Novità in libreria dal 20 al 26 luglio

Una nuova avventura a tinte più nere che mai per il biblioterapeuta Vince Corso, un enigma che lo porta a smarrirsi tra le ombre e a interrogarsi sul potere minaccioso e salvifico delle parole.

Questa storia è nata in un carcere. Un detenuto albanese mi rivelò, in un incontro, il vero significato dell’antico soprannome della mia famiglia, Vrascadù. Avevo sempre creduto che volesse dire Braccia Cadute e fosse una contrazione del siciliano. Si trattava invece di una frase arbëreshë; il ragazzo mi consegnò la traduzione su una pagina strappata che ho portato con me per anni: Uccido chi voglio. È il titolo di questo romanzo, e il motivo per cui comincia con un altro biglietto spedito da Regina Coeli. A scrivere a Vince Corso, che di mestiere cura la gente suggerendo libri da leggere, è un ergastolano di nome Queequeg. Inizia così una settimana difficile, nella quale Corso si troverà a un metro dalla follia e nel mezzo di un’indagine, ma da inquisitore a inquisito, come se oltre alla realtà anche l’alfabeto si fosse capovolto ed esistesse per davvero una Porta Magica tra i libri e la vita. Smarrito per Roma, Vince Corso si addestra a perdersi, non a ritrovarsi. La sua è la testimonianza di un detective involontario che non riesce più a leggere il mondo che lo circonda. Un rapporto sulle ombre, e sul potere minaccioso e salvifico delle parole. Una lunga lettera al padre, dopo tante cartoline.

Un rivenditore di auto usate con una vita da schifo. Una donna esasperata dal marito violento e sbevazzone. E un’unica, folle, via d’uscita.

Ed Edwards lavora nel business delle auto di seconda mano. Un settore fatto di contachilometri truccati, catorci arrugginiti e l’idea che debba essere il cliente a non farsi fregare. Appesantito da una madre alcolizzata, che non perde occasione per farlo sentire un fallito, Ed aspetta soltanto la chance giusta per svoltare. Cosí, quando si ritrova a pignorare una Cadillac nuova di zecca che i proprietari hanno smesso di pagare, il suo momento sembra arrivato: la Caddy era di Frank Craig e del suo schianto di moglie Nancy, proprietari di un drive-in e un cimitero per animali. Stufa del marito ubriacone e desiderosa di rifarsi una vita, Nancy propone a Ed – con cui finisce a letto al secondo incontro – di uccidere Frank, riscuotere la loro assicurazione e gestire insieme gli affari. È un’offerta allettante, ma Ed avrà veramente il fegato di andare fino in fondo?

– Stammi a sentire. Io voglio te e tu vuoi me. Potremmo farcela, se ci sbarazziamo di Frank. Tu, a differenza di lui, faresti ottimi affari. Avremmo il nostro impero in questa città, ci pensi? Una catena di drive-in, delle concessionarie, bei vestiti, belle auto, quattrini da spendere!
– Senti. Mi è piaciuto vederti senza mutande. E mi sento davvero meglio, adesso. Ma con questa storia non voglio averci niente a che fare.
– Pensaci, – disse Nancy.
– Ci ho già pensato, e so già che non mi piace.

Potere, passione, amore, appartenenza, passato e presente: i temi che i fan di Deborah Harkness hanno amato ci sono tutti in questo trionfale ritorno, terzo capitolo della Trilogia delle Anime, in cui finalmente verità antiche quanto le streghe stesse saranno svelate.

Quando la giovane studiosa di alchimia Diana Bishop ritrovò nella biblioteca Bodleiana di Oxford un manoscritto rimasto nascosto da secoli, la sua vita cambiò completamente: non solo perché il potere di quel manoscritto le permise di accettare la sua vera natura di strega, ma anche perché grazie a esso conobbe Matthew Clairmont, vampiro, professore di genetica appassionato di Darwin. Da allora, in un viaggio attraverso un mondo popolato di umani ma anche di creature ultraterrene, hanno condiviso un grande amore proibito, e insieme hanno tentato di scoprire i segreti celati nel manoscritto da cui tutto ebbe inizio. Oggi sono tornati: pronti ad affrontare una nuova minaccia, quella dell’estinzione della loro specie. Sempre più incombente, soprattutto ora che alcune pagine del codice Ashmole 782, in cui è contenuto il segreto della loro sopravvivenza, sono scomparse. Tra dimore cariche di segreti, e antiche e misteriose biblioteche, Diana e Matthew continueranno la loro battaglia.

