Recensione. La maledizione del faraone

Valentino Meynet

EBS Print

Pagine 180

Prezzo 14,00 €

Sinossi ufficiale

Laura Tynes, la moglie di Smiley Grant, è morta in un incidente stradale. Di questo, Smiley è certo. Ma un giorno riceve una lettera di James Leidstern, vecchio amico nonché archeologo, che lo invita ad una festa mascherata a casa sua e gli dice che Laura potrebbe essere stata vittima di un omicidio. La stessa affermazione è riportata anche sulla lettera che riceve Colburn. Stesso invito, con uguale firma ma scritta da un’altra grafia. Il detective e il suo amico raggiungono così l’archeologo nella sua isolata villa in Bretagna, e si trovano ad assistere ad una caccia al tesoro con delitto. Ma ben presto Leidstern viene trovato morto. Il maltempo impedisce all’assassino di lasciare la casa, quindi è chiaro che è tra gli ospiti che hanno partecipato alla festa, ma chi? E mentre Colburn e Smiley indagano, proseguono i delitti, avvolti da una strana maledizione di una statuetta raffigurante il faraone Chefren.

Recensione

Ho ritrovato con estremo piacere i personaggi usciti dalla penna di Valentino Meynet e che ho già conosciuto attraverso la lettura dei due due romanzi precedenti, Fante di picche e Un nome per un cadavere.

Tuttavia rispetto ai primi due libri questa volta ho notato una certa differenza, come se la storia fosse il risultato della scrittura di un autore più maturo, più abile nella tessitura della trama, nell’approfondimento dei personaggi, nel suscitare l’attenzione del lettore fino all’epilogo.

Ci sono anche in questo testo tutti gli ingredienti tipici dei gialli alla Agatha Christie, come una morte misteriosa su cui indagare (quella della moglie di Grant), la presenza di una inquietante statuetta a cui si dice sia legata una maledizione, il fatto che il colpevole sia compreso tra un numero limitato di persone che non si sono allontanate dalla scena del delitto.

Lo stile è molto scorrevole, gli indizi che seguiamo insieme ai due detective ci fanno intuire chi potrebbe essere il colpevole, ma i vari colpi di scena spesso mandano in fumo le nostre supposizioni e solo il grande acume di Colburn riuscirà a risolvere l’enigma a trovare l’omicida.

Un’ottima prova di crescita e di grande abilità narrativa!!

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