Recensione. Fahrenheit 451

Sinossi ufficiale

La sua vera bellezza è nel fatto che il fuoco distrugge responsabilità e conseguenze. Un problema diventa troppo arduo? Presto, gettalo nelle fiamme e non se ne parli più.

Montag fa il pompiere in un mondo in cui ai pompieri non è richiesto di spegnere gli incendi, ma di accenderli: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano. Così vuole fa legge. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi, una moglie che gli è indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall’incontro con una ragazza sconosciuta, inizia per lui la scoperta di un sentimento e di una vita diversa, un mondo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica.

Recensione

Ho rimandato per troppo tempo la lettura di questo classico che ho intrapreso grazie ad una reading challenge organizzata su Instagram.

In un futuro indeterminato, i libri anziché essere letti vengono messi al bando e chi li possiede rischia punizioni severe, mentre la sua casa è bruciata da Militi del fuoco, che anziché domare gli incendi li appiccano. Montag è proprio uno di questi militi, che svolge il suo operato con un peso enorme sul cuore, sentendo in fondo a se stesso che quello che sta facendo è sbagliato e ciò lo porterà a sottrarre alcuni libri dai roghi ai quali partecipa e a provare un rifiuto sempre più forte nei confronti degli ordini che gli vengono impartiti.

I dubbi in lui sono iniziati a nascere quando ha incontrato una ragazzina molto strana, Clarisse, la sua vicina di casa diciassettenne. In un mondo che va di corsa, con auto che sfrecciano a velocità supersonica e cartelloni pubblicitari enormi, per far sì che gli automobilisti possano leggerli, la ragazzina si stupisce di fronte a cose banali ma straordinarie, come il volto della luna o la rugiada sull’erba. Sono le frasi come questa che Montag scambia con Clarisse che lo spingono a dubitare del suo operato, a desiderare di fare qualcosa per cambiare il mondo in cui vive.

Il protagonista del libro sente anche che la sua vita privata è un totale fallimento, costretto a stare accanto ad una moglie per la quale non prova più nulla e che da 10 anni vive con delle microcuffie nelle orecchie e incollata tutto il giorno Davanti a dei maxi schermi dove scorrono continuamente dei programmi tv interattivi. Montag non è felice anche se ha tutto quello che serve per esserlo, quindi pensa che nei libri potrebbe trovare qualcosa che lo faccia arrivare alla felicità e questa prospettiva diventa sempre più concreta quando incontra un vecchio professore in pensione, Faber. Sarà proprio quest’ultimo a rivelare al merito del fuoco che non sono i libri che servono all’uomo per renderlo felice, ma gli mancano alcune delle cose che un tempo erano nei libri, principalmente tre: la sostanza, il tempo libero per pensare il diritto di agire.

Questo libro è una narrazione agghiacciante di quello che potrebbe succedere se dal mondo togliessimo i libri e la cultura, se ci facessimo irretire dai Mass media, in particolare dalla televisione, Trasformandoci in esseri inetti a cui viene detto quello che devono pensare. Un mondo come questo sarebbe facilissimo da governare per chi ha in mano il potere, gli uomini diventerebbero delle semplici marionette, basterebbe tirare un filo ed essi farebbero tutto quello che viene loro imposto, senza farsi nessuna domanda, senza riflettere sulle proprie azioni, senza avere consapevolezza della propria esistenza. È per questo che bisogna tramandare il ricordo del passato, quello che i grandi scrittori hanno elaborato, che non sono semplici narrazioni ma sono la rappresentazione del mondo, dell’uomo, dei suoi sentimenti, dei suoi stati d’animo e che sono la base di partenza per creare un presente e un futuro migliori.

Straordinaria è la parte dedicata alla descrizione della scuola, in cui si dice che non è sano unire un mucchio di gente per poi non lasciarla parlare, perché in questo modo è come gettare acqua a torrenti sopra qualcuno, riducendo gli studenti in condizioni pietose e spingerli a trovare un modo per evadere dal bombardamento di notizie che vengono loro propinate.

Sono stata davvero felice di aver letto questo libro che, nonostante sia stato scritto nel 1953, ancora oggi ci propone molti interessanti spunti di riflessione sulla vita che stiamo conducendo.

