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In psicologia, esiste un fenomeno particolare che si chiama insight. Succede quando ci imbattiamo in qualcosa che all’improvviso accende una luce dentro di noi e rende finalmente visibile ciò che avevamo tenuto nell’ombra. Non sapevamo che fosse lì. Sentivamo che c’era qualcosa, da qualche parte, che aveva bisogno di essere trovato e portato allo scoperto. Ma del quale conoscevamo poco o nulla. Poi una frase, una parola, un gesto accendono una sorta di faro che abbaglia tutto. E quell’oggetto sconosciuto si palesa sotto i nostri occhi. Si rende visibile e chiaro nella sua forma, contenuto e contorno. E noi, che fino ad allora quasi ne ignoravamo l’esistenza, acquisiamo all’improvviso una consapevolezza che non avremmo mai immaginato di poter raggiungere. Perché non sapevamo nemmeno di cercarla.

Le 50 meditazioni presenti nel libro La vita si impara  (De Agostini), da martedì 10 novembre 2020 in tutte le librerie, vogliono essere piccole luci, utili a illuminare zone d’ombra che sono dentro di noi e che necessitano di essere viste, toccate, sentite. Sono ricche di parole che, magari, avete già scritto dentro voi stessi, senza esservene accorti. Leggendole, forse improvvisamente scoprirete che sono già impresse nelle pagine del vostro cuore o della vostra mente. “Sta parlando di me”, potreste pensare, oppure: “Sta parlando con me”, o meglio ancora: “Sono proprio io”.

La vita si impara chiude il progetto editoriale dedicato alla resilienza, col quale ho cercato di rendere la psicologia uno strumento adatto ad affrontare le molte sfide presenti in questo tempo complesso, con un libro dedicato ai genitori (Mentre la tempesta colpiva forte), un volume dedicato ai bambini (Le cose che nessuno ha il coraggio di dirti prima dei 10 anni) ed uno dedicato alla vita (La vita si impara). Forse conosci qualcuno che in questo momento sta combattendo con qualcosa che è rimasto nel buio del proprio mondo profondo e che non ha trovato le parole per farlo emergere, con cui condividere questo messaggio.

«Desiderosa di avere sempre i riflettori puntati addosso, Meghan mal sopportava di dover restare un passo indietro rispetto alla cognata. Non era di certo venuta a Londra per un posto in seconda fila, o sul balcone di fianco a quello della Regina, mentre a Kate e William era consentito di starle accanto. Il premio come miglior attrice non protagonista nella saga dei Windsor non la interessava, nel suo futuro ci poteva essere ben altro.»

Il 9 marzo 2020, mentre l’Europa barcolla sotto i colpi della pandemia, al riparo dell’Abbazia di Westminster qualcos’altro si sta sgretolando: la storia di una monarchia millenaria.

È una cerimonia apparentemente come tante, l’annuale Commonwealth Day, ma gli sguardi corrucciati dei membri della famiglia mostrano al mondo che la battaglia di Harry e Meghan per sottrarsi agli obblighi ufficiali è giunta ormai al suo drastico epilogo. Quella, è stato deciso, sarà l’ultima occasione pubblica a cui presenzieranno, prima di rinunciare definitivamente al titolo di Royal.

Ventidue anni prima, quando William e Harry assistevano solenni al funerale della madre, la tragica sventura di Carlo e Diana sembrava solo una singola, dolorosissima crepa, giunta a incrinare lo splendore di casa Windsor. Ma come in ogni racconto che si rispetti, la più piccola crepa rischia di allargarsi, e farsi rovina: sarebbe arrivato il tempo dei capricci di William, eterno indeciso fra Kate Middleton, commoner senza titoli che avrebbe poi sposato, e mille altre ragazze; della vita disordinata di Harry, divisa fra la passione per i locali notturni e il desiderio di combattere per il suo Paese; fino all’arrivo di Meghan Markle, che considera la nobiltà come una specie di notorietà allargata, di cui cogliere i benefici ma rifiutare i doveri, l’esatto contrario del magistero di Elisabetta.

C’è una sottile ironia, in questo. La storia della possibile successione al trono di Elisabetta, la più longeva sovrana della monarchia inglese, è segnata soprattutto dalle ambizioni, dal carattere, dalle volontà contraddittorie ed esplosive delle donne che hanno affiancato i legittimi eredi, Carlo prima e William e Harry poi.

Vittorio Sabadin ricostruisce così il passato e il presente di questa Guerra dei Windsor tutta al femminile, arrivando fino agli ultimi scontri, sempre meno taciuti e sempre più lontani dallo stile regale e dalla riservatezza che contraddistinguevano la casata. Se già William e Kate sembravano destinati a un futuro più borghese, pur senza perdere l’identità istituzionale, la decisione di Meghan e Harry sconquassa alle fondamenta la monarchia, assestando un colpo tremendo a una famiglia già provata da mille dolorose vicende e dallo scorrere, impietoso, del tempo.

È l’agosto del 2005, e Amaia Salazar è una giovane e brillante detective in forza alla Policía Foral della Navarra, quando raggiunge il quartier generale dell’fbi a Quantico per partecipare a un seminario riservato agli ufficiali della Europol. Sotto la guida dell’agente speciale Aloisius Dupree, Amaia e colleghi studiano il caso di un serial killer con una perversa predilezione per le catastrofi naturali e la tendenza a inscenare rituali di una precisione liturgica. A sorpresa, Amaia si ritrova cooptata nella squadra investigativa diretta a New Orleans alla vigilia del peggior uragano della storia recente, con l’obiettivo di battere l’assassino sul tempo e sventare i suoi piani di morte. Ma una telefonata proveniente dal paesino di Elizondo, nella valle del Baztán, risveglia i fantasmi della sua infanzia, costringendola a fare i conti con i ricordi e con la paura. E ad affrontare ancora una volta Il lato nord del cuore.

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Lugano, 29 ottobre 1934. Il delegato Ezechiele Beretta, massima autorità della polizia cittadina, se ne sta rintanato in un angolo del bar Lugano a gustarsi il primo caffè del mattino, quando il trambusto proveniente dall’esterno attira la sua attenzione. Gli abitanti del malfamato Sassello avanzano verso il centro della piazza al seguito di Mosè Guerreschi che incede lentamente con la piccola Ombretta aggrappata ai suoi pantaloni vecchi e logori e un fagotto stretto in braccio. Non portano problemi. Quella processione è una richiesta d’aiuto.
Beretta afferra il fagotto, una vecchia coperta militare da cui spunta la testa di un bambino esanime, Agostino Guerreschi, e si precipita in ospedale dove si assicura che il piccolo riceva cure adeguate. La ricostruzione di Agostino viene archiviata come una fantasia infantile, un modo per coprire le marachelle che hanno portato a quell’incidente quasi mortale.
Pochi giorni dopo, però, quando Ombretta viene rapita in circostanze analoghe sotto gli occhi della madre e di una vicina, Beretta maledice le sue conclusioni affrettate e capisce che non c’è un attimo da perdere se vuole restituire a quella povera famiglia la bambina sana e salva.
Tra false piste, intuizioni geniali e squarci sulla vita privata del tormentato protagonista, le indagini procedono faticosamente, ostacolate dai poteri forti della città che non vogliono guai, mentre ombre sempre più minacciose si allungano sulle acque blu del lago che bagna la città.

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