Dalla vincitrice dei premi Nebula e Hugo un romanzo di gemelli, alchimia e società occulte.Ecco Roger. Ha un vero dono per le parole, comprende istintivamente ogni linguaggio e sa che è il potere delle storie a regolare i meccanismi dell’universo. Ed ecco Dodger. È la sorella di Roger, la sua gemella per la precisione. Anche lei ha un dono, per i numeri: sono il suo mondo, la sua ossessione, il suo tutto. Qualunque cosa le si presenti alla mente, Dodger la elabora con il potere della matematica. I due fratelli non sono propriamente umani, anche se non lo sanno. Non sono neanche propriamente divini. Non del tutto… non ancora. E poi c’è Reed, esperto alchimista, come la sua progenitrice. È stato lui a dare vita ai gemelli. Non si potrebbe definirlo il loro “padre”. Non proprio. Ma come tutti i genitori, per i due ragazzi ha un piano ambizioso: far sì che raggiungano il potere assoluto, e poi reclamarlo per sé. Diventare “dei in Terra” è una cosa possibile. Pregate soltanto che non accada.

Un romanzo memorabile. Una fusione di fantasy, avventura, horror e mitologia.

Da sempre Hark e Jelt sanno che, appena sotto il mare, esiste l’Abissomare, l’antica dimora dei mostruosi dèi che a lungo terrorizzarono l’arcipelago della Miriade. Riti sacerdotali e sacrifici servirono per anni a placare l’ira delle divinità marine, fino al giorno del Cataclisma, quando in un’esplosione di follia si distrussero a vicenda. Le loro reliquie, che conservano un potere divino, sono molto ambite dai piccoli truffatori come Hark e Jelt, in fuga dalle leggi del governatore e dai contrabbandieri. Due amici inseparabili, almeno finché i fondali non restituiscono una reliquia diversa da tutte le altre: un globo pulsante, intriso di un potere straordinario e oscuro, che potrebbe distruggere non soltanto l’amicizia di Hark e Jelt, ma tutto il loro mondo. Età di lettura: da 13 anni.

In un noir teso e sottile, Indriðason pone l’accento sul destino delle donne, che pagano il prezzo più alto per l’odio e la violenza degli uomini; e dimostra come anche il segreto più nascosto, sepolto sotto una coltre di inganni e di bugie, possa essere svelato.

«Con una scrittura asciutta e minimalista, Indriðason intreccia un omicidio avvenuto nel presente e un episodio del passato, in questo classico poliziesco che avvince il lettore fino alla soluzione del caso» – Kirkus Reviews 

«Gli appassionati di noir nordici devono assolutamente aggiungere l’Islanda sulla loro mappa» – The New York Times Book Review

«Un narratore che rappresenta un marchio di grande qualità» – Die Welt

«Mistero e suspense… Uno scrittore che merita davvero di essere letto» – The Daily Telegraph

Un’anziana coppia è preoccupata per la nipote. Sanno che ultimamente Danní si è messa a frequentare brutti giri legati alla droga e non avendo sue notizie da qualche giorno temono le sia successo qualcosa. Per questo decidono di chiedere aiuto a Konráð: la nonna di Danní, che era un’amica di sua moglie, ha rivestito importanti incarichi pubblici e non vuole dare nell’occhio rivolgendosi alla polizia. Konráð è un ex poliziotto in pensione, e a Reykjavík la sua fama lo precede; il fiuto non gli manca, ma è distratto, svagato, e da molti anni rimugina sulla sorte del padre, accoltellato da un assassino tuttora sconosciuto. Questa volta, però, scavare nel passato e concentrarsi su dettagli all’apparenza irrilevanti lo condurrà alla verità: la triste vicenda di una ragazzina annegata nel laghetto della Tjörnin quasi cinquant’anni prima potrebbe essere la pista giusta da seguire per risolvere anche il caso di Danní, che nel frattempo viene ritrovata cadavere nell’appartamento del fidanzato. La morte di Danní è stata un incidente o qualcuno voleva farla tacere per sempre?

