Recensione . Zoo

Sinossi ufficiale

Immagina di risvegliarti da una notte senza sogni e di ritrovarti sdraiata su una superficie fredda e dura, i vestiti del giorno prima ancora indosso e nessun ricordo delle tue ultime ore. Intorno a te solo un buio spesso a cui lentamente lo sguardo si abitua. Cominci a intravedere delle sbarre alla tua sinistra. Non può che essere un incubo, tra poco sarai nella tua stanza, avvolta nelle soffici lenzuola di casa e la vita riprenderà come prima. Questo non è ciò che accade ad Anna, che in quella gabbia, tra quelle sbarre, in un capannone pieno di gabbie simili alla sua e di persone come lei, si risveglia per davvero. Da quell’istante inizia una lotta contro chiunque l’abbia presa, una guerra impari perché Anna non ha altre armi che la sua rabbia e la nudità a cui a poco a poco è stata costretta per combattere contro chi detiene il potere, qualcuno che nessuno ha mai visto, ma la cui presenza si avverte in ogni centimetro di quel luogo spaventoso, di giorno e di notte. Spetterà a lei, circondata da persone diversissime, alcune rese folli dal macabro gioco, altre succubi di un “Lui” dai tratti sempre meno sfumati, decidere se giocare o lasciarsi morire. Il nuovo thriller dell’autrice di “Io so chi sei”, fratello gemello di “Zoo”: due storie parallele che finiscono nello stesso luogo, nello stesso momento e hanno un unico seguito.

Recensione

L’autrice

L’anno scorso ho scoperto questa scrittrice leggendo un libro preso in prestito in biblioteca, Io so chi sei e da quel momento mi sono innamorata di lei, del suo modo di scrivere asciutto e cinico, della sua capacità di mantenere uno sguardo freddo e lucido di fronte alle azioni più aberranti che l’essere umano possa compiere. Spesso mi chiedo anche come faccia a scrivere queste storie così agghiaccianti, ad avere il coraggio di mettere nero su bianco tutta la cattiveria e tutto il male che c’è nella parte più profonda dell’animo umano.

Zoo è il secondo romanzo di una trilogia che inizia con Io so chi sei e termina con Vengo a prenderti, che a questo punto non vedo l’ora di leggere. Già solo la scena iniziale è di una potenza devastante, con le prime impressioni che prova Anna, la protagonista, quando si risveglia all’improvviso e si trova all’interno di una gabbia, circondata da altre gabbie in cui sono rinchiusi uomini o donne nudi.

Man mano che il tempo passa Anna scoprirà le assurde regole che esistono in questo particolarissimo zoo, regole che si apprendono vivendo giorno dopo giorno, che si stabiliscono da sole e vengono imparate solo sbagliando e subendone le conseguenze sulla propria pelle. L’esperienza che Anna vive la cambia profondamente: all’inizio del romanzo è una donna che si crede superiore agli altri, è egocentrica, disprezza molte delle persone che ha incontrato nella sua vita, non ha bisogno di nessuno, non chiede mai scusa e a stento riesce a tenere a freno la sua incredibile rabbia. In questa prigionia invece imparerà ad aprirsi un po’ agli altri, a ad abbassarsi a chiedere scusa e a non pensare solo e sempre esclusivamente a se stessa.

I suoi compagni di sventura sono dei personaggi molto particolari: Nicola, un prigioniero che ha dei privilegi come quello di poter fumare e bere bibite in lattina, Sandra che sembra un po’ sciocca ma in realtà è una donna molto intelligente e furba, Vasco dotato di una ferocia inaudita, il coccodrillo che non emette mai una parola ma solo grugniti e trascorre tutto il suo tempo steso in una gabbia molto bassa, Giulio, l’obeso che ad Anna suscita un senso di disprezzo e di ribrezzo allo stesso tempo, poi c’è Saverio al quale Anna si affeziona in modo particolare.

Insieme a tutti loro c’è Lui, il pazzo che li tiene prigionieri, che li ha scelti secondo dei criteri che sono impossibili da comprendere, che li osserva attraverso delle telecamere e che li punisce o li premia a seconda del loro comportamento, li pulisce, pulisce le loro gabbie, da’ loro da mangiare e da bere, li cura quando sono malati. Lui gli provoca anche senza fare nulla di particolare, fa fare ai suoi prigionieri ciò che vuole, essi sono come delle pedine inermi di una partita orchestrata dall’alto, sono come rotelle che fanno parte di un ingranaggio che deve funzionare alla perfezione.

Quando Sandra spiega ad Anna che ci sono delle regole che si imparano man mano che si trascorre del tempo nelle gabbie, mi è venuto in mente il libro Se questo è un uomo di Primo Levi, in cui lo scrittore torinese cerca di far capire a chi non ha mai vissuto la sua stessa esperienza che cosa significhi trovarsi in un lager, dove ci sono regole completamente diverse da quelle che esistono fuori, nel mondo normale, nella vita di tutti giorni. Quindi ho immaginato che lo zoo creato dall’immaginazione di Paola Barbato somigliasse un po’ al lager di cui ci parla Levi, un mondo lontanissimo da quello in cui vivono le persone comuni, un mondo che funziona secondo dei meccanismi a volte imperscrutabili, che dipendono completamente dalla volontà della persona che ha racchiuso altri suoi simili dentro a delle vecchie gabbie abbandonate di un circo.

L’unica regola che non cambia e che vale sia nel mondo comune sia nello zoo è il modo con cui una donna può ottenere ciò che vuole. La protagonista infatti dice che la moneta è sempre la stessa sia dentro ai carri che fuori, perché se una donna sa usare il suo corpo, un sorriso o uno sguardo, allora in cambio può ottenere molto.

Anche questa lettura è stata molto coinvolgente ed emozionante, come quelle degli altri testi dell’autrice che ho già letto, ma stavolta ho una piccola critica da muovere al libro: forse il finale è un po’ troppo frettoloso, mi sarei aspettata qualcosa di più complesso e articolato, forse il fatto che ci sarà un seguito nell’ultimo libro della trilogia determina l’indeterminatezza di questa conclusione.

L’autrice

Classe 1971, Paola Barbato è sceneggiatrice di fumetti, attività per cui è stata quasi subito chiamata a sceneggiare dei numeri fondamentali di Dylan Dog. Nel 2006 invece inizia la sua carriera di scrittrice, pubblicando subito per un grande editore: il suo primo romanzo thriller, Bilico, è infatti uscito per Rizzoli. Nel 2008 il suo secondo romanzo Mani nude, uscito sempre per Rizzoli, ha vinto il Premio Scerbanenco. Tra gli altri suoi libri ricordiamo Il filo rosso (Rizzoli 2010), Non ti faccio niente (Piemme 2017), Io so chi sei (Piemme 2018), primo romanzo di una trilogia e Il ritornante (Piemme 2019). Ha anche lavorato per la televisione (la fiction Nel nome del male con Fabrizio Bentivoglio è stata trasmessa da Sky nel 2009). Paola Barbato si occupa anche del sociale come presidente della Onlus “Mauro Emolo” che sostiene persone colpite da una malattia neurodegenerativa.

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