Recensione. La casa di ringhiera

Francesco Recami

Sellerio editore

Pagine 208

Prezzo 13,00 €

Sinossi ufficiale

Amedeo Consonni, tappezziere in pensione, vive in una casa di ringhiera, arredata, grazie alla sua arte, come un prezioso boudoir. Si dedica, nel tempo libero, ad un ascetico collezionismo: archiviare notizie su delitti feroci e violenti, provenienti da qualsiasi fonte. E quando dalle cronache rimbomba dappertutto il caso dello strano omicidio «della Sfinge», è immediato per lui occuparsene. Un egittologo dilettante è stato ucciso, il cadavere mutilato ridotto a mimare una statua egizia: e dalla raccolta di articoletti, mentre accudisce il nipotino Enrico, Amedeo passa involontariamente a una timida indagine. Nel frattempo davanti alla sua finestra sul cortile, trascorre la giornata degli altri inquilini. Ci sono Erika e Antonio, nel monolocale vicino: meridionali, lei ghiotta e provocante, lui maleducato. C’è il vecchio De Angelis, che bada solo alla sua Opel e piantona il posteggio riservato nell’atrio. La professoressa Mattioli, cinquantenne affettuosa, attraente anche per l’alone di mistero che la circonda e che nemmeno la troppo informata signorina Mattei riesce a dissipare. Si arrabatta la famiglia dei bambini Gianmarco e Margherita: il padre è alcolizzato e la madre cerca di difendere eroicamente il decoro. Su questo mondo, misero ed egoista ma, a guardarlo senza rancore, commovente nelle sue inutili passioni, improvvisamente cala un’atmosfera delittuosa, come una perturbazione magnetica provocata dall’esser passato, l’Amedeo Consonni, dalla contemplazione del male all’azione.

Negli appartamenti di ringhiera scompare un uomo e appare un cadavere di donna. E questo muove tutto un vento di equivoci e di sospetti che sconvolge gli inquilini, promuovendo ciascuno a colpevole e insieme vittima. E mentre i delitti del cortile marciano caoticamente verso una loro beffarda rivelazione, confuso, frastornato e travolto dagli eventi, Amedeo, senza volerlo, guida l’indagine alla verità. Recami ha costruito un romanzo, movimentato e pieno, intorno a un universo apparentemente atrofizzato in un cortile di ringhiera, in cui il delitto arriva sarcastico, come un diversivo, una liberazione dal tran tran, arruffa un po’ le vite e, quando passa, il vero crimine restano le merendine date clandestinamente al nipotino.

Recensione

Ho letto anche questo libro per la #zonarossareadingchallenge e ne sono rimasta piacevolmente soddisfatta. È un testo che ho ottenuto con uno scambio e che mi incuriosiva perché avevo sempre sentito parlare bene di questo scrittore ma non avevo mai letto nessun suo libro.

Ho scoperto uno stile fresco, divertente che con un sagace cambio continuo di POV riesce a delineare dei personaggi accattivanti e con i quali è facile entrare in sintonia. Tra tutti c’è il protagonista che spicca, il signor Consonni, un tappezziere in pensione che vive in una casa che sembra un piccolo museo, piena di cuscini damascati, carta da parati, tende doppie e sedie dai rivestimenti pregiati e soprattutto che custodisce un archivio molto particolare, fatto di faldoni rivestiti in stoffe eleganti nei quali sono raccolti ritagli di giornale che riguardano i crimini più efferati compiuti in Italia negli ultimi anni.

Poi c’è la professoressa Mattioli, che forse vuole conquistare il tappezziere in pensione e andare a vivere da lui per non dover più pagare l’affitto dell’appartamento in cui abita.

Non manca in questo condominio la tipica pettegola, la ficcanaso che sa sempre tutto di tutti, la signora Mattei.

Molto simpatico è anche il signor De Angelis, vecchietto ottantenne proprietario di un’auto che cura come se fosse un bene prezioso, stando attento ai minimi graffi che i condomini possono sbadatamente procurare alla sua carrozzeria.

La passione per il crimine per Consonni da semplice hobby è diventato una vera e propria occupazione alla quale lui si è dedicato con sempre maggiore attenzione, soprattutto dopo essere andato in pensione. Questo l’ha trasformato in un detective, che ama raccogliere gli indizi, le prove, le voci e poi farsi una sua idea del delitto. È così che si appassiona al caso della Sfinge, un omicidio molto particolare in cui la vittima è stata posizionata in un modo tale che ricorda il famoso monumento egizio. Il nome che hanno dato gli inquirenti a questo caso è anche collegato al fatto che la vittima stessa era un appassionato di egittologia. Seguendo le tracce di questo crimine, Consonni però resta invischiato in alcune vicende poco chiare che avvengono nella casa di ringhiera in cui abita, dove ci sono famiglie difficoltà, come la famiglia Giorgi, il cui padre è alcolizzato e sparisce per alcuni giorni in modo molto misterioso, oppure i nuovi vicini di Consonni, molto rumorosi.

Tra equivoci, sparizioni e apparizioni di corpi, indagini fai-da-te, il tutto narrato con un sottile umorismo, entriamo in un mondo semplice come può essere quello di una casa di periferia in una grande città e ci facciamo coinvolgere dall’atmosfera quotidiana ma anche un po’ surreale che la anima.

L’autore

Francesco Recami (Firenze, 1956), oltre alle storie della Casa di ringhiera – La casa di ringhiera (2011), Gli scheletri nell’armadio (2012), Il segreto di Angela (2013), Il caso Kakoiannis-Sforza (2014), L’uomo con la valigia (2015), Morte di un ex tappezziere (2016), Sei storie della casa di ringhiera (2017), Il diario segreto del cuore (2018), La verità su Amedeo Consonni (2019) -, con questa casa editrice ha pubblicato anche L’errore di Platini (2006, 2017), Il correttore di bozze (2007), Il superstizioso (2008, finalista al Premio Campiello 2009), Il ragazzo che leggeva Maigret (2009), Prenditi cura di me (2010, Premio Castiglioncello e Premio Capalbio), Piccola enciclopedia delle ossessioni (2015), Commedia nera n.1 (2017), La clinica Riposo & Pace. Commedia nera n.2 (2018) e L’atroce delitto di via Lurcini. Commedia nera n.3 (2019).

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