Padre Greg Lockwood è diverso da qualsiasi prete cattolico abbiate mai incontrato: circola per casa con i boxer, adora i film d’azione (con molta, moltissima azione), il suo frequente accanimento su una chitarra elettrica genera un rumore simile a quello di “un’intera band che muore in un incidente aereo nel 1972”. Sua figlia Patricia è una poetessa non esattamente ossequiosa, che da un bel pezzo ha abbandonato la retta via della Chiesa. Ma quando una crisi inaspettata la costringe a tornare insieme al marito nella canonica dove vivono i suoi genitori, questi due mondi inevitabilmente si scontrano. Patricia Lockwood non racconta solo momenti emblematici della sua infanzia e adolescenza (da una maldestrissima battuta di caccia in famiglia a una manifestazione antiabortista davanti a una clinica che si conclude con l’arresto del padre, al suo coinvolgimento in una specie di culto frequentato da un gruppo di giovani cattolici), ma anche gli otto lunghi travagliatissimi mesi che lei e suo marito hanno trascorso nella casa dei genitori dopo un decennio di vita indipendente, mesi nei quali Patricia ha cercato di educare a modo suo un seminarista che viveva con loro nella canonica, ha cercato di spiegare i riti arcani tipici del cattolicesimo al marito sconcertato e – insieme alla madre – si è imbattuta in una sostanza misteriosa su un letto d’albergo. Saltando con estrema nonchalance dal volgare al sublime, dal comico al profondo, al poetico, Priestdaddydipinge in modo divertente e indimenticabile un’educazione religiosa molto sui generis e l’equilibrio quanto mai precario tra un’identità conquistata a duro prezzo e il peso della famiglia e della tradizione, ma finisce per essere soprattutto un ritratto dell’America di oggi, così profondamente divisa nell’intimo, così dilaniata al proprio interno, così anarchica e vitale. Un memoir pieno di poesia e di triviale bellezza che ha conquistato i lettori d’Oltreoceano.

Nel 1954 Germán Velazquez Martín decide di tornare a casa. Aveva lasciato la ­Spagna un attimo prima della caduta della Repubblica grazie all’aiuto del padre, illustre psichiatra perseguitato dai franchisti. Negli anni dell’esilio in Svizzera, Germán si è laureato e in seguito ha condotto una importante sperimentazione su un nuovo farmaco. Per questo gli hanno offerto un posto nel manicomio femminile di Ciempo­zuelos, vicino a ­Madrid, dove ritrova Aurora Rodríguez Carballeira, che era stata la più enigmatica fra le pazienti di suo padre. Colta e intelligentissima, Aurora era affetta da una grave forma di paranoia che ­l’aveva condotta a compiere il più atroce dei gesti. Condannata per l’omicidio della figlia ­Hildegart, Aurora vive da anni in uno stato di apatia, interrotto solo per fabbricare inquietanti pupazzi di stoffa… Scardinare le difese di una mente così intricata sa­rebbe impossibile senza un alleato, ma Germán può contare su María, infermiera ausiliaria già messa a dura prova dalle esperienze della vita, malgrado la giovane età. Per lei infatti Aurora ha una considerazione particolare, insieme trascorrono lunghi pomeriggi studiando le piante e consultando il mappamondo alla ricerca di posti lontani. Sfidando le convenzioni, lo psichiatra si avvicina a María, finché tra i due nasce un sentimento puro e fragile, che per sopravvivere dovrà sottrarsi alle ombre del passato di entrambi.

«Bela Guttmann è un personaggio che ho sempre inseguito e adorato, ma perché scrivere ancora di lui? E perché scrivere un romanzo? A raccontare il genio egocentrico, istrionesco e multiforme dell’ungherese (Budapest 1899-Vienna 1981) prima centrocampista e poi allenatore delle più grandi squadre d’Europa e del Brasile (Milan, San Paolo, Benfica, Peñarol, Porto, Panathinaikos…) ma anche psicologo, maestro di danza, barista e parecchio altro ancora, non bastavano le biografie, i saggi e i mille articoli scritti su di lui a partire dagli anni Trenta? No, non bastavano. Perché per rendere omaggio a questo innovatore, a questo illusionista dello spogliatoio, a questo visionario che incise così profondamente nella storia del football, ci voleva un sapiente, calibrato mix di realtà e fantasia. Solo così il Guttmann motivatore, quello che manipolava la psiche dei propri giocatori, ma li sapeva anche disporre in campo con maestria, poteva entrare di diritto nella schiera ristretta di coloro che il Gioco non lo hanno subìto ma lo hanno cambiato, trasformato, modellato a propria immagine e somiglianza: gli Happel, i Sacchi, i Meisl, i Cruyff, i Guardiola. E ci voleva la prosa risciacquata nel Danubio di Paolo Frusca, la sua elegante vena di narratore percorsa da inquietudini mitteleuropee e dall’amore smisurato verso il Gioco, per modellare al meglio non solo la personalità di Bela Guttmann ma la totalità del mondo nel quale ha agito: i sentieri e i percorsi impervi della sua carriera, le vette e le cadute, le fughe e i ritorni. Il tutto tragicamente trascolorato nei vortici del “secolo breve”: quel Novecento per capire il quale, parafrasando José Mourinho, sapere di calcio non sarebbe indispensabile, ma aiuterebbe molto…»

