Recensione. C’era una volta adesso

Sinossi ufficiale

Cosa racconteremo di noi e della nostra vita ai nostri nipoti? Mattia decide di iniziare dalla primavera dei suoi nove anni, nel 2020, quando, mentre il mondo da un giorno all’altro si rinchiude in casa, si ritrova costretto nel microcosmo di un condominio di ringhiera a fronteggiare il suo più grande nemico: quel padre che l’aveva abbandonato quando aveva solo tre anni. Mentre tutto si stravolge, l’ansia e la paura prendono il sopravvento, la scuola viene racchiusa in un computer, i vicini cantano dai balconi e gli amori vivono storie impossibili, il piccolo Mattia, grazie all’aiuto di una nonna che dai libri e dalle stelle ha appreso la tenera saggezza della vita, e di una sorella ribelle e affettuosa, comincerà a capire qualcosa di nuovo e importante: diventare grandi significa anche provare a scommettere sugli altri e imparare a fidarsi. Persino dei più acerrimi nemici. Massimo Gramellini, con la sua straordinaria empatia, ci racconta in una storia di sentimenti e speranze la sorprendente scoperta di potersi continuamente reinventare.

Recensione

Questo libro è stato scritto durante il lockdown di primavera, quando tutti ci siamo trovati inaspettatamente chiusi in casa, costretti a difenderci da una pandemia che ha minacciato la nostra esistenza, la nostra salute e quella dei nostri cari. Leggerlo adesso a distanza di alcuni mesi, quando la situazione è cambiata ma non è migliorata come ci aspettavamo, quando la paura di un nuovo Lockdown si fa sempre più vicina, è stato qualcosa che mi ha turbato e comunque mi ha emozionato molto, perché la pandemia viene narrata attraverso gli occhi ingenui e semplici di un bambino di 9 anni, occhi che in certe occasioni però sanno scandagliare in profondità l’animo umano, sanno cogliere delle sfumature che ai più grandi a volte sfuggono.

Mattia osserva ciò che accade attorno a lui con uno sguardo disincantato e riesce a cogliere molto più di quello che sembra.

Ci racconta tutto con un’ironia da adulto, anche con un po’ di cinismo, ma forse questo tocco è dovuto alla sua voce di uomo maturo che ci racconta i suoi ricordi da bambino. Da piccolo è stato segnato dall’abbandono del padre, soffre molto per la mancanza di un rapporto con lui e per il fatto che non ha la sua attenzione, ma soffre anche per il dolore che la madre ha provato, lui è il suo piccolo cavaliere che la difende da tutto e da tutti, che l’ama sopra ogni cosa è che come un eroe impavido deve affrontare una terribile priva, una sciagura: il trasferimento del padre a casa sua, quel padre che lui arriva chiamare l’Intruso, che non lo conosce, che non sa nemmeno che non gli piace la panna sul gelato.

Questo potrebbe essere considerato un romanzo di formazione, perché in fondo durante la convivenza forzata con il padre Mattia cresce, impara ad apprezzarlo nonostante tutto, anzi scopre in lui delle qualità che non aveva mai visto, lo vede sotto una luce diversa e l’odio che inizialmente provava nei suoi confronti svanisce sempre di più per lasciare il posto a qualcosa che somiglia molto all’amore.

Oltre al piccolo protagonista, un personaggio che spicca in questo romanzo è la nonna Gemma, un’insegnante in pensione a cui Mattia è molto affezionato, una donna che ha una citazione per ogni occasione, senza risultare eccessivamente pedante e fastidiosa, che sa accogliere ed amare, un punto di riferimento solido e forte per il nipote, soprattutto perché con le sue parole riesce a dare un nome a tutto, anche alle sfumature e ai particolari che potrebbero sembrare irrilevanti.

Con linguaggio semplice e a misura di bambino, concreto ed emozionante, Gramellini ha scritto un romanzo che come sempre riesce ad emozionarci, a toccare le corde più nascoste nel nostro cuore, a darci anche una speranza, perché nonostante la reclusione, la mancanza di libertà che stiamo soffrendo, dobbiamo approfittare dello straordinario momento che stiamo vivendo, straordinario in tutti i sensi, perché mai come adesso abbiamo la possibilità di apprezzare veramente quello che abbiamo e di dare la giusta priorità alle cose.

Mattia come tutti i bambini vive nel qui e ora e attraverso le pagine di questo libro ci impartisce una delle azioni più importanti: il passato ormai è alle nostre spalle e non possiamo più modificarlo, il futuro è come una pagina bianca che dobbiamo ancora scrivere, perciò quello che dobbiamo fare è vivere nel presente e cercare di trarre da esso tutti i vantaggi possibili.

L’autore

Torinese di sangue romagnolo, è giornalista e vicedirettore de La Stampa. Da anni scrive quotidianamente un corsivo sulla prima pagina in taglio basso, intitolato “Buongiorno”, dove commenta uno dei fatti principali della giornata.
Inoltre gestisce la rubrica della Posta del cuore sull’inserto settimanale Specchio. Collabora con la trasmissione televisiva di Rai Tre Che tempo che fa. Oltre ai saggi e alle raccolte di articoli, ha pubblicato i romanzi: L’ultima riga delle favole (2010), Fai bei sogni (2012), Avrò cura di te (con Chiara Gamberale, 2014), Prima che tu venga al mondo (2019) e C’era una volta adesso (2020).

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