L’autore

Ray Douglas Bradbury è stato narratore e sceneggiatore televisivo e cinematografico.
Nato nel 1920 in Illinois, si è diplomato a Los Angeles.
Ha fatto il venditore di giornali agli angoli delle strade di Los Angeles dal 1938 al 1942, trascorrendo le notti alla biblioteca pubblica e le giornate alla macchina da scrivere.
È diventato uno scrittore a tempo pieno nel 1943.
Molti suoi racconti sono apparsi in periodici prima di essere raccolti in Dark Carnival nel 1947.
La sua fama nasce con la pubblicazione di The Martian Chronicles nel 1950 (pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo Cronache marziane nel 1954 tradotto da Giorgio Monicelli, omonimo del regista e lontano parente di Arnoldo Mondadori).
Dal romanzo Fahrenheit 451, del 1953 (in Italia tradotto sempre da Giorgio Monicelli e pubblicato dall’editore Martello nel 1956 col titolo Gli anni della fenice) considerato il suo capolavoro, François Truffaut ha tratto un film che è diventato un culto.
In realtà l’opera era nata come racconto sul numero di febbraio del 1951 di Galaxy dal titolo The Fireman (“Il pompiere”). Un paio d’anni più tardi, Bradbury lo allungò trasformandola nel romanzo Fahrenheit 451.
Fra le altre sue opere: Il gioco dei pianeti (The illustrated Man, 1951), Paese d’ottobre (The October Country, 1955), La fine del principio (A Medicine For Melancholy, 1959), Le macchine della felicità (The Machineries Of Joy, 1964), Io canto il corpo elettrico! (I sing the body electric!,1969), Ritornati dalla polvere (From The Dust Returned, 2001), Il popolo dell’autunno(Something wicked this way comes, 1962),Constance contro tutti (Let’s All Kill Constance, 2002), Il cimitero dei folli, Tangerine, Troppo lontani dalle stelle e Viaggiatore nel tempo (The Toynbee Convector, 1988), tutte edite da Mondadori. Di recente pubblicazione Ricordare Parigi (mondadori, 2020).
Bradbury è considerato uno dei maggiori innovatori del genere fantascientifico. I suoi romanzi hanno rinnovato il genere introducendovi elementi insieme lirici e di denuncia. Nei suoi pianeti e nelle sue galassie si riflettono, deformati da un occhio visionario, le memorie infantili di un’America perduta e gli incubi della civiltà tecnologica.
Dopo aver ricevuto una menzione d’onore dal Premio Pulitzer, Bradbury ha deciso di rendere noto, in un’intervista al Los Angeles Times, che il suo scopo nello scrivere Fahrenheit 451 non era affatto quello di condannare la censura governativa, né tantomeno il senatore McCarthy. Il libro rappresentava invece una critica della televisione, colpevole di distruggere l’interesse nella lettura.
Bradbury negli ultimi anni aveva rallentato la sua attività, per motivi di salute, ma era comunque rimasto attivo, scrivendo nuovi racconti, commedie e un libro di poesie.

Estratti

“Ognuno deve lasciasi qualcosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato con il nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato, noi si sia là.”

“È un bel lavoro, sapete… Il lunedì bruciare i luminari della poesia, il mercoledì Melville, il venerdì Whitman, ridurli in cenere e poi bruciare la cenere. È il nostro motto ufficiale.”

Questa è la cosa meravigliosa dell’uomo: che non si scoraggia mai, l’uomo, o non si disgusta mai fino al punto di rinunciare a rifar tutto da capo, perché sa, l’uomo, quanto tutto ciò sia importante e quanto valga la pena di essere fatto.

3 pensieri riguardo “Recensione. Fahrenheit 451

  1. Avevo letto questo libro al liceo e lo avevo odiato: non aveva senso un mondo del genere! Mi sembra folle e assurdo, per questo lo giudicai stupido.
    Mai quanto ora vedo la correlazione tra il mondo descritto dal libro e quello che ci circonda. Ora non lo rileggerei perché mi fa paura…

    Piace a 1 persona

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