Nuove uscite in libreria dal 5 all’11 ottobre

Henry è un ultrasessantenne solo e piuttosto male in arnese, che vive sulla barca di una coppia di amici. La sua è stata un’esistenza sfortunata e apparentemente segnata dalla crudeltà delle donne. Lettore e pensatore, è un uomo privo di mezzi, ma non di fascino. Daisy è una drammaturga di successo, anche lei ha superato i sessant’anni e conduce una vita piuttosto solitaria in un piccolo cottage di campagna con giardino che ha da poco acquistato, dove contempla l’enorme vuoto affettivo che nessun uomo ormai riempirà più, nonostante una parte di lei continui a desiderare di essere amata ancora una volta. Quando Henry si offre come giardiniere, all’inizio Daisy è diffidente, ma poi gli consente di insinuarsi pian piano nella sua vita quotidiana: bisognosa com’è di affetto e attenzione, abbocca facilmente al suo amo. La tensione sessuale tra i due cresce in modo graduale, fino a che Daisy ne è obnubilata e non è più in grado di vedere Henry per quello che realmente è, nonostante i suoi amici e sua figlia, perplessi e sospettosi, continuino a metterla in guardia… In questo nuovo romanzo l’autrice della saga dei Cazalet condivide, seppure in forma romanzata, un’esperienza tragica vissuta in prima persona; Elizabeth Jane Howard si mette a nudo e lo fa con una sincerità e un’umiltà davvero commoventi. Perdersi, ritratto magistrale di un plagio psicologico e scavo profondo dentro una mente malata, è una testimonianza preziosa e conferma, ancora una volta, il suo grande talento nel raccontare.

C’è un desiderio che accomuna tutti i bambini del mondo: avere una mamma e un papà. È così anche per Victor, che vorrebbe capire se quella sensazione è diversa dall’affetto che gli ha regalato l’anziana Tatie, da cui è stato allevato come un figlio. Adesso che non può più occuparsi di lui, l’intraprendente dodicenne decide che a trovare una mamma ci penserà da solo. Ha già un’idea in testa. È convinto che Lily, la pasticcera che incrocia per strada ogni mattina, abbia tutte le qualità per essere quella giusta: uno sguardo dolce e generoso, un sorriso aperto che promette calore e fiducia e la passione per la cucina con cui assecondare la sua insaziabile golosità. Victor è al settimo cielo, non avrebbe potuto trovare candidata migliore. Il problema è che non ha messo in conto un possibile rifiuto da parte di Lily. Pur restando affascinata dall’entusiasmo di Victor, la giovane pasticcera non ha nessuna intenzione di fargli da madre. Almeno finché non avrà fatto ordine nella sua vita cui manca il solido fondamento dato da poche e semplici certezze. L’amore, la maternità, la stabilità lavorativa restano per lei un orizzonte a cui tendere, a patto che trovi il coraggio di dare retta alla voce del passato da cui continua a essere tormentata. Nel frattempo, Victor non ci pensa nemmeno ad arrendersi e stare a guardare. Giorno dopo giorno, si impegna a escogitare stratagemmi e rocambolesche imboscate per intrappolare e conquistare Lily. Perché nessuno meglio di lui sa che è il cuore a scegliere la persona capace di regalarci la felicità. Dalla sua apparizione sugli scaffali delle librerie, Ho soffiato il mio desiderio fino al cielo si è imposto come esordio dell’anno. Critici e lettori sono rimasti ammaliati dalla storia del piccolo Victor, dando il via a un passaparola che ha convinto la regista Michèle Laroque a trarne un film già in produzione. Philippe Amar ci consegna un romanzo delicato e toccante sull’importanza di non dare mai nulla per scontato, perché quando perdiamo di vista le cose importanti, rischiamo di smarrire anche noi stessi.

