

Sinossi ufficiale

Pietro Fenoglio, un vecchio carabiniere che ha visto di tutto, e Giulio, un ventenne intelligentissimo, sensibile, disorientato, diventano amici nella piú inattesa delle situazioni. I loro incontri si dipanano fra confidenze personali e il racconto di una formidabile esperienza investigativa, che a poco a poco si trasforma in riflessione sul metodo della conoscenza, sui concetti sfuggenti di verità e menzogna, sull’idea stessa del potere. La versione di Fenoglio è un manuale sull’arte dell’indagine nascosto in un romanzo avvincente, popolato da personaggi di straordinaria autenticità: voci da una penombra in cui si mescolano buoni e cattivi, miserabili e giusti. 

Il mondo reale ha poco a che fare con le trame dei romanzi polizieschi o delle serie tv. Esiste davvero, ed è un posto pericoloso.

Recensione

Due uomini profondamente diversi si incontrano in questo romanzo: un maresciallo dei carabinieri prossimo alla pensione e un giovane di 23 anni che non sa ancora cosa fare della sua vita. Tra un esercizio di riabilitazione e l’altro intrecceranno unire le relazioni molto particolare, che li porterà a riflettere sulla loro esistenza, sui loro desideri e sulla vita.

Con una pacatezza ammirevole e una prosa corposa e coinvolgente, Carofiglio ci fa assistere ai dialoghi tra Fenoglio e il giovane Giulio, il primo desideroso di raccontare una storia, anzi le storie delle sue indagini e della sua vita passata, l’altro desideroso di ascoltare, per far tesoro delle parole di una persona più matura e saggia, che magari lo possa aiutare a decifrare quello che sente.

I due protagonisti di questo breve romanzo hanno molto in comune, per esempio Giulio vorrebbe scrivere, mentre Fenoglio da giovane voleva iscriversi a Lettere e poi magari diventare giornalista, poi la vita ha scelto diversamente per lui ed è stato costretto ad accantonare i suoi sogni; Giulio si è iscritto a Giurisprudenza solo perché pressato dalla sua famiglia, allo stesso modo Fenoglio non avrebbe mai immaginato di diventare carabiniere, ma lo ha fatto perché il padre lo ha iscritto alla selezione.

Ci sono molti spunti di riflessione su quelle che sono le scelte effettuate ogni giorno dalle persone. Uno di quelli che più mi ha colpito è contenuto in un passo in cui si spiega che quando si ascolta bisogna saper modificare il proprio punto di vista o scegliere le proprie parole tenendo conto di colui o coloro con i quali parliamo, inoltre bisogna comunicare con gli altri senza umiliarli, ma dando loro la possibilità di accettare la loro sconfitta nella discussione in modo dignitoso. Questo è un atteggiamento di estrema lealtà intellettuale, cosa che nella vita di tutti giorni non capita mai, dal momento che quando ci confrontiamo con qualcun altro cerchiamo sempre di attaccarlo, di distruggere le sue argomentazioni senza tener conto dei suoi sentimenti o delle ripercussioni che una “scondita” potrebbe avere su di lui.

“Bisogna sapersi adattare all’interlocutore per riuscire a convincerlo. In qualsiasi campo, credo, ma di sicuro nelle indagini. E un’altra cosa importante è offrire, o prospettare, una via d’uscita dignitosa, non umiliante…

… Il fatto è che quando discutiamo con qualcuno se l’argomento ci sembra importante e se i toni si accendono, vorremmo sempre stravincere. Vorremmo inchiodare l’altro, vorremmo che riconoscesse che noi abbiamo ragione e lui, o lei, torto.

Ed è una pura questione di ego. Mentre l’ego dovrebbe essere escluso dall’orizzonte di qualunque transazione con gli altri, di qualsiasi tipo, sia professionale sia personale.

Sai qual è la regola fondamentale per la gestione dell’ordine pubblico? Cioè quando le forze di polizia devono occuparsi di manifestazioni di piazza, anche potenzialmente violente, in cui potrebbero esserci cariche, scontri, disordini? Bisogna sempre lasciare ai manifestanti una via di fuga. Se li carichi e non sanno da che parte scappare, si difenderanno disperatamente, all’ultimo sangue. Sono questi i casi in cui le manifestazioni finiscono male, con danni alle cose, con feriti, a volte pure con morti. Lasciare una via d’uscita è una regola fondamentale. Se vinci contro qualcuno umiliandolo, se stravinci, lo ricorderà per sempre. Attenzione : non ricorderà che avevi ragione, ricorderà che lo hai umiliato. E se avrà l’occasione di fartela pagare, puoi scommettere che la coglierà al volo.”