Prelevati dalle loro case da un’agenzia governativa, vengono sottoposti a un training durissimo in cui viene insegnato loro l’uso della magia, indispensabile per affrontare la missione che li attende. La lotta con l’Oscuro prosegue per anni, ma alla fine ne escono vincitori. Tutto il mondo a questo punto può tornare piano piano alla normalità… tutti tranne loro, soprattutto Sloane, che più dei compagni fatica a rimettersi in sesto. I segreti che nasconde non solo la tengono agganciata al passato ma la allontanano inevitabilmente dalle sole quattro persone al mondo in grado di capirla. Subito dopo la celebrazione del decimo anniversario della gloriosa vittoria sull’Oscuro che vede ancora una volta riuniti i cinque Prescelti, accade l’impensabile: uno di loro muore. E quando i restanti quattro si riuniscono per celebrarne il funerale, fanno una tremenda scoperta: hanno commesso il grave errore di sottovalutare l’Oscuro. Il suo obiettivo finale, infatti, è sempre stato molto più grande di quanto loro, il governo e persino la profezia avessero previsto, e questa volta resistergli potrebbe costare a Sloane e ai suoi compagni molto più di ciò che hanno ancora da dare…

Mescolando fine umorismo a un’avvincente profondità emotiva, Mieko Kawakami è oggi una delle scrittrici più importanti e più vendute del Giappone. Seni e uova racconta i viaggi intimi di tre donne mentre affrontano costumi oppressivi, incertezze sulla strada da intraprendere per trovare il benessere e la possibilità di scegliere il proprio futuro liberamente. Makiko va a Tōkyō alla ricerca di una clinica in cui possa mettere delle protesi al seno a prezzi accessibili. È accompagnata da sua figlia Midoriko, che non le parla da sei mesi, incapace di accettare i cambiamenti del suo corpo di adolescente e sconvolta dal desiderio della madre di modificare il proprio seno volontariamente. Dieci anni dopo, Natsu, sorella minore di Mikiko e scrittrice affermata, ritorna nella sua Ōsaka. È ossessionata dall’idea di invecchiare da sola e inizia il percorso per diventare madre, in una clinica specializzata, e si scontra con i pregiudizi della società giapponese e i problemi legali e fisici legati alla fecondazione assistita.

La testa di una quarantenne infilzata su una vecchia forca da fieno all’interno dell’obitorio dell’ex manicomio Mombello di Limbiate; un cuore gettato nel bidone dell’indifferenziata all’ingresso del parco di Villa Pusterla Crivelli Arconati; un pube lasciato su una Lucia ormeggiata a Pescarenico. Un serial killer, un Procuste dei tempi moderni, si aggira fra la Brianza e i luoghi manzoniani firmando i suoi crimini con una “S” gotica. Le sue prede: gemelle astrali dalla vita apparentemente normale, ma incapaci, secondo l’assassino, di brillare a sufficienza o indegne di mettersi sul suo stesso cammino. A indagare sulle misteriose morti il maresciallo dei carabinieri Silvia Favilli, una donna tutta di un pezzo, amante dei tacchi dodici e della sua moto sportiva. Un thriller che porterà la protagonista in un vero e proprio girone infernale prima di riuscire a dare un volto al folle omicida e a chiudere i conti con un passato oscuro fatto di droga e drammi sentimentali. Un iter nei luoghi più suggestivi della Lombardia, “per aspera ad astra”.