Sintesi di autobiografia e satira sociale, “Bianco” è una critica tanto affilata quanto spassosa di alcune delle piaghe che affliggono il nuovo secolo: l’ipocrisia elevata a galateo, il moralismo che sostituisce il giudizio estetico, la paura di esprimere un’opinione perché si finirebbe impallinati dai «giustizieri» dei social. E se quelle di Ellis non fossero solo provocazioni (o il cahier de doléances di un «maschio bianco» inconsapevole dei suoi privilegi), ma un invito a essere più sinceri, più autentici, a pensare con la propria testa senza preoccuparsi costantemente dell’opinione degli altri? Ellis non si accontenta di interpretazioni superficiali solo perché politically correct: “Bianco” è un’indagine senza sconti nel rimosso dello spirito del tempo.

È notte fonda quando una banda di ladri specializzati in furti d’arte riesce a penetrare nel caveau della Princeton University rubando cinque preziosissimi manoscritti originali di Francis Scott Fitzgerald, assicurati per venticinque milioni di dollari. Sembrerebbe un’operazione audace e impeccabile se non fosse per una piccola traccia lasciata da uno dei malviventi. Basandosi su quell’unico indizio l’FBI parte immediatamente alla caccia dei ladri e della refurtiva, impresa che si rivela molto difficile. Ma chi può avere commissionato un furto così clamoroso? C’è un mandante o si tratta di un’iniziativa autonoma? Bruce Cable è un noto e chiacchierato libraio indipendente, appassionato di libri antichi che commercia in manoscritti rari. La sua libreria si trova a Camino Island, in Florida, ed è un punto di ritrovo per gli amanti della lettura. Molti scrittori vi fanno tappa volentieri durante i loro tour promozionali. Forse lui sa qualcosa in merito a questa vicenda? Mercer Mann è una giovane scrittrice che conosce bene quell’isola, dove era solita trascorrere le vacanze con la nonna quando era bambina. Ora è rimasta senza lavoro ed è alle prese con la stesura di un nuovo romanzo che non riesce proprio a scrivere. Chi meglio di lei può essere ingaggiata per indagare da vicino senza destare sospetti sulle misteriose attività di Bruce?

Davanti al corpo tagliuzzato di Julie, giovane studentessa trovata morta nel suo appartamento, la polizia di Copenaghen non ha risposte: la sola traccia lasciata dall’assassino sembra essere il misterioso disegno, simile a un origami, che la lama di un coltello ha inciso sul viso della ragazza. A guidare le indagini è l’investigatore Jeppe Kørner, affiancato da Anette Werner: lui – con l’aria del classico sbirro separato – in profonda crisi di autostima, lei energica e dirompente, sempre di buonumore. La loro attenzione si concentra sulla padrona di casa, che vive al terzo piano della stessa graziosa palazzina in cui è stato rinvenuto il cadavere, nel centro storico della capitale danese. Docente di letteratura in pensione con la tendenza a organizzare scintillanti cene mondano-artistiche, Esther de Laurenti si rivela infatti essere un’aspirante scrittrice di gialli. E, curiosamente, l’omicidio di cui si legge nel manoscritto a cui sta lavorando ricalca esattamente le modalità con cui è stata uccisa la sua inquilina. Un collegamento tra finzione e realtà troppo clamoroso perché possa essere ignorato. Con la leggerezza e l’ironia che la contraddistinguono, Katrine Engberg è la sorprendente rivelazione del poliziesco scandinavo, di cui rinnova la tradizione con una voce fresca, la ricchezza emotiva e psicologica dei suoi personaggi, i colpi di scena e una profonda sensibilità nel ritrarre gli abissi dell’animo e i destini umani.

