Recensione. L’amore che dura

Lidia Ravera

Bompiani

Pagine 408

Prezzo 18,00

“Ho paura, caro Carlo, che la sindrome vita sia troppo difficile per essere alleviata. Per ogni sintomo che si attenua ce n’è un altro che si aggrava. Non devi contrastarla o costringerla a servire ai tuoi scopi, la vita. Devi accoglierla per quello che è. Tutta. E farle festa.”

Sinossi ufficiale

Non è un appuntamento d’amore, quello che si sono concessi Emma e Carlo. È piuttosto una resa dei conti. A quarant’anni da quando hanno scoperto l’amore insieme, a vent’anni dalla fine del loro matrimonio: quando Carlo è volato a New York a sfidare se stesso ed Emma è rimasta a Roma, a insegnare in una scuola di borgata. Oggi lui è un regista quasi famoso, lei un’idealista fuori dal tempo. Lui ha girato un film che racconta con nostalgia la loro love story adolescente, lei l’ha stroncato su una rivista online. Lui si è offeso, lei è pronta a scusarsi. Ma quella è la colpa minore. L’altra, ben più grave, si è piantata fra loro come una spina. Lui non la immagina neppure, lei vorrebbe confessare ma non sa come. All’appuntamento va in bicicletta, difesa da un gilet di velluto vintage, armata di una borsa a bandoliera che contiene quattro quaderni neri traboccanti di verità. Ma la resa dei conti non avrà luogo. Un incidente la impedisce, o forse la ritarda soltanto. Resta il mistero dell’amore che dura, che resiste, anche se più Carlo ed Emma si allontanano dalla prima giovinezza più aumenta la distanza fra loro. Che cosa continua a tenerli legati dai movimentati anni settanta fino al disincanto del presente? Quella che Emma chiama la chimica dei corpi? O qualcosa di più misterioso e tenace?

Recensione

La storia di Emma e Carlo sfida il tempo e ogni avversità, e’ più forte dell’oceano che Carlo ha messo tra di loro quando se ne è andato a New York, più tenace del nuovo matrimonio di Emma con Alberto. Una storia che sopravvive nonostante venti anni di separazione, di silenzi, di segreti inconfessabili, rivelati dai quaderni scritti con la calligrafia netta e tagliente di Emma, riempiti con i suoi pensieri e le sue ansie, le sue paure e i suoi rimorsi.

È un rapporto molto particolare quello di cui ci parla la Ravera, un amore intenso, fatto di una grandissima attrazione fisica ma ciò che lega Emma e Carlo è anche una speciale sintonia dell’anima, che prescinde dalla vicinanza fisica e da tutto il male che i due si sono potuti fare a vicenda.

E l’amore non scompare mai definitivamente. Si annida in qualche piega d’ombra, va in letargo, si inabissa, ma non si disfa.

[…]

Aggredire, abbracciare, aggredire.

Colpire, consolare, colpire.

Farsi tutto il male possibile perché sia possibile tutto il bene.

Che sia questa la meccanica degli amori?

Ho sottolineato moltissime frasi perché ad ogni passo trovavo spunti di riflessione, parole che sono rimaste impresse nell’anima. È come se l’autrice ci portasse per mano attraverso un mondo meraviglioso che è la storia d’amore dei due protagonisti, un mondo che ci ricorda quello in cui viviamo anche noi, tutti i giorni, una storia in cui ognuno di noi ritrova facilmente qualcosa delle storie d’amore che ha vissuto e che sta vivendo.

Tra i due protagonisti all’inizio ho provato una certa rabbia nei confronti di Carlo perché l’ho visto come il classico uomo che non ha il coraggio di affrontare i problemi e che mette la sua carriera prima di tutto, che decide di partire per un altro continente ben sapendo che la vita di Emma è in Italia, che lei avrebbe dovuto lasciare tutto per seguirlo. Invece ho provato fin da subito un’istintiva simpatia per Emma, un po’ per solidarietà femminile, un po’ perché è un’insegnante come me e mi sono rivista nel suo prendersi a cuore le storie dei suoi studenti. Poi con il passare delle pagine e l’evolversi della storia la mia visione dei due personaggi è un po’ cambiata, magari ho un po’ ammorbidito la mia “condanna” nei confronti di Carlo e ho capito che in una storiamo il torto non sta mai da una parte sola e questo vale anche per la ragione. Quando due persone si allontanano, si lasciano hanno entrambi delle colpe se hanno lasciato andare la loro storia.

Il romanzo è una celebrazione di quel sentimento che tutti vorrebbero vivere, un amore che dura per tutta la vita, quell’unica storia straordinaria che ci capita solo una volta nella vita “quando è il momento giusto per innamorarsi”.

Un libro meraviglioso, scritto con una prosa godibile, profonda e matura, uno stile che ammalia e incanta, che ci tiene legati fino all’ultima pagina, con la curiosità di scoprire ad Emma e Carlo.

L’autrice

Della sua infanzia è la stessa autrice a parlare nel suo sito: «A sette anni, alla scuola elementare Manzoni, registro il mio primo successo letterario. La maestra appende il “pensierino” alla parete, in corridoio. Le bambine delle altre classi vanno a leggerlo». Dopo gli studi, compiuti al liceo classico Vincenzo Gioberti, raggiunge la notorietà nel 1976 con il romanzo Porci con le ali, scritto a quattro mani insieme a Marco Lombardo Radice (con lo pseudonimo di “Antonia”). Il libro tratta della storia d’amore tra due adolescenti, attraverso la quale gli autori tracciano un affresco sulla vita dei “fratelli minori” della generazione del sessantotto. «Due milioni e mezzo di copie vendute in 30 anni. Traduzioni estere, polemiche a non finire, etichette. Un successo non cercato, non goduto, male assorbito. Comunque ininfluente. Le sicurezze si formano prima, se si formano. Valeva di più il pensierino appeso al muro. Ma chi se lo ricorda».
L’attività di scrittrice conta più di diciotto opere narrative e una sessantina di sceneggiature. Inoltre: undici canzoni, una commedia musicale (Porci con le ali, con Giovanni Lombardo Radice), un’opera (la versione femminile di Dottor Jekyill, musiche di Alessandro Sbordoni), romanzi rosa sotto pseudonimo, per Blue Moon, in gioventù, il più carino è Sintomi d’amore di Rhoda Skinner, migliaia di articoli, radiodrammi, novelle, racconti, un libro per bambini (Il paese di Eseap, poi ripubblicato col titolo de Il paese all’incontrario), situation comedy (la prima Casa Cecilia per Rai Uno è del 1980/81/82), film, testi per documentari, per cabaret, per Lucia Poli, monologhi (La donna Gigante).
Il suo romanzo, Le seduzioni dell’inverno, ed. Nottetempo (2007), è stato finalista al Premio Strega 2008. Altri titoli importanti sono In fondo, a sinistra… (Melampo, 2005), Il dio zitto(Nottetempo, 2008), La guerra dei figli (Garzanti, 2010), Piccoli uomini. Maschi ritratti dell’Italia di oggi (Il Saggiatore, 2011). Per Bompiani escono Piangi pure (2013), La festa è finita (2014) e Gli scaduti (2015).
Del 2019 L’amore che dura, edito da Bompiani: la storia di un amore nato al tempo della rivoluzione femminista.

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