Intervista a Luca Maletta, autore de I racconti del disagio

Ho letto con grande piacere i racconti di Luca Maletta in collaborazione con la casa editrice Caravaggio Editore e sono stata ancor più grata di aver avuto la possibilità di intervistarlo.

Da quanto tempo scrivi e dove trovi l’ispirazione per i tuoi racconti?

Ho iniziato a scrivere all’età di sedici anni, spinto dal desiderio di trascrivere le prime riflessioni che, in quel periodo, le prime lezioni di filosofia e le letture del Simposio e il Critone suscitavano in me.

Prima di allora, il mio rapporto con la scrittura era sempre stato complicato. Avevo avuto molte difficoltà a imparare prima a parlare e poi a leggere, mentre per la scrittura, ricordo che i miei, già quando ero giovanissimo, cercarono molti insegnanti che mi dessero ripetizioni, e mi aiutassero a comprendere la grammatica. Se venivo da una parte limitato da quelle difficoltà, nella mia propensione a osservare la realtà riuscii a trovare stimoli per non arrendermi.

Ricordo ancora il primo testo che produssi: era la storia di un mendicante reso cieco da un caso di malasanità. Lo incontrai alla mensa Caritas, dove facevo servizio. La sua storia mi ha sempre spinto a non arrendermi nonostante le mie difficoltà.

Qual è il momento migliore della giornata per scrivere?

Non c’è un momento migliore. Mi sveglio, e la prima cosa che è faccio è trascrivere i miei sogni, poi passo al computer, e lavoro fino a pranzo: mi riposo, e torno a lavoro. Le ultime righe le scrivo prima di dormire, per tirare le somme sulla mia giornata.

Sono pieno di quaderni, come potrai immaginare…

Come è nato I racconti del disagio?

La raccolta è nata un po’ per caso. Nel realizzare i miei primi racconti, come Quindici Milioni di Parole e Estinzione, non avevo idea di dove fossi diretto. Col tempo, iniziai però a rendermi conto di quanti elementi comuni ci fossero nelle mie storie, e di come quei singoli disagi potessero esprimere un messaggio più potente, insieme.

Grazie al sostegno di Enrico De Luca, finalmente nel mese di settembre 2019, in un periodo piuttosto difficile per me, ho raccolto quelli che ritenevo i miei lavori migliori. Il resto, se il pubblico lo vorrà, sarà storia.

Qual è il racconto della raccolta che ti rappresenta di più e perché?

Devo dire di essere fortunato, perché riesco a rivedermi in tutti i miei figli. Se non direttamente, riesco comunque a riconoscere nei miei testi il passaggio di un disagio che, pur non vissuto nella mia carne, questa carne almeno l’ha attraversata; perché vissuto da qualcuno a me vicino, o percepito attraverso il dialogo, l’osservazione, l’attenzione di piccoli o grandi particolari.

Se dovessi dare una risposta, forse direi Infausto.

Stai a lavorando a qualcosa di nuovo? Se sì, ce lo puoi anticipare?

Ho la fortuna di poter collaborare ancora con Caravaggio Editore e con Enrico De Luca che mi sta seguendo nei miei primi passi da traduttore. Ho sempre nutrito grande ammirazione per certi scrittori e scrittrici anglofoni e la traduzione mi offre la possibilità di conoscere meglio il loro stile. Tra pochi giorni uscirà nei Classici Ritrovati la raccolta “L’ombra e altri oscuri racconti” di E. Nesbit, nella quale ho collaborato alla traduzione del racconto inaugurale. Sto lavorando poi ad altre due traduzioni che consegnerò a breve, ma non posso dire di più!

Inoltre ho in cantiere una nuova raccolta, anche se questa volta un po’ giocosa, e un romanzo breve verso il quale nutro grandi speranze.

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