Ci sono amori che bruciano in fretta. Come quello che Francesca ha vissuto in una Bologna così romantica da farti mancare il fiato: una storia di gioventù che, a vent’anni di distanza, le ha lasciato in eredità cicatrici sul cuore e una figlia diciottenne, Giulia. Giulia che è dovuta crescere in fretta facendo affidamento solo sulla madre, imparando a dare del tu all’assenza di un padre senza volto, di cui possiede soltanto una foto di spalle scattata sulle dune di Ostia, quando ancora lui e la mamma potevano guardare l’orizzonte senza aver paura. Ma ora Francesca – lei che si è rialzata più forte e più bella di prima dopo che il mondo le è crollato addosso – sembra aver perso le certezze di sempre ed è stanca: stanca della relazione con Fernando, un uomo che la dà sicurezza ma non i brividi; stanca di mostrarsi sorridente a tutti costi; stanca di nascondere gli occhi e tutto quello che c’è dietro. E così anche Giulia, alle prese con una maturità da conquistare e un amore che la fa stare male, ora sente la terra vacillare sotto i piedi. Una madre e una figlia. Due donne. Due generazioni accomunate dal sogno di un amore: quello che ti prende per mano e ti porta lontano, quello che ti fa sentire speciale e sempre nel posto giusto, quello che ti fa scoppiare il cuore e ti mette i tramonti nelle tasche. Perché l’amore non è una fiamma che incendia la notte per pochi istanti e poi sparisce nel nulla. L’amore, quello vero, è un cielo pieno di stelle che puoi fermarti a guardare ogni giorno, fino a che non lo sai recitare a memoria, fino a quando, nel suo riflesso, ritrovi te stesso, come in uno specchio. L’amore fa così: non smette mai.

Il crimine va oltre il tempo. Che a uccidere sia un pugnale nella notte, il morso invisibile del veleno o un diabolico marchingegno, in duemila anni niente è cambiato se non l’arma che dà la morte. Così come, fin dalle epoche più remote, la ricerca del colpevole è per l’investigatore prima di tutto una sfida dell’intelligenza, che non ha bisogno di tecnologie sofisticate. Dalla Roma dell’antica repubblica al Risorgimento – passando per la Bologna medievale dei pionieri della medicina, gli splendori del Rinascimento italiano, l’Europa del Seicento devastata dalla Guerra dei Trent’anni –, ecco allora un mosaico di indagini nel passato che ridisegnano la Storia, mettendo in scena il duello all’ultimo sangue tra il senso di giustizia e le crudeli storture della mente umana. L’eterna lotta della parte più pura dell’anima contro quella più oscura che la insidia. Bianco contro nero, da sempre e per sempre. E nel mezzo, le infinite sfumature del giallo.

Troppo spesso la vita non va come l’avevi immaginata. Nessuno lo sa meglio di Benedetta che, poco più che trentenne, si ritrova con il cuore a pezzi al funerale del fratello. Marco avrebbe voluto una cerimonia diversa, più allegra, magari con un coro gospel alla Sister Act. Marco che aveva sempre la risposta pronta. Marco che era un esempio per tutti. Marco che sembrava solido come una roccia. Accanto a Benedetta, ci sono gli amici di una vita: Alice, Stefano e Maurino. Sono sempre stati inseparabili, loro cinque, e non c’è niente che non sappiano l’uno dell’altro. O almeno così credono. Perché Marco nascondeva un segreto. Un segreto che ora non può essere taciuto e che rischia di travolgere tutti. Toccherà proprio a chi gli era più vicino tuffarsi in un viaggio nel passato, tornare indietro nel tempo e iniziare a ricordare. Le gite di classe e le canzoni degli 883, i primi amori e le cocenti delusioni, i cellulari grandi come cabine telefoniche e la voglia di spaccare il mondo: solo riavvolgendo il filo della memoria, Benedetta, Alice, Stefano e Maurino potranno scoprire, tra lacrime e sorrisi, la verità sul loro migliore amico. Uno straordinario omaggio agli anni Novanta, ai giorni spensierati dell’adolescenza e agli amici. Quelli veri, quelli che incontri tra i banchi di scuola e rimangono al tuo fianco per sempre. Qualunque cosa accada.