Soldi bruciati racconta la vera storia di una rapina avvenuta a Buenos Aires nel 1965: in combutta con alcuni politici e poliziotti, una banda di malviventi assalta un furgone portavalori. Qualcosa va storto e il piano finisce in un bagno di sangue. A quel punto i ladri fuggono in Uruguay con l’intero bottino, scatenando una caccia all’uomo che si concluderà con un vero e proprio assedio in un appartamento di Montevideo. A oltre trent’anni di distanza, Ricardo Piglia ricostruisce l’accaduto nei minimi dettagli – grazie a interviste, testimonianze, documenti giudiziari, registrazioni segrete –, con la maestria di chi da sempre gioca con ogni materiale a disposizione per trasformarlo in letteratura. Così, i protagonisti di un evento di cronaca si fanno personaggi letterari, ognuno a suo modo indelebile. Conosciamo quindi Malito e il Cuervo Mereles, il terribile commissario Silva e i due «gemelli» che sono l’anima della banda e del romanzo: il Gaucho Dorda e il Nene Brignone – amici, fratelli, amanti. Come lo stesso autore afferma nell’epilogo alla prima edizione (1997), Soldi bruciati è «la versione argentina di una tragedia greca», in cui il giornalismo investigativo cede il passo a un’avvincente storia fatta di violenza e d’amore, di tradimenti e di resistenza, nella quale il confine tra bene e male si fa più labile a ogni pagina.

Per oltre sessant’anni la casa ha conversato con Elsie Gormley. Le pareti hanno fatto eco alla sua voce, a quella del marito, dei figli, e anche dei nipoti; quella è indiscutibilmente la casa di Elsie, il suo rifugio, fino al giorno dell’ictus in cui ogni cosa è cambiata. Con la malattia, infatti, i gemelli Don ed Elaine si rendono conto che la madre è ormai anziana e non può più stare da sola; decidono di trasferirla in un ricovero e l’abitazione viene venduta a un’altra famiglia, quella di Lucy e Ben: una coppia appena arrivata a Brisbane da Sydney con il piccolo Tom. Altre voci iniziano a farsi largo tra le assolate stanze e una diversa quotidianità si instaura, ma il senso di estraneità non abbandona Lucy che, per quanto si sforzi, non sembra riuscire ad ambientarsi nella dimora e nella nuova vita. Troppi cambiamenti per lei: una città piccola e sconosciuta, il marito giornalista sempre in viaggio e una maternità a tempo pieno che, per quanto voluta, comincia a starle un po’ stretta. Destino opposto a quello di Elsie che, invece, si era sempre e solo pensata in relazione agli altri e per la quale il passaggio da moglie a madre era stato assolutamente naturale, anche se non privo di difficoltà. Inaspettatamente, tra una tazza di tè caldo e delle vecchie fotografie trovate per caso in soffitta, le storie di queste due donne molto differenti tra loro e di due famiglie si intrecceranno nel corso di un’estate australiana, e il confine tra passato e presente si farà sempre più labile, fino a sparire del tutto.

Una mattina di novembre, a Londra, una coppia sale a bordo di un aereo privato diretto a Ginevra. Poco dopo, il velivolo sparisce dal radar e il relitto viene ritrovato sulle Alpi. Matthew Werner, collaboratore della Swiss United, una potente banca offshore, era su quell’aereo. La moglie Annabel è devastata dalla notizia. E, soprattutto, non riesce a trovare risposte alle circostanze misteriose che caratterizzano l’incidente. Perché Matthew era a Londra? Chi era la giovane donna con lui al momento dell’impatto? La vita perfetta che Annabel credeva di avere inizia a sgretolarsi. Quella stessa mattina, a Parigi, Marina Tourneau, una giornalista molto ambiziosa, riceve la notizia della morte improvvisa di un collega, lo stesso che le aveva chiesto, la sera precedente, di indagare su una banca svizzera. Proprio quell’inchiesta porterà agli uomini più potenti del mondo, e a un incidente aereo sulle Alpi. Due indagini parallele; due donne determinate e coraggiose disposte a rischiare la vita pur di scoprire la verità. Il castello di carteè un thriller adrenalinico che scava nel lato oscuro della finanza e introduce Cristina Alger come una nuova, potente voce nel genere della suspense psicologica.

