Recensione. Ragazzo italiano

Gian Arturo Ferrari

Feltrinelli editore

Pagine 320

Prezzo 18,00 €

Sinossi ufficiale

La vita di Ninni, figlio del dopoguerra, attraversa le durezze da prima rivoluzione industriale della provincia lombarda, il tramonto della civiltà rurale emiliana, l’esplosione di vita della Milano riformista. E insieme Ninni impara a conoscere le insidie degli affetti, la sofferenza, persino il dolore che si cela anche nei legami più prossimi. Da ragazzino, grazie alla nonna, scopre di poter fare leva sull’immenso continente di esperienze e di emozioni che i libri gli spalancano di fronte agli occhi. Divenuto consapevole di sé e della sua faticosa autonomia, il ragazzo si scava, all’insegna della curiosità e della volontà di sapere, quello che sarà il proprio posto nel mondo. Nella storia di “Ragazzo italiano” si riflette la storia dell’intero Paese, l’asprezza, la povertà, l’ansia di futuro, la vicenda di una generazione figlia della guerra ma determinata a proiettare progetti e sogni oltre quella tragedia. Un’Italia dove la scuola è la molla di promozione sociale, e l’avvenire è affollato di attese e promesse. Un’Italia ancora viva nella memoria profonda del Paese, nelle peripezie familiari di tanti italiani. Ferrari le restituisce corpo e respiro senza indulgenze né compiacimenti, con uno stile cristallino e austero, non di rado crudo, con un timbro di coraggiosa sincerità. Capace di esprimere la freschezza del protagonista e di una moltitudine di personaggi lampeggianti di futuro.

Recensione

Ho letto questo libro che concorreva al Premio Strega 2020 dopo che era stato già scelto il vincitore, perché ne avevo sentito parlare in modo molto positivo e devo dire che le mie aspettative sono state ampiamente ripagate.

La storia di Nini, cresciuto negli anni ‘40, conquista il lettore fin dalle prime righe: seguiamo con grande curiosità il percorso che il ragazzo fa ogni anno alla fine della scuola da Canegrate nel milanese alla rossa e politicizzata Querciano, in Emilia, dalla casa paterna fino a quella della nonna. Pagina dopo pagina ci affezioniamo sempre di più a questo ragazzino sul quale si concentrano le attenzioni forse eccessive della nonna, una maestra dal carattere deciso ed autoritario ma sempre dalla sua parte, e della madre, preoccupata per la sua salute e che vuole proteggerlo dai pericoli del mondo, mentre il padre lo tratta con un certo fastidio e sembra non sopportarlo, anzi a volte sembra osteggiarlo apertamente.

Insieme a Nini mettiamo piede in una scuola in cui c’è una netta divisione tra alunni in base alla loro provenienza: i figli degli industriali davanti vicino alla maestra, trattati con un occhio di riguardo, e quelli degli operai in fondo e i voti diminuiscono man mano che i banchi si allontanano dalla cattedra, quasi a voler rispecchiare l’origine sociale che c’è al di fuori della scuola. Per fortuna c’è stato anche un altro insegnante nella carriera di Nini, il maestro Poli, che si è impegnato ad insegnare agli alunni a trovare sempre la causa di ogni fenomeno, facendo fare loro una sorta di ginnastica, “la più importante e la più utile, che distingue chi va in giro senza pensare da chi sa dove vuole arrivare e come si fa ad arrivarci.”, insegnando loro a parlare, ad esprimere la propria opinione.

Poi c’è l’esperienza della colonia in cui Ninni viene lasciato da solo, non è accudito da nessuno ma non ha nemmeno nessun obbligo o diverse da svolgere e può essere se stesso.

Arriverà poi la scoperta dei libri che per Ninni saranno compagni straordinari e fedeli e il liceo, in ambiente ricco e stimolante, gestito da Zevi, un preside illuminato.

E poi l’avvento della tv, dell’automobile, la scoperta del sesso, le amicizie, l’amore, c’è tutto in questo grande affresco che attraverso la storia di Ninni ci restituisce l’immagine di un’Italia che esce dalla guerra e piano piano, con fatica e sacrificio, ricostruisce se stessa e getta le basi per il proprio futuro.

Una lettura davvero emozionante, dalla prosa limpida e scorrevole che fa venir voglia di leggere presto un nuovo libro di questo autore.

L’autore

Gian Arturo Ferrari affianca dal gennaio 2010 l’Amministratore Delegato Maurizio Costa nell’elaborazione delle strategie di sviluppo editoriale in Italia e all’estero, dopo aver guidato la Divisione Libri del Gruppo Mondadori dal 1997 al 2009.
Dopo la laurea in Lettere Classiche all’Università di Pavia Ferrari si è dedicato, dal 1974 al 1989, all’insegnamento universitario come Professore Incaricato di Storia della Scienza e poi Associato di Storia del Pensiero Scientifico presso l’ Università di Pavia.
Ferrari ha maturato successivamente una forte esperienza in ambito editoriale e culturale, riconosciuta a livello internazionale; ha iniziato il proprio percorso professionale presso la casa editrice Boringhieri in qualità di assistente dell’editore. Successivamente Ferrari è diventato Direttore Libri alla Rizzoli, per poi entrare in Mondadori nel 1997.
Dall’ottobre 2009 Ferrari è Presidente del Centro per il Libro e la Promozione della lettura istituito dal Consiglio dei Ministri.
Nel 2020 esce per Feltrinelli Ragazzo Italiano.

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