La casa di via Gemito odora di colori e acquaragia. I mobili della stanza da pranzo sono addossati alla bell’e meglio contro le pareti e, prima di andare a dormire, bisogna togliere dai letti le tele messe ad asciugare. Federico, detto Federí, ambizioso e insoddisfatto, desidera essere apprezzato come pittore di talento. Lavora invece come impiegato nelle ferrovie statali per dare da mangiare alla sua famiglia: alla moglie Rusinè, di una bellezza speciale, e ai loro quattro figli. A distanza di molti anni, è il primogenito a raccontare quel padre, cosí inquieto nel dimostrare le sue doti artistiche, cosí vitale e affascinante, ma anche cosí sopraffatto da insoddisfazioni e delusioni. Napoli porta ancora su di sé le tracce della seconda guerra mondiale, ma la memoria che ha il figlio di quei giorni è tutta concentrata sulle incandescenze di Federí. Proprio quel padre ingombrante a cui ha sempre cercato di non assomigliare è motore di una ricerca che lo riporta nella città-cosmo in cui affondano le radici del suo immaginario e della sua lingua di scrittore. Federí, con la sua prosopopea e le mani sporche di colore, trova posto tra i personaggi memorabili. E vent’anni dopo la prima comparsa in libreria di questo romanzo magistrale, lo riproponiamo nei Supercoralli per presentarlo ai lettori vecchi e nuovi nella sua irresistibile felicità narrativa e nella sua nuda verità di capolavoro della letteratura italiana contemporanea.

Lara Serrano è scomparsa senza lasciare traccia e Il Drago, dopo averla cercata a lungo e invano si è rifugiato in una baita sperduta nei boschi del Trentino. Lì si è dedicato all’unica attività che ancora lo fa sentire vivo: dare la caccia ai bracconieri che con violenza se la prendono con le loro prede tanto ignare quanto indifese. Dopo due anni di completo isolamento, però, riceve un messaggio: la sorella di Lara gli fa capire che c’è una nuova pista su cui lavorare. Il Drago torna così nella sua Milano, e ritrova la stessa vecchia signora borghese con tutte le sue contraddizioni e le sue manie: immobile e frenetica, sonnolenta e veloce, lenta e iperattiva. Per il Drago, certo non mancano i cattivi ricordi, ma anche i vecchi buoni amici: Jamel, il francese mago del computer, e l’ex maresciallo dei Carabinieri Barillà. Insieme a loro, e all’eccentrico Alan G. Ronketts, uno scrittore di noir dalla personalità goliardica, con il sigaro sempre in bocca e con una smodata passione per la boxe e per le donne, indagherà su diversi cold case, di cui la polizia non si occupa più: in particolare sulla morte di un giovane ragazzo archiviata come incidente, su cui stava indagando la stessa Lara. Riuscirà il Drago a placare la sua furia? Il drago è tornato in città.

Ostia, 19 luglio 1943. Muzio Soretti, vice questore assegnato all’OVRA, la polizia segreta fascista, riceve l’incarico di indagare sullo strano caso di una giovane ragazza, aspirante attrice, morta apparentemente suicida in un villino sul lungomare. Roma, 25 luglio 1943. Benito Mussolini si reca a villa Savoia per parlare con il Re e viene arrestato. Artefice del “colpo di Stato” è il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, che prenderà il posto del Duce in qualità di primo ministro. C’è qualcosa che collega due vicende apparentemente così distanti? Soretti, che dal suo ufficio dell’OVRA osserva eventi davvero più grandi di lui, dovrà cercare di destreggiarsi tra spie, cambi di alleanze e indagini segrete, per arrivare alla verità… Un romanzo storico che analizza e mette in luce aspetti sconosciuti e controversi di quel mese di luglio, i cui risvolti più importanti saranno la nascita della Repubblica sociale e la guerra civile italiana.

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