Recensione. La straniera

Claudia Durastanti

La nave di Teseo

Pagine 285

Prezzo 18,00 €

Sinossi ufficiale

“La storia di una famiglia somiglia più a una cartina topografica che a un romanzo, e una biografia è la somma di tutte le ere geologiche che hai attraversato”. Come si racconta una vita se non esplorandone i luoghi simbolici e geografici, ricostruendo una mappa di sé e del mondo vissuto? Tra la Basilicata e Brooklyn, da Roma a Londra, dall’infanzia al futuro, il nuovo libro dell’autrice di Cleopatra va in prigione è un’avventura che unisce vecchie e nuove migrazioni. Figlia di due genitori sordi che al senso di isolamento oppongono un rapporto passionale e iroso, emigrata in un paesino lucano da New York ancora bambina per farvi ritorno periodicamente, la protagonista della Straniera vive un’infanzia febbrile, fragile eppure capace, come una pianta ostinata, di generare radici ovunque. La bambina divenuta adulta non smette di disegnare ancora nuove rotte migratorie: per studio, per emancipazione, per irrimediabile amore. Per intenzione o per destino, perlustra la memoria e ne asseconda gli smottamenti e le oscurità.
Non solo memoir, non solo romanzo, in questo libro dalla definizione mobile come un paesaggio e con un linguaggio così ampio da contenere la geografia e il tempo, Claudia Durastanti indaga il sentirsi sempre stranieri e ubiqui.
La straniera è il racconto di un’educazione sentimentale contemporanea, disorientata da un passato magnetico e incontenibile, dalla cognizione della diversità fisica e di distinzioni sociali irriducibili, e dimostra che la storia di una famiglia, delle sue voci e delle sue traiettorie, è prima di tutto una storia del corpo e delle parole, in cui, a un certo punto, misurare la distanza da casa diventa impossibile.

Recensione

La voce narrante di questo romanzo è inarrestabile, e’ un fiume in piena che con un lungo flusso di coscienza, interrotto qua e là da riferimenti a fatti e personaggi realmente esistiti, ci porta in un mondo strano e particolare, quello di una ragazza nata da due genitori sordi, vissuta tra l’America e la Basilicata, circondata da una famiglia disfunzionale forse un po’ più di quanto in fondo non lo siano un po’ tutte, ciascuna a suo modo.

Ho avuto l’impressione che la protagonista sia cresciuta e sia maturata proprio nonostante la sua famiglia, sempre costretta a fare i patti con la disabilità fisica dei genitori ma anche con le loro stranezze caratteriali, con l’atteggiamento provocatorio e rivoluzionario della madre o quello sfuggente, nel senso letterale del termine, del padre.

Come i cani da compagnia di mia madre che prima erano docili e negli anni sono impazziti, qualsiasi cosa tocchino i miei genitori si adegua alla loro decadenza, sono un re e una regina taumaturghi che invece di guarire i malati o fare miracoli convincono qualsiasi creatura in loro presenza a disarticolarsi e a lasciarsi andare alla propria possibile follia.

Quello che ha vissuto nella sua infanzia e adolescenza ha avuto inevitabilmente delle ricadute sulla sua vita da adulta, sul suo sentirsi appunto sempre una straniera in senso figurato (per aver avuto un’infanzia e un’educazione molto diversa da quella dei suoi coetanei) e letterale, trasferitasi dall’America all’Italia e poi sbarcata a Londra.

Possiamo fallire una storia d’amore, il rapporto con una madre. Ma quando una città ci respinge, quando non riusciamo a entrare nei suoi meccanismi più profondi e siamo sempre dall’altra parte del vetro, subentra una sensazione frustrata di merito che può farsi malattia. Straniero è una parola bellissima, se nessuno ti costringe ad esserlo; il resto del tempo è solo il sinonimo di mutilazione, e un colpo di pistola che ci siamo sparati da soli.

Ci sono alcuni passi che mi hanno colpito e che riguardano il concetto di relazione e di amore. L’autrice fa dire alla sua protagonista che quando abbiamo una relazione lunga pensiamo di essere diventato immortali, di essere arrivati alla metà della nostra esistenza, crediamo che non potremo mai essere migliori di così. Inoltre il libro ci dice anche che la paura più grande che abbiamo è quella di scoprire che potremmo sopravvivere da soli anche senza l’altro accanto a noi e che il più grande tutto che possiamo fare ad un’altra persona non è quello di lasciarla, ma di volerla rendere uguale a noi.

Queste parole mi hanno portato a riflettere su quanto sia fondamentale innanzitutto amare e conoscere se stessi per stabilire un rapporto sano con gli altri, inoltre ho capito che molto spesso noi proiettiamo sugli altri le nostre aspettative, non solo nelle relazioni sentimentali, ma anche in ogni legame che stabiliamo, con gli amici, con i colleghi di lavoro, con i figli , con i genitori. Poi quando ci accorgiamo che il quadro che abbiamo dipinto non corrisponde alla realtà, il nostro sogno crolla miseramente, ma è solo colpa nostra perché abbiamo voluto vedere ciò che in realtà non c’era.

Un ottimo libro da leggere, per fare un viaggio nel mondo della diversità ma anche nella propria anima.

L’autrice

Claudia Durastanti (Brooklyn, 1984) è scrittrice e traduttrice. Il suo romanzo d’esordio Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra (2010) ha vinto il Premio Mondello Giovani; nel 2013 ha pubblicato A Chloe, per le ragioni sbagliate, nel 2016 Cleopatra va in prigione e nel 2019 La straniera, finalista alla LXXIII edizione del Premio Strega e in corso di traduzione in 15 paesi. È stata Italian Fellow in Literature all’American Academy di Roma. È tra i fondatori del Festival of Italian Literature in London.

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