L’elezione di papa Ignazio getta un’ombra di sconcerto e irritazione sul mondo piccolo ma enorme del Vaticano. Se vuole cambiare tutto, se intende impedire al faccendiere italiano di riciclare denaro sporco attraverso lo Ior, allora il nuovo pontefice dimostra di essere pericoloso. E il pericolo va combattuto. Così, nei corridoi spazzati da invidie e rivalità, comincia a serpeggiare l’idea di un piano per liberarsi del Santo Padre. Gregorio, l’archiatra, il “primo dei medici”, riuscirà a sventarlo, diventando così l’unico confidente del papa all’interno di una curia ostile. In questa atmosfera carica di tensione, Ignazio – suscitando timore e ansia nell’archiatra, fedele al pontefice per tradizione ma non per convinzione – pensa di nominare una donna segretario di stato e di crearla cardinale, unica garanzia per la sua rivoluzione. Mentre Gregorio segue preoccupato la situazione, i cardinali, che spiano il papa, organizzano le loro contromosse. Ma le riunioni si svolgono durante cene servite da suore che ascoltano e registrano tutto…

Edita fa uno schizzo della baracca, con i suoi arcipelaghi di sgabelli, la linea della stufa e le due panche: una per lei e una per i libri. Ecco il suo mondo.Ad Auschwitz-Birkenau c’è l’unico campo “per famiglie” in cui vivono i bambini. Come uccelli rari in gabbia, i piccoli passano le loro giornate nel blocco 31, il paravento di normalità che i nazisti hanno costruito per gli ispettori della Croce Rossa. Qui Fredy Hirsch, un trentenne ebreo tedesco, ha organizzato in una baracca che è poco più di una stalla una scuola clandestina, dotata addirittura di una biblioteca. Gli otto volumi che la compongono – fra cui la Breve storia del mondo di H.G. Wells, un trattato di Freud, Le vicende del bravo soldato Švejk, un atlante geografico e Il conte di Montecristo – sono affidati alle cure della quattordicenne cecoslovacca Edita. Squadernati, strappati e malridotti, i libri sono arrivati lì per vie segrete, e difenderli non è certo semplice. Edita è disposta anche a rischiare la vita per salvare il suo tesoro, l’unico che le permette di fuggire dal dolore e dal plumbeo grigiore del campo di sterminio. Sarà proprio la sua fiducia nel potere dei libri a consentirle di vincere l’orrore.

Doveva essere la vacanza perfetta, immaginata da Kate, Izzy, Jennifer e Rowan come il modo ideale per festeggiare i loro 40 anni e la loro lunga e inseparabile amicizia, insieme ai mariti e ai figli in una lussuosa villa sotto il sole cocente della Provenza. Presto, però, capiranno che quello che avevano immaginato come un paradiso, non si rivelerà affatto tale. Kate, appena arrivata in Francia, scopre dei messaggi che non avrebbe mai voluto leggere e sospetta che suo marito abbia una relazione. Ma soprattutto è convinta che l’altra donna sia proprio una delle sue migliori amiche. Davvero una di loro è disposta a sacrificare anni di amicizia e distruggere la sua famiglia? Ma chi? E mentre Kate, accecata da una gelosia crescente, si avvicina alla verità, si rende conto troppo tardi che la posta in gioco è molto più alta di quanto possa immaginare. E che qualcuno nella villa è pronto a uccidere per tenere nascosto quel segreto.

Nella Sardegna profonda, tra le alture della Barbagia, l’omicidio a sangue freddo di un quindicenne riapre vecchie ferite. La faida implacabile che oppone da sempre due famiglie rivali sembra non risparmiare proprio nessuno. Il principale sospettato del delitto, Mario Serra, ha già alle spalle una lunga storia di crudeltà e di sangue, forse troppo per poter credere che vi sia ancora un briciolo di umanità in lui. Questo è il dubbio che tormenta l’avvocato incaricato della sua difesa, Alessandro Gordiani, che, dal suo studio di Roma, parte per l’isola in vista di un processo che minerà le sue convinzioni sulla natura umana e sulla giustizia, che non sempre coincide con il giudizio espresso in tribunale. Costretto a immergersi in una società antiquata e omertosa, Gordiani si sposterà tra Roma e la Sardegna per prepararsi, anche emotivamente, a un complicato processo penale.

È poco più che analfabeta, questo giovane maestro, ma si batte per offrire una scuola ai bambini del villaggio. Rimette in sesto una vecchia stalla, va a prenderli ogni mattina casa per casa. La sua passione è vederli apprendere, scoprire, sapere. Una passione che incendia la piccola Altynaj, orfana maltrattata dagli zii, che reputano superflua per lei la scuola. Decenni dopo Altynaj – studiosa affermata – torna nel paese dove il Maestro ha acceso il suo desiderio di conoscere, e non solo. Nel corso della festa per il suo arrivo, Altynaj viene travolta dal ricordo struggente di quei giorni. Ma alla sua coscienza riaffiora anche un terribile dramma, un indicibile sopruso.

