Recensione. Tutto chiede salvezza

Daniele Mencarelli

Mondadori

Pagine 193

Prezzo 19,00 €

Sinossi ufficiale

Ha vent’anni Daniele quando, in seguito a una violenta esplosione di rabbia, viene sottoposto a un TSO: trattamento sanitario obbligatorio. È il giugno del 1994, un’estate di Mondiali. Al suo fianco, i compagni di stanza del reparto psichiatria che passeranno con lui la settimana di internamento coatto: cinque uomini ai margini del mondo. Personaggi inquietanti e teneri, sconclusionati eppure saggi, travolti dalla vita esattamente come lui. Come lui incapaci di non soffrire, e di non amare a dismisura. Dagli occhi senza pace di Madonnina alla foto in bianco e nero della madre di Giorgio, dalla gioia feroce di Gianluca all’uccellino resuscitato di Mario. Sino al nulla spinto a forza dentro Alessandro. Accomunati dal ricovero e dal caldo asfissiante, interrogati da medici indifferenti, maneggiati da infermieri spaventati, Daniele e gli altri sentono nascere giorno dopo giorno un senso di fratellanza e un bisogno di sostegno reciproco mai provati. Nei precipizi della follia brilla un’umanità creaturale, a cui Mencarelli sa dare voce con una delicatezza e una potenza uniche.

Proposto per il Premio Strega 2020 da Maria Pia Ammirati: «Daniele Mencarelli ha cominciato come poeta, quando nel 2018 ha scritto il suo primo romanzo, “La casa degli sguardi”, ha portato nella narrativa la densità e la plasticità della parola poetica. Una parola che diventa discorso umano, sorretto dalle vibrazioni di una scrittura potente e creaturale. Con “Tutto chiede salvezza” Mencarelli conferma di essere uno scrittore unico e maturo. Partendo da un’esperienza personale – i sette giorni di Trattamento sanitario obbligatorio a cui è stato sottoposto quando aveva vent’anni – scandaglia il buio della malattia mentale alla conquista di un’umanità profonda e autentica, la sua e quella dei suoi compagni. La cura profonda non può che essere affidata alla parola, unico e salvifico “pharmakon”.»

Recensione

Il libro è una testimonianza molto crudele e realistica dell’esperienza che l’autore ha vissuto in prima persona durante il trattamento sanitario obbligatorio a cui è stato sottoposto.

Finché non leggiamo le pagine di questo romanzo non riusciamo a renderci conto di quello che può essere la vita di una persona che vive in un profondo disagio, che non riesce a trovare un proprio posto nel mondo, che non sa gestire le proprie emozioni.

Mencarelli ci racconta con un linguaggio estremamente semplice ma molto coinvolgente, che arriva dritto al nostro cuore, tutto quello che si agitava nella sua mente in quel periodo di estrema difficoltà della sua vita. Non è facile prendere coscienza delle proprie difficoltà, soprattutto non è facile cercare un aiuto, quando da soli non riusciamo a gestire qualcosa che è più grande di noi.

È così che assistiamo all’incontro dell’autore con alcuni personaggi ricoverati nel reparto in cui il protagonista ha trascorso una settimana della sua vita, personaggi che ci rimarranno nel cuore, ognuno con le proprie difficoltà e le proprie fragilità.

Quello che mi ha colpito di più è Alessandro, un ragazzo che da un giorno all’altro si è come bloccato e non ha più comunicato con il mondo esterno, rimanendo a fissare per sempre un punto all’orizzonte, senza farsi toccare da nessuno stimolo esterno. Ma anche gli altri, Giorgio, Gianluca, Mario, Madonnina, ci colpiscono per le loro sofferenze, per il dolore che portano dentro e che non riescono ad esprimere, che li fa sentire diversi, Emarginati, rifiutati, allontanati dal resto dell’umanità. All’interno del reparto dell’ospedale in cui vengono ospitati trovano delle persone simili a loro, con le quali è facile entrare in sintonia, con i quali riescono a trovare un legame, una sorta di comunicazione che nessun altro può comprendere. Sapere di non essere gli unici ad essere “malati” li aiuta ad affrontare meglio la vita, anche se per una sola settimana, ma quando torneranno nel mondo non troveranno probabilmente persone disposte a tollerare le loro stranezze, le loro manie, i loro scatti improvvisi d’ira.

Quei cinque pazzi sono la cosa più simile all’amicizia che abbia mai incontrato, di più, sono fratelli offerti dalla vita, trovati sulla stessa barca, in mezzo alla medesima tempesta, tra pazzia e qualche altra cosa che un giorno saprò nominare.dal corridoio mi fermo a guardarli.eccoli, ognuno nel proprio angolo distanza, indifesi di fronte alla propria condizione, di esposti alle intemperie, di uomini nudi abbracciati alla vita, schiacciati dal male ricevuto in dono.i miei fratelli.

La figura del protagonista suscita nel lettore una grande pena e compassione: è triste sentire questo ragazzo di 20 anni parlare della sua vita, del fatto che non è mai riuscito ad avere una visione positiva del futuro, perché hasempre immaginato che la vita che verrà sarà sempre la peggiore possibile. La sua unica consolazione è la scrittura, l’unico mezzo con il quale lui può raccontare quello che vede, quello che sente e quello che gli esplode dentro. La sua vita gli pesa, tutto per lui e’ fatica, non solo gli eventi negativi ma anche le cose belle che gli capitano.

Con estrema lucidità, Mencarelli arriva a trovare una soluzione per risolvere i problemi che molti malati mentali hanno: basterebbe ascoltarli, guardarli negli occhi, perché i matti, come li chiama lui, vanno curati con le parole, che invece spesso sono solo riservate ai sani.

Questo è stato uno dei libri più struggenti, dolorosi ed emozionanti letti negli ultimi tempi, una testimonianza importante che può gettare luce sulle persone che vivono ogni giorno vicino a noi e che hanno un disagio, una difficoltà più o meno grave e che anche noi potremmo aiutare semplicemente aprendoci a loro, senza allontanarli o disprezzarli.

L’autore

Daniele Mencarelli nasce a Roma, nel 1974. Le sue poesie sono apparse su numerose riviste letterarie e in diverse antologie tra cui L’opera comune (Atelier) e I cercatori d’oro (clanDestino). Le sue raccolte principali sono: I giorni condivisi, (clanDestino, 2001), Guardia alta (La Vita felice, 2005).

Con nottetempo ha pubblicato Bambino Gesù (vincitore del premio Città di Atri, finalista ai premi Luzi, Brancati, Montano, Frascati, Ceppo) nel 2010 e Figlio nel 2013. Sempre nel 2013 è uscito La Croce è una via, Edizioni della Meridiana, poesie sulla passione di Cristo. Il testo è stato rappresentato da Radio Vaticana per il Venerdì Santo del 2013. Nel 2015, per il festival PordenoneLegge con Lietocolle, è uscita Storia d’amore. Del 2018 è il suo primo romanzo La casa degli sguardi, Mondadori (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima), nel 2020 esce sempre per Mondadori, Tutto chiede salvezza. Collabora scrivendo di cultura e società con quotidiani e riviste.

Estratti

Vorrei avere una corazza, Un’armatura del miglior ferro, capace di tenermi distante dalle cose, vorrei non disperarmi per la disperazione degli altri, non sentire la madre di Giorgio come mia madre, la vita degli altri saldata alla mia con un patto di sangue.

Eccola la mia ossessione, il mio desiderio patologico. Salvezza. Dalla morte.dal dolore.salvezza per tutti i miei amori. Salvezza per il mondo.

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