Recensione. Addio fantasmi

Nadia Terranova

Einaudi Stile Libero Big

Pagine 196

Prezzo 17,00 €

La felicità non esiste ma esistono momenti felici […]

Sinossi ufficiale

Una casa tra due mari, il luogo del ritorno. Dentro quelle stanze si è incagliata l’esistenza di una donna. Che solo riattraversando la propria storia potrà davvero liberarsene. Nadia Terranova racconta l’ossessione di una perdita, quel corpo a corpo con il passato che ci rende tutti dei sopravvissuti, ciascuno alla propria battaglia. Ida è appena sbarcata a Messina, la sua città natale: la madre l’ha richiamata in vista della ristrutturazione dell’appartamento di famiglia, che vuole mettere in vendita. Circondata di nuovo dagli oggetti di sempre, di fronte ai quali deve scegliere cosa tenere e cosa buttare, è costretta a fare i conti con il trauma che l’ha segnata quando era solo una ragazzina. Ventitre anni prima suo padre è scomparso. Non è morto: semplicemente una mattina è andato via e non è piú tornato. Sulla mancanza di quel padre si sono imperniati i silenzi feroci con la madre, il senso di un’identità fondata sull’anomalia, persino il rapporto con il marito, salvezza e naufragio insieme. Specchiandosi nell’assenza del corpo paterno, Ida è diventata donna nel dominio della paura e nel sospetto verso ogni forma di desiderio. Ma ora che la casa d’infanzia la assedia con i suoi fantasmi, lei deve trovare un modo per spezzare il sortilegio e far uscire il padre di scena.

Recensione

Questa è una di quelle letture che ti rapiscono il cuore, che ti restano dentro e ti lasciano un segno indelebile. È una storia in cui è facile riconoscere qualcosa di noi, perché ognuno ha i suoi fantasmi contro cui combattere, i mostri da esorcizzare, le paure da superare che si annidano nel suo passato e non serve scappare lontano per evitare di fare i conti con la realtà, perché ce la portiamo dentro e prima o poi la dovremo affrontare se vogliamo vivere con serenità.

Al centro di tutto c’è Ida, una donna che si svela a poco a poco, pagina dopo pagina attraverso il suo ritorno a casa dopo tanto tempo, il suo rapporto di amore e odio che la lega alla madre, la sua struggente malinconia per il padre scomparso, il vuoto che questa scomparsa ha lasciato in lei e nella madre, vuoto che le ha unite in una complicità silenziosa e che nello stesso tempo le ha allontanate.

La morte è un punto fermo, mentre la scomparsa è la mancanza di un punto, di qualsiasi segno di interpunzione alla fine delle parole. Chi scompare ridisegna il tempo, e un circolo di ossessioni avvolge chi sopravvive

[…]

No, non si smette di amare qualcuno quando il suo nome e il suo corpo si sono sottratti: degli assenti ci portiamo dietro la voce e l’odore, le due tracce più volatili, sapremmo riconoscerle ovunque e ogni tanto ci pare di sentirle, e allora ci affezioniamo a ciò che ce le ha ricordate, uno spazio o una persona o un rumore.

Tra Ida e la madre c’è una sorta di rancore: la prima rimprovera all’altra di averle affidato un compito gravoso (badare al padre in sua assenza) e di non aver sofferto per la sua scomparsa, la seconda rivendica il suo diritto a soffrire senza doverlo sbandierare ai quattro venti, tantomeno alla figlia che da piccola non poteva certo capire le ragioni che avevano portato lei e suo marito ad allontanarsi e quest’ultimo ad incupirsi sempre più, fino a togliere il disturbo e ad andarsene da una casa in cui non usciva quasi mai , che era diventata una specie di prigione, e da una vita che non aveva più senso.

La mancanza del padre segnerà profondamente la vita di Ida che la subisce anche da adulta, non l’ha accettata mai veramente, non si è mai rassegnata alla scomparsa di quell’uomo meraviglioso che era stato il padre, che poi si era chiuso sempre più in se stesso, muto e disperato, affidato spesso alle cure della figlia poco più che adolescente e che le è sgusciato via dalle mani quasi senza che lei se ne accorgesse, lasciandole un rimorso e un senso di colpa che l’hanno tormentata per il resto dei suoi giorni.

Forse proprio per il trauma creato da questa assenza, Ida ha un rapporto molto particolare con il suo uomo, fatto di spazi personali e di cose non dette l’uno all’altro, che anche in questo caso servono a rafforzare l’unione ma a volte separano, rendono estranei agli occhi e al cuore della persona che si ha accanto. Nel loro matrimonio hanno mantenuto sempre le loro due personalità ben separate, distinte, nessuna fusione di cuori o anime, ma due entità diverse che in questo modo forse sarebbero riuscite a starsi accanto per lungo tempo.

Le ossute scorrono veloci e dolenti verso l’epilogo, facendoci rimanere in spasmodica attesa di scoprire se Ida e la maste riusciranno finalmente a ripetere le loro liti e a fare pace, mettendo una letta sopra il passato e guardando finalmente avanti senza più portabile fardello di ciò che è stato.

È un inno all’assenza questo libro, una storia costruita sulle mancanze, sulla perdita di vario genere: la perdita di una persona cara, di un legame con la famiglia d’origine, con la propria terra. Un racconto diretto e potente che ci fa capire che bisogna risolvere i nodi del passato se si vuole vivere con serenità il presente e affrontare nel migliore dei modi il futuro che ci attende.

L’autrice

Nadia Terranova (Messina, 1978), si è laureata in filosofia e si è dottorata in storia moderna. Per Einaudi ha scritto i romanzi “Gli anni al contrario” (2015, vincitore di numerosi premi tra cui il Bagutta Opera Prima, il Brancati e l’americano The Bridge Book Award) e “Addio fantasmi” (2018, finalista al Premio Strega, vincitore del premio Subiaco Città del libro, del premio Alassio Centolibri, del premio Nino Martoglio e del premio Mario La Cava). Ha scritto anche diversi libri per ragazzi, tra cui “Bruno il bambino che imparò a volare” (Orecchio Acerbo 2012), “Casca il mondo” (Mondadori 2016) e “Omero è stato qui” (Bompiani 2019, selezionato nella dozzina del Premio Strega Ragazzi), e un saggio sulla letteratura per ragazzi, “Un’idea di infanzia” (ItaloSvevo 2019). Le sue opere sono tradotte in tutto il mondo.

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