Tewje der Milchiker fu pubblicato originariamente nel 1894. Con la sua scrittura rapida e ironica, il libro godette di un immenso successo e valse al suo autore l’appellativo di «Mark Twain ebreo». Attraverso i dialoghi e le citazioni bibliche sconclusionate che Tewje riversa a getto continuo, prende qui direttamente forma la vita della Shtetl, anche se quel mondo è già in sentore di declino. Devono ancora arrivare i peggiori pogrom, e ancora neppure si profila all’orizzonte la spazzata finale nazista, che cancellerà per sempre un’intera cultura, ma la modernità ha già iniziato a incrinare la vita degli ebrei dell’est. Aleichem percepisce la decadenza e la esemplifica profeticamente e magistralmente nei destini delle cinque figlie di Tewje, che rappresentano cinque destini diversi di quel mondo. La prima, Zeitel, rappresenta la fragile continuità, Hodel, la seconda, si sposa per amore con lo studente Pfefferl, del quale segue il destino quando verrà imprigionato come attivista comunista dalla polizia zarista; in questo matrimonio risuona l’eco della rivoluzione, alla quale molti ebrei si consacreranno. Chave scappa con Kvedike, un goi, un non ebreo; in un drammatico incontro con suo padre chiederà il suo perdono, ma non lo avrà: la via della conversione è imperdonabile, per Tewje come per Sholem Aleichem. Sprinze si innamora di Aronshik, industriale ebreo integrato nel sistema dei gentili, ma la famiglia rifiuta di mescolarsi con il misero mondo di Tewje e Sprinze si ucciderà gettandosi nel fiume; lo scontro tra i poveri ebrei della Shtetl e la nascente borghesia ebraica di città è tutto in quel suicidio. Beilke, infine, sposa senza amarlo il ricco imprenditore edile Pedozour, solo per ottenere il denaro necessario al vecchio e stanco Tewje per pagare il biglietto del vapore che da Odessa lo condurrà in Terra Santa, in un moto di sionismo a sua volta profetico.

Sono passati trent’anni da quando, durante un torrido agosto romano, in un ufficio dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù venne ritrovato il corpo senza vita della giovanissima Simonetta Cesaroni, assassinata con ventinove pugnalate.
Un giallo irrisolto e che, dopo tanto tempo, suscita ancora interesse, polemiche e dubbi. Massimo Lugli, ex inviato speciale di Repubblica che seguì le indagini e Antonio Del Greco, allora funzionario della squadra mobile che le diresse, ricostruiscono, in forma di romanzo e con nomi di fantasia, tutte le svolte di un’inchiesta difficile e piena di trabocchetti. Un mix di realtà e di immaginazione, come altri libri scritti in coppia dai due autori, che rivela particolari inediti, aspetti mai chiariti e mai resi noti e svolte impreviste dai due punti di vista: quello della stampa e quello della polizia. Il finale, di fantasia, è un colpo di scena che capovolge tutto e che, forse, avrebbe potuto essere possibile.

Lila Amberson è l’unica sopravvis­suta a un terribile incidente d’auto in cui hanno perso la vita Mark, il ragazzo con cui era uscita per la prima volta, e una ragazza di dicias­sette anni, Stephanie. Una volta dimessa dall’ospedale, Lila trova tra i propri effetti per­sonali un medaglione che non ha mai visto, e che immagina essere appartenuto a Stephanie. Quando tenta però di riconsegnarlo a Jack, il fratello della ragazza, lui non lo riconosce. I due si insospettiscono e cominciano così a scavare nel pas­sato di Stephanie, nel tentativo di far luce su quella tragica notte. Ma una serie di aggressioni ai danni di Lila fanno pensare che ci sia qual­cuno intenzionato a mantenere il segreto sull’incidente. E quel qual­cuno sembra voglia mettere Lila a tacere per sempre. Forse è la stessa persona che ha fatto irruzione a casa sua nel cuore della notte. Più Lila e Jack vanno avanti con le indagini e più si accorgono che la vita di Stephanie era piena di se­greti…