Fenoglio è uno straordinario e attento osservatore della realtà, qualità indispensabile in un investigatore, È anche dotato di un grande animo, sensibile e profondamente umano. Questo lo porta ad accorgersi che l’uomo mette in atto dei meccanismi per interpretare il mondo e per comprendere gli altri esseri umani, infatti ogni volta che ci rapportiamo con qualcuno tendiamo a catalogarlo, ad assegnargli un ruolo, ad avere delle aspettative nei suoi confronti. Appena ci imbattiamo in qualcosa che non riusciamo a decifrare, questo ci manda in crisi, è come se perdessimo il senso dell’orientamento.

Ci sono vari modi di guardare il mondo e gli altri. Il più diffuso consiste nell’assegnare delle etichette e attenersi rigorosamente a esse. Il meccanismo ha una sua micidiale semplicità.

Assegniamo l’etichetta e , da quel preciso momento, la utilizziamo per osservare l’oggetto etichettato.

Questo è il terzo romanzo breve che ho letto ultimamente che mi ha colpito molto. Gli altri due sono stati Prima esecuzione di Starnone e Il peso della farfalla di De Luca. Tutti e tre si sono rivelati delle letture molto stimolanti, che ho assaporato con lentezza e grande piacere, perché ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa, mi ha fatto riflettere, mi ha portato ad aprirmi a nuove prospettive.

È proprio questa la grandezza e la migliore qualità che un libro possa avere: quella di aprirci a nuove idee, di farci cambiare punto di vista, di farci vedere il mondo da un’angolazione diversa.

L’autore

Magistrato dal 1986, ha lavorato come pretore a Prato, Pubblico Ministero a Foggia e come Sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. È stato eletto senatore per il Partito Democratico nel 2008. Il suo primo romanzo è del 2002, Testimone inconsapevole, edito da Sellerio. Con quest’opera Carofiglio ha inaugurato il legal thriller italiano. Il romanzo, che introduce il personaggio dell’avvocato Guido Guerrieri, ottiene vari riconoscimenti riservati alle opere prime, tra cui il Premio del Giovedì “Marisa Rusconi”, il premio Rhegium Iulii, il premio Città di Cuneo e il Premio Città di Chiavari. Sempre con protagonista Guerrieri, da Sellerio seguono nel 2003 Ad occhi chiusi (premio Lido di Camaiore, premio delle Biblioteche di Roma e “miglior noir internazionale dell’anno” 2007 in Germania secondo una giuria di librai e giornalisti) e nel 2006 Ragionevoli dubbi, premio Fregene e premio Viadana nel 2007, premio Tropea nel 2008. Tra i suoi numerosi libri ricordiamo Il passato è una terra straniera (Rizzoli, 2004), premio Bancarella 2005, da cui è tratto l’omonimo film prodotto da Fandango nel 2008; con il fratello Francesco la graphic novel Cacciatori nelle tenebre (Rizzoli 2007), premio Martoglio; L’arte del dubbio(Sellerio 2007); Né qui né altrove (Laterza 2008); Il paradosso del poliziotto (Nottetempo 2009); Le perfezioni provvisorie (Sellerio 2010); Il silenzio dell’onda (Rizzoli 2011), Il bordo vertiginoso delle cose (Rizzoli 2013), La casa nel bosco (scritto con il fratello Francesco, 2014). Tra le più recenti pubblicazioni Einaudi si ricordano: Una mutevole verità (2014) e la nuova indagine di Guido Guerrieri La regola dell’equilibrio,Passeggeri notturni e L’estate fredda (2016); Alle tre del mattino (2017), La misura del tempo (2019) e Non esiste saggezza. Edizione definitiva (2020). Nel 2020 pubblica con la casa editrice Feltrinelli Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose. Premio Speciale alla carriera della XXVII edizione del premio letterario Castelfiorentino di Poesia e Narrativa 2016.

Estratti

Tutti, in qualche modo, mentono. Mentono agli altri e mentono a sé stessi. Mentono sulle loro azioni e mentono sui veri motivi di quelle azioni. Ci sono quelli che lo sanno, pochi, e quelli che non lo sanno, la maggioranza. L’unica differenza è questa

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