Recensione. Il filo rosso

Paola Barbato

Piemme

Pagine 394

Prezzo 9,90 €

Sinossi ufficiale

Dopo l’omicidio di sua figlia, e l’abbandono da parte della moglie, Antonio decide di lasciarsi alle spalle un passato doloroso e si trasferisce in un piccolo paese di provincia a condurre una vita piatta, monotona, sempre uguale a se stessa. Per cinque anni funziona, sopravvive. Finché, una mattina, un morto viene trovato nel cantiere dove lavora… all’apparenza sembra un incidente, ma presto Antonio scopre che quel ritrovamento non è casuale. Qualcuno ha voluto lasciargli un messaggio, a cui ne seguono altri. Tutti diversi, tutti da decifrare, ma con un unico intento: risvegliare la sua sete di vendetta. Trascinato nelle maglie di un piano di cui non tiene le fila, Antonio scoprirà la sua vera natura.

Recensione

Ho letto questo libro con il GDL creato su Telegram Toc toc ci leggiamo: esperienza super straordinaria. Non è facile affrontare da soli una lettura del genere ed è confortante condividere le proprie opinioni con altri.

Il protagonista di questo racconto inquietante è un uomo che ha fatto della routine la sua salvezza: dopo la piega tragica che ha preso la sua vita in seguito alla morte della figlia, ha abbandonato tutto, si è traferito, ha riempito le sue giornate di lavoro e azioni da ripetere sempre nello stesso ordine per tenere occupata la sua mente, per non impazzire di dolore. La sua vita è diventata una linea retta, senza alcuna sbavatura, senza alcuna deviazione. Antonio ha chiuso i ricordi e il passato in un cassetto della mente, ha negato tutto ciò che gli è successo, ha proseguito per la sua strada come se non fosse successo niente, fino alla scoperta di un cadavere in un cantiere in cui lavora e di una scritta sulle scale di casa.

In seguito Antonio sarà contattato da quello che nel Libro viene chiamato l’Assassino e si troverà coinvolto in una serie di vicende che porteranno all’esecuzione di alcuni delitti, una catena di omicidi per eliminare degli assassini e dare giustizia ai parenti delle vittime. In questa catena, prima o poi toccherà pure ad Antonio trovare soddisfazione nella morte di colui che ha ucciso sua figlia.

La Barbato ci porta in un mondo fatto di dolore e sofferenza, nell’incubo personale di Antonio che ha perso tutto e ora intravede una luce in fondo al tunnel, una seppur minima possibilità di avere giustizia per quello che gli è successo, di sapere che l’assassino di sua figlia e’ stato eliminato dalla faccia della terra.

L’idea della catena di delitti e del fatto che i vari parenti delle vittime di omicidi o abusi si aiutino l’un l’altro mi ha ricordato The chain, ma in quest’ultimo nella seconda parte del libro la trama perdeva in coerenza e verosimiglianza, mentre in questo accade proprio il contrario:il terrore di scoprire l’origine del Male ci assale pagina dopo pagina, ma nonostante le storie terribili raccontate non si può fare a meno di arrivare fino in fondo al racconto.

Il racconto è davvero agghiacciante, proprio nella seconda parte quando l’Assassino narra di essere egli stesso colpevole di un efferato delitto, anzi spiega come da vittima è diventato poi carnefice e perché ha deciso di uccidere.

Questo mese lèggeremo Non ti faccio niente e non vedo l’ora di immergermi anche in questa storia.

Estratti

Le regole in fondo erano poche e semplici: bastava sorridere e chiudere bene a chiave gli armadi.

Gli Scheletri non escono mai senza permesso.

“Gli altri pensano che il dolore sia una bomba che ti esplode nel cervello, ma non è così. Il dolore è come una bava di ragno che ti avvolge, e nemmeno la vedi, e nemmeno la senti, finché non comincia a stringere e tagliarti la carne e entrarti dentro dappertutto. E’ un filo sottile, il dolore. Un filo rosso. E ci lega, ci stringe, penetra così a fondo che ci dimentichiamo di averlo dentro. Curiamo le cicatrici, come se fossero quelle il male. Poi un giorno, improvvisamente, il filo si tende, strappa tutto, apre la pelle. E se lo segui, se guardi dove va a finire, va a finire dentro a un altro. Un altro come te. Un altro che lo sa.”

L’autrice

Classe 1971, Paola Barbato è sceneggiatrice di fumetti, attività per cui è stata quasi subito chiamata a sceneggiare dei numeri fondamentali di Dylan Dog. Nel 2006 invece inizia la sua carriera di scrittrice, pubblicando subito per un grande editore: il suo primo romanzo thriller, Bilico, è infatti uscito per Rizzoli. Nel 2008 il suo secondo romanzo Mani nude, uscito sempre per Rizzoli, ha vinto il Premio Scerbanenco. Tra gli altri suoi libri ricordiamo Il filo rosso (Rizzoli 2010), Non ti faccio niente (Piemme 2017), Io so chi sei (Piemme 2018), primo romanzo di una trilogia e Il ritornante (Piemme 2019). Ha anche lavorato per la televisione (la fiction Nel nome del male con Fabrizio Bentivoglio è stata trasmessa da Sky nel 2009). Paola Barbato si occupa anche del sociale come presidente della Onlus “Mauro Emolo” che sostiene persone colpite da una malattia neurodegenerativa.

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