Durante una prestigiosa rassegna cinematografica, quasi duemila spettatori assistono scioccati alla proiezione di un omicidio. La vit­tima è la figlia del sindaco di Ber­lino, Otto Keller. Alla fine del ma­cabro video, l’assassino lancia un monito: non sarà l’ultima a morire.
Tom Babylon viene incaricato di risolvere al più presto il caso con l’aiuto della psicologa Sita Jo­hanns e sulla scena del crimine incontra una testimone: una ra­gazzina spaventata, che assomi­glia in modo inquietante alla sua sorellina, scomparsa molti anni prima.
Quando Babylon viene informato che la figlia di un’altra personalità di spicco della città è stata rapi­ta, capisce che l’unica speranza di salvarla è trovare un indizio che leghi le vittime. Ma scopre, inve­ce, che è lui ad avere un legame con loro: un evento terribile ac­caduto nella sua giovinezza e un numero: il diciannove.

Tess Tyler ha bisogno di una pausa. Costantemente alle prese con un lavoro molto stressante e con un padre esigente, sente di avere troppo poco tempo da dedicare a sé stessa. E quando una scoperta scioccante minaccia di farla crollare definitivamente, decide di mollare tutto e rifugiarsi a Wynmouth, la cittadina di mare di cui è innamorata sin da bambina. Circondata da spiagge sabbiose, mare cristallino e persone amichevoli, Tess sente di poter finalmente ricominciare a respirare. E mentre l’amicizia con il barista Sam diventa ogni giorno più complice, accarezza il sogno di non tornare più alla sua vita. Con il ritorno di una vecchia conoscenza che appare all’improvviso in città, Tess si rende conto che anche la sua amata Wynmouth nasconde dei segreti, e che il suo passato potrebbe ben presto tornare a cercarla…

Nel gennaio del 1943 Rita Vincenzo riceve la sua prima lettera da Glory Whitehall. Glory vive nel New England, è brillante e piena di vita. L’esatto opposto di Rita, che è la mite e bonaria moglie di un professore del Midwest, con la passione per il giardinaggio. Le due donne non hanno nulla in comune, se non la loro condizione: gli uomini che amano sono al fronte, impegnati in una guerra di cui è impossibile prevedere la fine. E così, per uno scherzo del destino, tra Glory e Rita ha inizio una fittissima corrispondenza. L’amicizia le aiuterà a superare la solitudine e il terrore di ricevere brutte notizie dal fronte. Sarà un fiume di inchiostro che si snoda attraverso gli Stati Uniti a sancire un legame fatto di piccole confidenze, parole di conforto e straordinari gesti di comprensione: l’unico modo concesso loro per affrontare la solitudine e le incertezze dell’attesa.

Nel 1941 gli Alleati stanno perdendo la guerra, almeno nell’Atlantico. Migliaia di navi partono dal Nord America cariche di rifornimenti per il Regno Unito, ma viveri e munizioni non arrivano a destinazione: i convogli vengono sistematicamente intercettati e distrutti dagli U-Boot, i temibili sottomarini dei nazisti. La Gran Bretagna è ormai allo stremo, ma il primo ministro Winston Churchill non vuole che la popolazione ne sia informata. I vertici politici e militari mentono sul numero di imbarcazioni affondate e su quello dei morti, pur sapendo che manca poco alla resa. Questione di mesi; di settimane, forse. Poi, agli inizi dell’anno successivo, qualcosa cambia. Dieci giovani donne – la più piccola ha solo diciassette anni – agli ordini di un capitano in congedo della Marina danno vita alla Western Approaches Tactical Unit: un’unità segreta incaricata di arginare gli attacchi dei sommergibilisti tedeschi. Come? Attraverso simulazioni e giochi di guerra. A Liverpool, quelle eroine dimenticate passano giorni e notti a studiare le tattiche degli U-Boot assieme al loro ufficiale per scoprire come ribaltare le sorti del conflitto nell’oceano, e forse nel mondo intero.Attraverso una narrazione che non ha nulla da invidiare a un romanzo, Simon Parkin ricostruisce una delle vicende meno note della Seconda guerra mondiale, mai raccontata con così tanta attenzione e cura. La resa vivida di protagonisti e situazioni trascina il lettore nel mezzo dell’azione, trasportandolo su una scialuppa fra le onde, dentro lo scafo di un sommergibile in immersione o al tavolo coperto di mappe su cui fu combattuta la più imponente e importante partita a battaglia navale della storia: l’Operazione Raspberry.

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