Consigli di lettura Bompiani

La collana CapoVersi si arricchisce di due nuovi titoli, entrambi di donne, entrambe dall’America latina: si tratta di Sillabe di fuoco, antologia del premio Nobel cileno Gabriela Mistral, e Pellegrino in ascolto, poesie scelte di Ida Vitale, seconda uruguayana nella storia a vincere, nel 2018, il premio Cervantes. Due voci diversissime, preziose per gli appassionati di poesia.

Primo autore latinoamericano a essere insignito del premio Nobel, la cilena Gabriela Mistral si rivela in questa raccolta, la più completa disponibile in lingua italiana, nelle sue tante sfaccettature di voci e timbri. La sua lirica declina tutti i casi del sentimento umano: dall’idillio amoroso all’indagine sull’aldilà, dall’infanzia a un legame con la terra che sembra riflettersi nelle forme scarne, nella musicalità e nel simbolismo di un’opera che in Cile e all’estero rappresenta ormai un autentico monumento letterario.
Con un testo di Octavio Paz.
“Gabriela Mistral era un’extraterrestre e per questo non aveva né i nostri stessi bisogni né i nostri stessi desideri. […] Era solo un’aliena che si era smarrita in Cile, in America latina, e che non poteva comunicare con la nave madre perché venisse a recuperarla.” Roberto Bolaño

Il suo linguaggio è uno dei più conosciuti nella poesia spagnola contemporanea. Esso è al contempo intellettuale e popolare, universale e personale, superficiale e profondo.” Questa è la motivazione con la quale nel 2018 Ida Vitale ha vinto il premio Cervantes, secondo autore uruguaiano nella storia del prestigioso riconoscimento a ottenerlo. La sua è una poesia colta, caratterizzata da una concisione assoluta e da un linguaggio ricercato, sebbene mai oscuro o criptico, in perfetto equilibrio tra estremi diversi. Nel solco della tradizione delle avanguardie storiche latinoamericane, tra echi simbolisti e lampi surreali, Vitale utilizza l’ironia per creare un universo metaforico popolato di animali e ricco di dettagli e colori precisi, vividi, esatti.
Testo spagnolo a fronte

Il progetto CapoVersi

CapoVersi è la nuova collana di poesia Bompiani

Cos’è mai la poesia? / Più d’una risposta incerta / è stata già data in proposito. / Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo / come alla salvezza di un corrimano.

Con questi versi la poetessa Wisława Szymborska illustrava a se stessa e al lettore la natura della poesia, nel tentativo necessario e insieme vano di esprimere l’ineffabile e circoscriverlo nel perimetro di una definizione. Sembra che la poesia si sottragga a ogni norma, che esuli dalle categorie, rifugga le etichette e ciononostante sappia cogliere l’essenza della vita umana nella sua inspiegabile ambiguità. 

CapoVersi, come “versi capitali”. CapoVersi come mappe, direzioni e punti cardinali. CapoVersi come ripresa della scrittura dopo un invio a capo, come rinascita di chi trova nel verso e nella sua ineffabilità il corrimano che allevia la salita senza rivelarne il mistero.

La Bompiani pubblicherà una selezione della miglior poesia contemporanea, in costante equilibrio tra gli autori di culto del Novecento e le più acclamate voci del nuovo millennio, tra le linee tradizionali e le avanguardie, tra le lingue franche e quelle regionali, tra l’Oriente e l’Occidente. Hanno scelto un’elegante veste grafica, e i volumi avranno i testi originali a fronte, in continuità con la consuetudine pluridecennale della casa editrice con le opere in versi, dai classici dell’antichità a quelli moderni.

I PRIMI TITOLI

John Ashbery, Autoritratto entro uno specchio convesso

John Ashbery è stato il maggior poeta del postmodernismo americano, nonché il primo autore americano a vedere da vivo la propria opera raccolta e pubblicata dalla Library of America e il riconosciuto maestro della generazione che ha esordito intorno agli anni settanta. Nel 1975, proprio con Autoritratto entro uno specchio convesso, che proponiamo nella traduzione di Damiano Abeni e con uno scritto di Harold Bloom, vinse i tre più prestigiosi premi poetici degli Stati Uniti – il Pultizer, il National Book Award e il National Book Critics Award – con un canzoniere complesso ed entusiasmante, evocativo, spesso onirico, ricco di riferimenti enciclopedici e continue reinvenzioni.

Nessuno che scriva poesia in lingua inglese sopravviverà meglio di Ashbery al severo giudizio del tempo. Si aggiunge alle grandi fila americane di Whitman, Dickinson, Stevens e Hart Crane.

Harold Bloom

Vladislav Chodasevič, Non è tempo di essere

Nato a Mosca nel 1886, Vladislav Felicianovič Chodasevič subì inizialmente l’influsso del Simbolismo ma professò sempre un profondo culto per i classici ottocenteschi. Protagonista della grande stagione della letteratura russa di inizio Novecento, il cosiddetto “Secolo d’argento”, era il più giovane tra coloro che esordirono all’inizio del ventesimo secolo e conobbe fulgore e declino: per età appartenenva alla generazione che non ebbe il tempo di esprimersi appieno prima del 1917 e che, ammutolita dall’Ottobre e dall’emigrazione, non poté più farsi ascoltare. Considerato da Nabokov uno dei maggiori lirici russi del secolo scorso, è stato poi riscoperto dai giovani poeti degli anni settanta e definitivamente riablitato solo con la perestrojka. Questo volume, a cura di Caterina Graziadei, costituisce la più ampia scelta finora offerta al lettore italiano dell’opera poetica di Chodasevič.

Vivo e scrivo per me, senza spendere altre energie vitali. Com’è vero Dio, una buona poesia è più necessaria e anche gradita al Signore che 365 sedute tra i poeti.

Nicanor Parra, L’ultimo spegne la luce

Se c’è un poeta latinoamericano che gode di un credito indiscusso per l’originalità, la qualità e la irriverente costanza del suo impegno letterario è senz’altro Nicanor Parra. Nei suoi ottant’anni di scrittura questo fondamentale autore cileno ha saputo condurre agli estremi le possibilità della creatività in versi, inaugurando il genere dell’antipoesia e riuscendo a scardinare dall’interno il sistema delle lettere sudamericane grazie a una beffarda e ostinata azione corrosiva. Più volte candidato al Nobel, vincitore dei più importanti premi letterari ispanici, tra cui il Cervantes nel 2011, tradotto da Allen Ginsberg e Lawrence Ferlinghetti, amatissimo dal conterraneo Bolaño, considerato in America “essenziale come Walt Whitman”, Parra (al contrario della sorella Violeta) è ancora poco noto al pubblico italiano. L’antologia, curata da Matteo Lefèvre, è la più ampia mai apparsa in Italia, e intende colmare questa lacuna.

A Parra devo tutto.

Roberto Bolaño

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